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Non importa chi vincerà XFactor, Violetta è fuori gara

“Perché non si imita, imita un dio, un dio va temuto e lodato” ha scritto Fabrizio De André nel suo Laudate Hominem. Ecco, lo stesso vale per una dea. Perché questo è Violetta.

In un pezzo su Donneuropa di qualche settimana fa Filippo Sensi auspicava che Valentina, la sua preferita, intraprendesse un cammino di auto-coscienza per sbocciare nella pienezza delle sue potenzialità. Lo farà fuori dal programma. Con quella grinta e quella voglia di arrivare che innegabilmente ha, la stessa con la quale ieri notte, dopo l’eliminazione, ha annunciato che lei non molla, vuole fare la cantante anche a dispetto del pubblico che l’ha lasciata a piedi. Aveva ragione Sensi. È proprio l’Italia che ci piace, quella che non si arrende. Ma su una cosa il nostro sbaglia. Anzi, commette un sacrilegio.

Non si può paragonare Violetta agli altri. Non si paragona una dea distante e imperturbabile agli sforzi terreni per la sopravvivenza dei propri sogni. Vincerà? Verrà eliminata? Non conta. La sua è una presenza che trascende il gioco di Sky. Resterà.

No, lei non sale sui tavoli in tutù come Gaia, non ha la voce in frantumi di Michele (del quale aspettiamo trepidanti un confronto con i Joy Division). Violetta è svogliata, assorta; dicono i suoi detrattori. È vero, non se la suda (per altro non credo secerna sudore). Non sforza neppure la voce. Anzi, rallenta come Usain Bolt a pochi metri dal traguardo dei 100. Non vibra? No, non vibra. Ma non le occorre. Non è nata per patire né per compatire. Compare dal nulla per essere ammirata mentre saltella nello spartito di un pezzo costruito per un’altra voce e convince tutti a seguirla. Non si strugge nel tentativo di inabissarsi di qualche ottava e non allunga un braccio per afferrarne una che vola più alta.

S’impone, statica perché magnetica, attrattiva, perché pubblico e melodia le gravitano attorno felici. Non conosce l’affanno, lo snobba. Quando gioca con la malizia dei pochi anni non si prende sul serio. L’ukulele? Qualcuno c’ha visto uno stratagemma per catalizzare l’attenzione. E invece no, era un modo per non spaventare gli umani, per rendersi comprensibile ai mortali. Perché lei non trema, ma fa tremare, come una vera dea.