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Justin Bieber, Miley Cyrus e l’adolescenza mai sdraiata

Leggi il romanzo di Michele Serra, Gli sdraiati, e ti fai l’idea che gli adolescenti di oggi siano apatici, passivi, innocui, un po’ sfigati, lontani dal sesso, tipi che al massimo bevono una birra ogni tanto e quando vanno a letto tardi succede perché rimangono a chiacchierare a letto, altro che frequentare quelle feste tunzi-tunzi yeah-yeah che finiscono all’alba, il massimo della loro adrenalina sono le sigarette, magari una puntatina su youporn, e niente più.

Poi finisci di leggere il libro e riprendi in mano i giornali. E vieni a sapere che uno come Justin Bieber, 19 anni d’eta, l’idolo dei teenager di mezzo mondo, ha guidato ubriaco la sua Lamborghini, gareggiando contro l’auto di un suo amico, è finito in galera a Miami, è uscito, ed è tornato a fare quello che faceva prima: super party in cui tutti ballano mezzi nudi, si beve l’ira di Dio e nessuno ha mai sentito parlare di freni inibitori. Se due più due fa quattro, capisci che qualcosa non torna.

Certo, può essere che il figlio di Serra e i suoi amici siano tipi strani e inusuali. Però è difficile che non sappiano – visto che stanno sempre collegati a internet – che nel mondo c’è una come Miley Cyrus: una ragazza di ventuno anni che è stata protagonista acqua e sapone della serie Disney Hannah Montana e a un certo punto ha deciso di scandalizzare l’umanità con una performance degna di una diva dell’erotismo più spinto agli Mtv Music Awards, padroneggiando il suo corpo come Madonna faceva ai bei tempi e invitando alla libertà sessuale più gioiosa, allegra e sfacciata, sempre con il sorriso sulle labbra.

Questi due visioni dell’adolescenza che hanno fatto presa nell’immaginario pop(olare) e pretendono di raccontare la vita dei ragazzi e delle ragazze contemporanee non possono stare uno a fianco all’altra. Delle due l’una: o gli adolescenti odierni si lasciano scivolare la vita addosso, indifferenti a qualsiasi cosa, oppure hanno una vitalità così ribollente da andare alla ricerca del godimento in ogni luogo, in ogni modo, assetati di sballo, sesso, divertimento e via dicendo.

E non è che siccome Justin Bieber e Miley Cyrus sono nordamericani allora significa che la cosa non ci riguarda. Non solo perché è ovvio che i modelli sono globali, ma anche perché quelli glocal vanno nella stessa direzione. Prendete il rap, il genere musicale più ascoltato dai giovani di quell’eta (e in realtà quello più ascoltato in assoluto): propone lo stesso identico canovaccio, droghe, eccessi, donne, esuberanza, baldoria. Fedez, uno dei rapper più popolari in Italia, 24 anni, confessa: “Ho fatto un uso spropositato di droghe sintetiche”. E ammette di andare regolarmente a letto con le sue fan.

Il fatto è che se fossero studiati da un Cesare Lombroso i vari Bieber, Cyrus e Fedez passerebbero il test catalogati sotto l’etichetta: “Bravi ragazzi”. Le loro facce pulite, ingenue, non lasciano trasparire nulla della loro esistenza sfrenata. Che però – è qui la novità con il passato – non trasgredisce le regole del sistema, anzi vi aderisce alla perfezione, dacché l’ingiunzione prima del capitalismo contemporaneo è godere, godere il più possibile, godere sempre e comunque. E sarà pure per questo che i perduti al cinema non hanno più la faccia misteriosa e criminale di un Jonny Deep in Blow, ma quella solare di Leonardo Di Caprio in The Wolf of Wall Street. L’eccesso è diventato la norma. E dunque, Michele Serra e company, sdraiati sarete voi.