Opinioni

Governo Renzi: potere alle donne o semplice cosmetica politica?

Se non proprio un governo della parità, quello di Renzi sembrava almeno un importante tentativo. Invece era solo marketing. Perché nove sottosegretari donna su quarantaquattro non sono neanche il 30% della legge Golfo-Mosca

Forse, dopo aver nominato otto ministre, pensava che le donne, in Italia, si fossero esaurite. Perché diciamolo, Renzi ci ha fregate. Ci aveva stupite con effetti speciali psichedelici, con parole come “diritti civili”, “donne”, “parità”. Invece, con la nomina dei sottosegretari, il 50% di donne tra i ministri si è rivelato per quello che era: una triste operazione vetrina. “Cosmetica politica”, l’ha definita l’associazione Corrente Rosa. Se preferite, propaganda.

Perché nove sottosegretari donna su quarantaquattro – nessuna delle quali viceministro, per di più – non sono neanche il 30% della legge Golfo-Mosca (che, ironia della sorte, grazie all’ex viceministro del Lavoro e Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità, Maria Cecilia Guerra, era appena diventata spot: “Quote di genere. Un Paese più equilibrato ha un futuro migliore”), altro che 50%. E viene da ridere ripensando ai titoloni dei quotidiani il giorno dopo l’annuncio dei ministri: “Potere alle donne”, “Una squadra in rosa”.

Non lo era, non ancora, come avevamo scritto qui. Perché i ministeri senza portafoglio erano andati guardacaso tutti a donne, perché era stato cancellato il ministero delle Pari Opportunità, perché le donne era sempre un uomo a sceglierle. Ma se non proprio un governo della parità, sembrava almeno un importante tentativo. Invece era solo marketing. Pinkwashing: la mano di vernice rosa che nasconde il resto.

Ci metto la metà di donne, magari anche carine, copertinabili su Vanity Fair, così tutti applaudiranno al cambiamento. Nomino un ministro della Difesa donna così vengo additato fra i governi più progressisti dell’Europa (e guardacaso è arrivata subito la foto della Pinotti con le colleghe di Norvegia, Germania, Svezia e Olanda). Invece, abbassate le luci, finiti i photoshoot, le donne sono tornate a contare come prima, cioè pochissimo, e i ruoli operativi, cioè il sottogoverno, sono quasi tutti andati ai maschi. Immagine, facciata, maquillage. E spiace trovare un simile cinismo in una classe dirigente così giovane, in un presidente del Consiglio che della voglia di cambiare aveva fatto una bandiera, che si era presentato in Parlamento dicendo giustamente: siete vecchi.

Per carità, sappiamo come vanno le cose. Mentre chiediamo retoricamente se fosse così difficile trovare 22 sottosegretarie competenti possiamo solo immaginare le pressioni, quanti alleati in quota blu da accontentare, quante compensazioni in un governo delle larghe intese. Ma il risultato è quello, e l’ha firmato lui, così come il primo atto dell’esecutivo è stato alzare le tasse e non ridurle: le sottosegretarie sono nove, e tutto è ancor più grave alla luce della scomparsa delle Pari Opportunità. Che con Letta e prima ancora erano un ministero e con Renzi, ingoiato il rospo dell’assenza “per limitare i costi”, si sperava in una delega.

Invece niente, neanche quella. Zero, nada, zip. Segno che in realtà la parità non interessa. E ci si chiede, oltre a che ne sarà del buon lavoro iniziato dalla Guerra, che ne sarà dell’impegno preso da Renzi in Parlamento sulle nomine di donne nelle aziende pubbliche.

Vero, siamo così deluse perché a quel 50% avevamo creduto per davvero. Dimenticando che questo è il Paese in cui, il giorno del giuramento al Quirinale, Enrico Lucci de Le Iene inseguiva Maria Elena Boschi, allargando le braccia con un’occhiata lusinghiera e queste parole: “A Maria E’, sei una figa strepitosa! Ammazza che… Ma perché ti hanno messa proprio ai rapporti col Parlamento? Ai rapporti coi membri del Parlamento?”. E ancora, all’indirizzo delle gambe: “Una cosa esagerata. La sua forza attrattiva… Però te posso fa’ i miei complimenti?”. Ha ragione Marina Terragni, che ne ha scritto sul suo blog: una scena così in qualsiasi altro Paese sarebbe diventata un caso politico. Da noi niente: crasse risate per i signori a casa.

“Emancipazione completata. Ora fatalmente si torna indietro”, chiosava su Twitter Francesco Delzio di Autostrade dopo l’annuncio dei sottosegretari. O come ha ironizzato il vicedirettore del Corriere della Sera Barbara Stefanelli (a un lettore che sul blog La27ora lamentava, “Gli uomini sono scelti per la competenza. Le donne no: a causa del femminismo sono messe lì solo perché donne” – ma c’è anche quello che scrive “Chi disse donna disse danno”), “È vero, in Italia ha sempre trionfato il merito, finché non è arrivata questa rottura delle quote di genere”. Perché diciamolo, siamo proprio una rottura quando non siamo più femmine docili, quando vogliamo altro oltre sextare.

Matteo, rifalli. Non ci sono piaciuti. Oppure dillo: è Carnevale, avevamo scherzato.