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Abbiamo le prove ha quasi 3 mesi e nessuno mi odia

La prima bozza di cosa sarebbe diventato Abbiamo le prove porta la data 16 maggio 2013. È una mini-lettera spedita a qualche donna che conoscevo più o meno bene, per capire se potessero essere interessate a scrivere una storia personale – una storia vera, capitata a loro – e a lasciarmela poi pubblicare su una rivista online.

Dovrei vergognarmi del tono medio con cui ho scritto la lettera (pensate a un animatore di crociera a Capodanno, poi alzate il volume di dieci tacche), ma ho deciso di vergognarmi soltanto per cose di oggettiva gravità: notti passate in ospedale priva di conoscenza, finti attacchi di panico per interrompere un weekend con un uomo che non amavo, e come dimenticare il pomeriggio in cui ho vomitato al cinema mentre guardavo Angela di Roberta Torre. Quindi no, non mi vergogno di un momentaneo eccesso di entusiasmo, né della quantità di immagini tratte da Parks and Recreation che ho inserito in una lettera quasi privata.

Uno tra i personaggi più amati di Parks and Recreation è April Ludgate, la stagista promossa a segretaria in virtù dell’apatia che sprizza da tutti i pori. Il suo motto: “Non voglio fare delle cose, io voglio non fare le cose“. Però April ostenta indifferenza solo per quello che riguarda la vita d’ufficio. Appena può occuparsi di altro, lei diventa brillante, piena di risorse.

Ho fondato Abbiamo le prove perché mi ero affezionata ad April Ludgate in versione fuori ufficio. Volevo essere un po’ meno indifferente a tutto; volevo essere un po’ più felice di leggere, un po’ più disponibile a parlare con altre persone. Volevo fare una cosa.

E ora, le mie uscite più imbarazzanti nella categoria i terribili retroscena di abbiamo le prove, trasformate in consigli per chi volesse mettere in piedi una rivista simile ma molto più bella.

Progettazione:

– se la tua spinta principale per fondare una rivista è «sono stanca di leggere solo porno di fascia medio-bassa», trova un modo diverso per esprimere lo stesso concetto. Tua madre non è ancora pronta. Tua madre non sarà mai pronta.

– lo stesso vale per “ogni tanto mi sento come il narratore di Red Shoe Diaries, solo che invece di raccontarmi le loro avventure sessuali le donne mi scrivono per condividere fatti orribili e dolorosissimi”.

Contatti:

– le autrici che credi possano partecipare più volentieri al progetto ti daranno buca, tutte; quelle a cui manderai una mail senza sperare in mezza risposta accetteranno e parteciperanno. Sul serio: il peggior scenario possibile è un “sì, ok, non posso, ciao”.

– almeno due autrici che tu vuoi coinvolgere tantissimissimo restano incinte trenta secondi dopo aver ricevuto la tua mail. Cerca di non prenderla come un’offesa personale.

Linea editoriale:

– pianificare un inserto speciale weekend sarà bellissimo tra le due e le tre e un quarto di una notte insonne non è la garanzia che quell’inserto interessi a qualcuno.

– chiunque tu sia, a qualsiasi livello di purezza si collochino le tue intenzioni, preparati a litigare con almeno un’autrice per quelli che tu definisci “futili motivi”. Quell’autrice sarà, ovviamente, una tua amica. Limita i danni: mandale il pezzo prima della pubblicazione e lasciale il tempo di rileggersi davvero.

– una persona scrive una storia fortissima su una cosa orribile che le è accaduta dieci anni fa. A pochi giorni dalla messa online, quella persona si riprende la storia. Credeva di essere pronta, ma non lo è. Bene, ci sono tre (3) cose che ti possono uscire di bocca in questo momento: uno, “mi dispiace”, due, “non è stata colpa tua”, tre, “ma certo che cancelliamo il tuo pezzo, non ti preoccupare, per così poco, dai”. Concludi la telefonata e concediti cinque corposi minuti di panico solitario.

– la parte più sgradevole non è dire di no a chi ti sottopone una storia. Magari fosse quella. No, la parte più sgradevole del lavoro è telefonare a chi ti ha mandato un pezzo su Morte e Malattia e dirle che, um, il calendario è pieno zeppo di Morte e Malattia, e sarebbe un problema aspettare due mesi per vedersi pubblicata? Cioè, capito, non siamo un blog monografico sulla morte.

– la volgarità emotiva di simili comunicazioni non sfugge a nessuno. Questo non ridimensiona la tua paura della morte, né ti impedisce di mandare un SMS alla tua guest editor con dentro scritto buongiorno, sono la morte.

Programmazione e calendario:

– l’orrore del vuoto è un alleato prezioso: avere un buon magazzino (un certo numero di pezzi pronti per la messa online) è necessario per combattere i momenti in cui fissi l’armadio di fronte al letto ripetendo, “… e se tra una settimana non scrive più nessuno?”.  E di quei momenti, soprattutto prima di debuttare, ce ne sono tanti.

– a tal proposito: fingere di deprecare te stessa non alleggerisce il peso del nessuno vuole venire alla mia festa perché tutti mi odiano. L’unica vera mossa per alleggerire quel peso è allargare il giro delle potenziali autrici. Leggi di più; coinvolgi più persone.

– il calendario tienilo da subito su un quaderno. Anche un’agenda va bene. Il foglio bianco formato A1 attaccato al muro è un’ottima idea, in teoria; in pratica, lo senti che ti guarda mentre dormi.

Social media:

– apri una pagina su Facebook. ORA. Non importa quanto poco ti possa piacere Facebook e quanto tu lo possa considerare “inadatto”, o “superato”; esiste un’ampia fascia della popolazione italiana per cui se una cosa non sta su Facebook quella cosa non esiste.

– Twitter lo stesso, preparati a una lunga serie di sogni in cui ti scambi sguardi dolenti con Eduardo Saverin.

Fondamentali:

– a chi ti dice, “mi piace il vostro progetto, come posso aiutarvi?”, cerca di non rispondere “puoi darmi dei soldi? Ho finito il credito sul telefono”.

Abbiamo le prove è partito a metà settembre. Sono passati due mesi, quasi tre, e il progetto è ancora in piedi: il template non ha preso fuoco, le autrici continuano a partecipare, vecchie e nuove, e nessuno mi odia più di quanto mi potesse odiare prima. Lo considero il miglior risultato possibile.