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La danza è cura del corpo, con l’anoressia non c’entra

Ciclicamente vengono alla ribalta della cronaca casi in cui si parla di anoressia e della relazione tra essa e ambienti che sono accusati di indurre le ragazze alla magrezza eccessiva. La danza è uno degli ambienti presi di mira in questo senso. Per questo motivo ho scelto di rappresentare l’Aidaf, (Associazione Italiana Danza Attività di formazione) che, all’interno di Federdanza Agis, si occupa dei problemi della formazione e riunisce le scuole di danza.

L’equazione del tipo danza= anoressia è fuorviante e sbagliata. Abbiamo quindi deciso di affrontare il problema, partendo dall’esplorazione del corpo in diversi ambiti: filosofico, medico, psicologico per giungere al rapporto del corpo con la danza, senza trascurare il rischio “anoressia” nel mondo coreutico, ma evitando di concentrarsi solo sulla patologia in sé, al fine di dare all’esterno una comunicazione positiva sulla danza, come modello sociale di riferimento per l’armonico sviluppo psicofisico della persona.

Siamo partiti da un Seminario-giornata di studio, dal titolo: “Attenzione: è in ballo il corpo. Danza, corpo, alimentazione” che si è svolto lo scorso 10 aprile a Roma, con l’intervento di illustri relatori che hanno esaminato il problema sotto i vari aspetti sopra citati.

Dalla sintesi degli interventi di questa Giornata di studio abbiamo stilato il Manifesto Nazionale della Danza Italiana di Informazione e di Prevenzione contro l’anoressia, che è stato presentato l’8 novembre in una  conferenza stampa. Questa data sigla l’inizio della I Edizione della Campagna di informazione e di sensibilizzazione della danza italiana contro l’anoressia. Tale campagna è promossa dall’Aidaf, insieme all’Agiscuola e all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, e si articolerà in tre mirate azioni volte a sensibilizzare le giovani generazioni, con particolare riferimento agli allievi delle scuole di danza, sul grave disturbo del comportamento alimentare e si concluderà a fine giugno 2014.

La prima azione, presentata a Roma, è stata la presentazione del Manifesto Nazionale della Danza Italiana di Informazione e di Prevenzione contro l’anoressia, patrocinato dal Ministero dei Beni e della Attività Culturali e del Turismo.  Tale Manifesto è stato condiviso dalle tre Scuole di Ballo degli Enti Lirici e  i loro rispettivi direttori, e precisamente: la Scuola del Teatro dell’Opera di Roma diretta da Laura Comi; la Scuola del Teatro di San Carlo di Napoli diretta da Anna Razzi e la Scuola del Teatro alla Scala di Milano diretta da Frederic Olivieri.

La seconda azione prevede una giornata aperta alle scuole di danza e alle scuole, alunni e docenti di istituti scolastici,  dal titolo “Danze diverse per corpi diversi”, che sarà dedicata al corpo che danza. L’iniziativa ha una valenza dimostrativa della danza, sia quella amatoriale che professionale nei suoi diversi generi, come un’espressione gioiosa del corpo: Danza Educativa, Danza Classica, Danza Contemporanea, Danza Jazz, Hip Hop. Per ciascuno di questi generi, un esperto svolgerà un intervento sul diverso utilizzo del corpo a seconda del tipo di danza praticata, sulla base del minimo comune denominatore “per ogni linguaggio di danza di un corpo perfettamente  in saluLa terza azione riguarda un’iniziativa delle scuole di danza con la Moda, per stringere un’alleanza con il settore più esposto degli altri al fenomeno dell’anoressia, volta a rafforzare la lotta a questa patologia, attraverso un’iniziativa  particolare che culminerà in una sfilata  in cui unire danzatori e modelle.

Il Manifesto, elaborato con il contributo degli Specialisti dell’Ospedale Peditrico Bambino Gesù, mira a diffondere l’idea che un bel corpo non si identifica con un unico modello di fisicità che si rifà alla magrezza, concependo la danza come canale di promozione di una nuova cultura della bellezza, espressione di uno stile al di fuori degli stereotipi imposti dai media. L’intento è quello di dare valenza politica a questa azione per contrastare il fenomeno dell’anoressia.

Per questo ci impegniamo a promuovere iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle patologie del comportamento alimentare; diffondere il Manifesto presso le scuole di danza; predisporre un codice standard per una corretta alimentazione per chi intende praticare la danza; creare un rapporto di stretta collaborazione tra i genitori degli allievi delle scuole e i relativi insegnanti per intercettare ogni avvisaglia di eventuali problemi legati all’alimentazione; invitare gli insegnanti di danza a fare sempre riferimento ai genitori per comunicare all’allievo un’eventuale predisposizione o meno alla danza, così da evitare problemi psicologici, nel caso tale predisposizione non ci fosse. In tal caso gli insegnanti devono comunque incoraggiare gli allievi a continuare in un percorso formativo a scopo amatoriale, per non privarli della gioia di danzare. Anche perché pochissimi riescono davvero a diventare danzatori professionisti. Ma è proprio questa la differenza tra la danza e altre attività: la danza  è  un’arte che riesce a donare a chi la pratica un valore aggiunto, che porterà con sé tutta la vita, anche qualora non dovesse diventare un danzatore.