Opinioni
Opinione, di ,

Donne = business e crescita economica per tutti

Lunedì 28 ottobre 2013, presso la sala polifunzionale della presidenza del consiglio dei ministri, si è tenuto il lancio del progetto europeo Women mean business and economic growth, finanziato nell’ambito del programma Progress.

Women mean business and economic growth è un progetto, coordinato dal dipartimento per le pari opportunità della presidenza del consiglio dei ministri in partenariato con l’università Luigi Bocconi di Milano – Centro “Carlo F. Dondena”, che ha l’ambizioso obiettivo di promuovere la presenza femminile nelle posizioni apicali economiche e di studiare gli effetti della partecipazione femminile nei consigli di amministrazione e nei collegi sindacali delle società a controllo pubblico dopo l’entrata in vigore della Legge n. 120 del 2011 (c.d. Golfo-Mosca) e del Regolamento attuativo della legge stessa, DPR 251/2012.

La sottorappresentazione delle donne nei processi decisionali economici è un fenomeno diffuso in tutta Europa, ma l’Italia figura tra i paesi con i peggiori dati in questo settore, registrando ampi divari di genere nell’occupazione, nei salari e nell’ambito delle carriere professionali.

Nonostante tale quadro sconfortante l’Italia sta attualmente assistendo a una rivoluzione significativa nella leadership femminile. Con la recente approvazione della legge n. 210 del 2011 (di cui sopra) si prevede una maggiore rappresentanza delle donne all’interno dei consigli di amministrazione e dei collegi sindacali delle società quotate e delle società pubbliche (almeno il 33% degli amministratori e dei componenti dei collegi sindacali, fissando un target del 20% per il primo rinnovo.) In caso di non conformità alla legge le procedure possono culminare in una decadenza degli organi.

Per la prima volta quindi possiamo parlare di una “riforma strutturale” tramite la legge Golfo-Mosca (dal nome delle prime firmatarie) e di una opportunità unica che costituisce un caso di studio di rilievo anche sul piano istituzionale. Sebbene infatti l’Italia sia per tradizione tra i paesi meno efficienti nelle questioni di parità di genere, la nuova legge ha le potenzialità giuste per essere in tutta Europa un esempio basato sulle politiche di genere. L’occupazione femminile è uno dei principali catalizzatori dello sviluppo e della crescita mondiali e la presenza stessa delle donne nelle posizioni apicali potrebbe fungere da motore fondamentale per lo sviluppo.

Le istituzioni, rappresentate dalla presidenza del consiglio tramite il dipartimento delle pari opportunità, hanno quindi raccolto la sfida e si sono impegnate in un progetto unico e innovativo. Il dipartimento per le Pari opportunità, infatti, è la struttura deputata a realizzare il monitoraggio e la vigilanza sull’applicazione della legge 120 del 2011 e del relativo regolamento di attuazione, in relazione alle società controllate in maniera diretta e indiretta da pubbliche amministrazioni, non quotate nei mercati regolamentati.

Durante il convegno di kick-off del progetto è intervenuto il viceministro del lavoro e delle politiche sociali, Maria Cecilia Guerra, che ha aperto i lavori evidenziando come “le quote di genere servono e i paesi che le hanno sperimentate hanno avuto risultati positivi: la presenza femminile nei consigli d’amministrazione è un fattore di stimolo e determina la partecipazione più attiva delle donne in tutta la filiera”. Il viceministro ha sottolineato l’importanza di approfondire lo studio sulla modalità delle quote di genere per poterla estendere anche ad altre realtà pubbliche, come ad esempio le aziende speciali, gli enti pubblici, le agenzie e le authority.

Sono intervenuti poi altri importanti esponenti delle istituzioni come il capo del dipartimento per le pari opportunità Ermenegilda Siniscalchi, che ha ricordato che occorre insistere ora “perché il sistema introdotto dalla legge è temporaneo, in quanto dura dieci anni”, e il segretario generale della presidenza del consiglio dei ministri Roberto Garofoli, che ha concluso sottolineando l’importanza di puntare sulle risorse femminili sottoutilizzate.

Come primo passo del progetto nel corso dell’incontro, in qualità di direttore generale dell’Ufficio per gli interventi in materia di parità e pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri, ho reso pubblici i primi dati sull’applicazione della legge Golfo-Mosca, relativi soltanto alle società sottoposte a vigilanza che hanno rinnovato gli organi dal febbraio 2013. Nelle 25 società non quotate controllate direttamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, la percentuale di donne presenti nei consigli d’amministrazione è del 20,2%, mentre la percentuale di donne nei collegi sindacali è del 34,7%. Di queste 25 società, 3 hanno un presidente donna (nel 2011 era una sola).

Delle 294 società controllate direttamente e indirettamente dal ministero, dall’entrata in vigore della legge sulle quote 69 hanno rinnovato il consiglio d’amministrazione e 56 i collegi sindacali. La percentuale di donne ammonta rispettivamente al 29,4% e al 35,4%. Il dato relativo alle società sottoposte al monitoraggio che hanno rinnovato gli organi e ne hanno comunicato la composizione al dipartimento per le pari opportunità (171 in tutto) è uniforme da nord a sud Italia: per i consigli di amministrazione la percentuale di donne al nord è del 29,9%, al centro del 28,4%, al sud e isole del 30%; per i collegi sindacali la percentuale è di 35,3% al nord, del 34% al centro e del 27,8% al sud e isole. Il numero di società delle quali sono pervenute informazioni è invece molto differente da nord a sud: 83 segnalazioni da società del nord, 78 da società del centro e soltanto 10 dal sud e isole.

Paola Profeta, professoressa di scienza delle finanze presso l’università Bocconi e coordinatrice delle attività relative agli studi di genere del centro di ricerca Dondena per le dinamiche sociali, ha poi esposto le quattro fasi fondamentali attraverso le quali si strutturerà e si organizzerà il progetto nel corso della sua durata, che sarà di due anni. 1. Lo scenario: le donne nei processi decisionali; 2. Costruzione di un database per l’analisi dei CDA e collegi sindacali per genere; 3.Analisi dei processi di selezione; 4.Analisi dell’impatto della legge italiana per l’equa rappresentanza di genere.

La tavola Rotonda che ne è seguita, con la presenza di esponenti del mondo pubblico e privato del calibro di Giuseppina Baffi (presidente Consip), Alessia Mosca (parlamentare, membro della XIV commissione – Politiche dell’Unione europea, nonché prima firmataria della Legge 120 del 2011, Tommaso Arenare (executive search Egon Zehnder), Paola Poggiali (executive vice president iniversità Luiss Guido Carli), Valeria Sannucci (vice direttore generale Banca d’Italia), Massimo Scaccabarozzi (presidente Farmindustria) è stata moderata dalla giornalista del Corriere della Sera Maria Silvia Sacchi e ha costituito un importante momento di confronto e dibattito sulla corretta implementazione della legge Golfo-Mosca e sull’utilità delle quote non per favorire semplicemente le donne ma per permettere a quest’ultime di avere eguali possibilità a pari livello dei colleghi uomini.