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Un paese senza educazione sessuale e i problemi che ne conseguono

Alcuni dati. Duecento donne uccise nel 2012 da uomini, violenze sessuali in numero abnorme e nemmeno più verificabile. Atti omofobi. Tre suicidi di adolescenti “perché gay”. Vado oltre e entro nel difficilissimo terreno del rapporto personale col sesso: 9 milioni di uomini italiani pagano per praticare sesso. Siamo il primo Paese per turismo sessuale pedofilo. Eppure il nostro Paese schizofrenico e un po’ cieco è rimasto sorpreso e ancora parla del recente caso di prostituzione giovanile ai Parioli. Cadiamo dal pero?

Altri dati. In Italia si verificano ancora 9 mila maternità in ragazze di età inferiore ai 18 anni. 9 mila. E continuiamo a cadere dal pero. Nelle regioni del Sud crescono i casi di maternità sotto i 15 anni. Sotto i 15 anni. Qualcuno ha parlato di problema di crollo dei valori, certo, ma è evidente che c’è  soprattutto un problema di conoscenza (che è quella che crea la coscienza) sui temi che riguardano il sesso e la sessualità propria e altrui che andrebbe affrontato, in modo serio e maturo, sin dai primi anni di pubertà. Sulle modalità per dare avvio a tale campagna conoscitiva  possiamo aprire un confronto, un discorso concreto sulle azioni, ma non continuare a ignorarlo o sottacerlo. In Italia non esiste l’educazione sessuale in famiglia, non esiste a scuola, non esiste un’ informazione sessuale adeguata nemmeno per gli adulti.

Solo il 2 per cento delle donne italiane usa la pillola regolarmente, contro il 41,5 per cento delle francesi. Il mezzo di contraccezione più usato dagli italiani è il coito interrotto. Poche le coppie che usano il preservativo. L’Aids è ancora un’emergenza. Pillola del giorno dopo: il nostro Paese è l’unico al mondo, tra i 61 che hanno autorizzato la vendita del farmaco, a richiedere un test di gravidanza prima di concederne la prescrizione.  Il test è disponibile solo nel 20 per cento di consultori e dei pronto soccorso.

Nelle Regioni meridionali c’è il vuoto assoluto: solo l’11 per cento dei luoghi deputati alla prescrizione della contraccezione d’emergenza è in grado di effettuare i test di gravidanza rapidi. Così, al posto dell’ascolto, dell’accoglienza e della soluzione, le ragazze trovano rifiuti, porte chiuse, velati rimproveri e mille difficoltà disseminate lungo la strada.

Legge 194 e problema obiezione di coscienza: tra i ginecologi è elevatissima, oltre due su tre si rifiutano di eseguire l’intervento. Infatti, a livello nazionale, si è passati dal 58,7 per cento di ginecologi obiettori del 2005, al 69,3 nel 2010 e nel 2011, con punte massime nelle regioni del Sud (Sicilia, Basilicata, Campania). Un’inchiesta della Laiga (Libera Associazione Italiana Ginecologi per l’Attuazione della legge 194) condotta sul Lazio documenta una situazione ben più grave, con il 91,3 per cento dei ginecologi ospedalieri obiettori di coscienza.

No, non è il Ruanda, è l’Italia e noi ci stupiamo sempre nel leggerli come se vivessimo su Marte. Perché: vedi sopra alla voce “formazione”. Nelle classi, senza un esplicito permesso, che i genitori difficilmente concedono, non si possono trattare temi inerenti il sesso. Il rischio? Denuncia per abuso dei mezzi di correzione, reato penale. E dunque bocche cucite anche di fronte alle domande.

Ho unito un po’ di dati, anche in modo un po’ brutale, a saltare, perché in realtà la sorgente dei problemi è unica: l’ignoranza sessuale degli italiani e delle italiane. Ignoranza che però comincia ad avere “effetti collaterali” difficilmente sostenibili. Sia sul piano dei comportamenti patologici, problematici e violenti, sia per le ricadute di comportamenti in età sempre più basse, sia anche su quello economico.

