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Il contributo delle donne come spinta per cambiare l’Italia

Vogliamo tutti che il 2014 sia l’anno delle riforme. Una delle condizioni decisive perché questa ambizione e questa responsabilità si realizzino è dimostrare di saper attivare il contributo delle donne, come spinta per cambiare e come tratto fondante dell’Italia di domani.

Il tempo che viviamo ci sfida sul terreno della capacità di allargare la partecipazione e collaborare per il cambiamento: le donne sono pronte, pronte a dare il loro contributo e a lottare per un’Italia migliore, condividendo con gli uomini sfida e responsabilità.

Tra le riforme da realizzare c’è la legge elettorale, che è insieme un’occasione di sperimentare l’equità di genere e di moltiplicare il cambiamento.

L’abbiamo visto in questo scorcio di legislatura, in quella che è la legislatura con maggiore presenza di donne di sempre: dalla ratifica della Convenzione di Istanbul alla proposta di osservatorio sull’impatto di genere delle politiche pubbliche, dal contrasto alla violenza sulle donne alla battaglia per cambiare i linguaggi sessisti, molte sono state le proposte e le sfide, tutte bipartisan, nel segno delle donne e nell’interesse di tutto il paese.

È una dimostrazione evidente che quando le donne hanno l’occasione di partecipare a incidere su decisioni strategiche e realizzazione delle scelte politiche arrivano innovazioni e cambiamenti utili a tutte e tutti.

Ecco perché, quale che sia la legge elettorale che alla fine prevarrà dal confronto politico e parlamentare, essa deve prevedere regole che garantiscano la piena parità di genere.

Occorre innanzitutto garantire una rappresentanza del 50 per cento all’interno delle liste. Ma non basta: il sistema di regole scelto deve garantire anche la parità del numero di elette ed eletti. Infine occorre eliminare ogni discriminazione economica e mediatica nella partecipazione elettorale e politica, con incentivi sui rimborsi elettorali e una par condicio di genere.

Dovremo adottare accorgimenti tecnici diversi a seconda di quale sarà il modello prevalente, ma quello che conta è il senso e il valore della democrazia che così realizziamo. Per questo una legge paritaria, che rilanci una democrazia paritaria, è una priorità nell’agenda politica del paese.

Non si tratta solo di riequilibrare una sottorappresentazione di genere in Parlamento. Si tratta di un cambiamento culturale profondo.
Serve uno sguardo condiviso per attuare riforme che siano a lungo termine. Uno sguardo che torni a rispettare e rendere vivi i principi di uguaglianza e pari opportunità espressi con chiarezza nella Costituzione.

Tutte le riforme e le azioni di cambiamento da realizzare devono allora assumere il punto di vista delle donne, mirando ad un’uguaglianza di genere fondata sul riconoscimento e la valorizzazione delle differenze. Sappiamo ormai bene che lì dove le donne sono messe in condizione di giocare alla pari, non hanno difficoltà ad affermarsi e per questo bisogna lavorare, a livello nazionale, locale ed europeo.

Sono proprio le donne, insieme ai giovani, il soggetto più titolato a diventare protagonista del cambiamento e dell’innovazione poiché portano un punto di vista sulle cose che unisce senso pratico e creatività. Ed è proprio dal lavoro che deve iniziare il cambiamento, superando le difficoltà e le resistenze che rendono duro per le donne conciliare l’impegno professionale con la vita privata, la maternità e la famiglia. Troppo spesso, sul lavoro, quando si tratta di scegliere senza selezione di merito prevalgono gli uomini. Questa è una contraddizione inaccettabile che denota arretratezza culturale. Puntare sulle donne e valorizzare il capitale femminile aiuta non solo le donne ma la costruzione di un futuro positivo e credibile per tutta l’Italia.

In quanto convinti europeisti, dobbiamo batterci per un’Europa della crescita, dell’uguaglianza, dei diritti delle persone, del benessere. Anche per questo ho presentato il Ddl S. 1224 modifiche alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, per la promozione dell’equilibrio di genere nella rappresentanza politica alle elezioni per il Parlamento europeo. È questo l’unico spazio, sia in termini economici che valoriali, su cui l’Ue può tornare ad essere competitiva e diventare di nuovo un modello di sviluppo sociale e sostenibile.