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Un’app per l’autostima femminile. L’esperimento del governo francese

Può un’app accrescere la nostra autostima? Presto per dirlo, ma la sfida è tutta da raccogliere. Coniugare le nuove tecnologie con le opportunità, favorire l’inserimento di un numero sempre maggiore di donne nel mondo del lavoro, riequilibrare i posti di potere puntando a nomine più rosa sono step necessari alla società, soprattutto in un momento in cui cresce la consapevolezza che il grande divario donne-uomini non può più essere tollerato.

Contro il persistere di una situazione che suona ogni istante più anacronistica, è più che interessante l’idea che arriva dalla Francia, dove il ministro per le pari opportunità Najat Vallaud-Bélkacem ha appena lanciato un’applicazione gratuita per dispositivi mobili ideata per incentivare le donne a incidere positivamente sul proprio percorso lavorativo. L’hanno chiamata Leadership pour elles, è inedita, gratuita, utile a “incoraggiare le donne ad affermarsi e costruire un proprio percorso professionale”.

Quello che è particolarmente interessante è però l’aspetto politico, il cambio di approccio laddove di solito “la politica” delle istituzione ricorre spesso solo a strumenti classici, magari legislativi tout court. Qui c’è invece una scelta che cambia il punto di partenza e dunque l’analisi. Perché ci ricorda – lo spiega il dossier di presentazione di questa app – che il gap di autostima colpisce di più le donne che sono meno inclini a chiedere un aumento (gli uomini lo sono nove volte di più) e che poi si trovano a fare i conti con lo scarto salariale, che tra uomini e donne tocca percentuali altissime (in Francia è il 19 per cento). E tutti siamo stati colpiti dal fatto che anche gli Stati Uniti – lo ha annunciato lo stesso presidente Obama – devono mettere mano a questa pesante ingiustizia sociale in tempi rapidi.

Dietro la scelta francese c’è da salutare un’occasione che ha più di un valore. E se da un lato aiuta le donne nella pratica, suggerendo percorsi pratici (ce ne sono quattro) come in un percorso di coaching classico, dall’altro agisce più in profondità. Ci ricorda che è ora di «accelerare il cambiamento», che dietro alle motivazioni c’è una spinta economica che non è più trascurabile perché le differenze di fiducia in se stessi tra uomini e donne possono giustificare anche un quinto dei punti di scarto salariale tra i due sessi (a favore degli uomini, ça va sans dire).

La tecnologia a portata di tutte è un grande aiuto: si possono apprendere tecniche, semplificarsi la vita quotidiana, mettere in pratica in maniera mirata le proprie competenze. Ma ci si può anche allenare a fare un passo un più in una direzione nuova. L’esempio francese deve essere evidentemente verificato, ma intanto l’immaginario collettivo, ne ha già guadagnato.

Il nostro paese, quello dei tanti record negativi sul fronte della parità, che pure saluta alcune recenti scelte felici soprattutto in campo democratico (vedi i capolista Pd alle elezioni europee e il governo composto da metà uomini e donne) dovrebbe trarne qualche spunto. Perché vorremmo non sentire più moniti come quello che che Christine Lagarde ha di nuovo rivolto all’Italia nei giorni scorsi: «L’Italia è uno dei paesi della zona euro che incoraggiano meno la partecipazione delle donne al mercato del lavoro».