Identità sessuale, genere, sesso, rispetto di genere. Con quale conoscenza e consapevolezza si formano in chi cresce le raffigurazioni e le concezioni personali al riguardo? “Nessuna” sarebbe già una bella risposta. E invece la risposta è ben peggiore, si formano con notizie vaghe, direi di più, pessime, estemporanee, non guidate e non filtrate da educatori adulti o personale preposto (sessuologi, medici, psicologi) provenienti da: a. media, b. web, c. coetanei. Un/a bambino/a, un/a adolescente sono adulti al quadrato, nel senso che vedono, ascoltano e metabolizzano tutto quello che vedono fare agli adulti, a maggior ragione se il canale di conoscenza è mediatico o digitale, amplificando e imitando ciò che vedono.

Tutto quello che lasciamo vuoto in termini di educazione e indirizzo si moltiplica per imitazione. Cosa vedono, ascoltano e metabolizzano, da soli e senza filtri guidati, da media e web riguardo a temi sensibili come: il sesso, il corpo, il rapporto col proprio corpo, il rapporto con la propria e l’altrui sessualità, il giudizio e il rispetto riguardo questi temi? Di tutto di più, quello che vediamo noi vedono loro. E cosa vedono, ascoltano e metabolizzano a scuola su queste tematiche? Zero assoluto. Fossero anche informazioni indispensabili dal punto di vista medico/sanitario in termini di prevenzione o pratiche sane. Zero assoluto anche come consapevolezza guidata all’identità di genere. Anzi, al riguardo altro segno negativo: i libri di testo scolastici, strumento principale di trasmissione di conoscenza e cultura nelle scuole, trasmettono stereotipi sessisti tali che se aprissimo un libro di fine ‘800 non troveremmo grandi differenze.

Cosa pensano del sesso o della loro identità di genere gli adolescenti? Esiste ancora una sacralità del proprio e dell’altrui corpo? Esiste ancora l’idea di un unicum totale tra il corpo e la persona? Esiste una consapevolezza reale della sessualità? Ok, domande difficili, ma sono domande che devono porsi. Riguardo alle tematiche, ma anche riguardo i comportamenti che riguardano sesso, sessualità e genere ci troviamo di fronte a un problema enorme in Italia, mi pare sia ormai chiaro. Eppure lo ignoriamo un po’ tutti. E il problema si somma all’assenza di una minima riflessione collettiva sulle  consapevolezze di genere, sul rispetto di genere (anche verso se stessi) e sulla rimozione degli stereotipi, che anzi, sono cresciuti e sono sempre più radicati. Anche spiegare cosa sono, come si formano, come si combattono, ad esempio.

Eppure i nodi sono quelli, qualunque sia poi la declinazione reale dei problemi: violenza, femminicidio, discriminazione, disparità, omofobia, prostituzione, giovanile come adulta, il bandolo della matassa è tutto là, mancata conoscenza e mancata consapevolezza al riguardo.

E’ chiaro come su tutto ciò ci sia una grave mancanza e un enorme problema di tipo educativo nei confronti delle nuove generazioni: sono abbandonate a loro stesse riguardo temi così importanti. Ma anche gli adulti, come s’è visto sopra, non brillano per conoscenza, comportamenti e pratiche: senza esclusione di ceto, formazione o luogo. Basta osservare l’immaturità e l’incultura con cui la stampa, anche accreditata e “matura” tratta certi temi e certe notizie.

Non ne faccio un tema moralistico, ma un argomento su cui è necessaria intanto un’informazione sana e corretta, a scuola, o nei luoghi preposti, attraverso una formazione adeguata di tipo medico/sanitario, ma anche estesa a educatori e genitori, per trasmettere nuovi modelli e strumenti per la formazione di una sana identità di genere, come anche sessuale, nel segno del rispetto, della attenta educazione alla libertà e dell’autodeterminazione.

Un’informazione sana e corretta che riguardi anche gli adulti e inglobi il sistema informativo, così come indicato nella Convenzione di Instanbul recentemente ratificata nel nostro Paese. Si deve occupare con educazione, cultura e informazione uno spazio colpevolmente vuoto nella crescita dei ragazzi e nella crescita del Paese. Partiamo da zero. In modo laico, attento e maturo. Via dal falsante circo mediatico che seduce, coinvolge e stritola, senza nessuno scrupolo, lasciando però i ragazzi e le ragazze  sempre là: lontani anni luce dagli adulti, ma in perenne osservazione e ingigantimento del comportamento degli adulti stessi. E non è un bel vedere.