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Sara Bigatti, da designer frustrata in Italia a star dello yoga in Messico

Qui lavorava bene, ma non veniva pagata. Si è trasferita in Messico col fidanzato e ha cambiato vita. Ha imparato a realizzare siti web, a editare video. Così ha reso la sua passione per lo yoga una professione grazie al mondo digitale. Ora è felice e aiuta tante persone

Se su YouTube si digita “corso di yoga” la prima ad uscire è lei, Sara Bigatti. Che con il suo portale, La Scimmia Yoga, è diventata una dei maestri italiani di yoga più seguiti in rete. La sua è la storia di una professionista 2.0, che grazie alle nuove tecnologie può insegnare un’arte antichissima senza sacrificare il suo sogno di una vita piena di viaggi: un periodo a Bali, ora il Messico, domani chissà. Ma Sara è anche una maestra nel sapersi reinventare: è passata dal design d’arredamento al web design e allo yoga, ed è stata lei a realizzare il sito della Scimmia Yoga. Grazie al quale si guadagna da vivere facendo quello che le piace, dove vuole. Si racconta a Donneuropa attraverso Skype, dalla sua casa a Playa del Carmen, assolata cittadina di mare dove fanno, per inciso, 25 gradi. Oggi Sara è felice della sua vita ma non è stato sempre così. Tutto inizia qualche anno fa, quando si laurea in disegno industriale a Milano, sua città natale. Qualche tempo dopo però, come tanti, decide di lasciare l’Italia. “Dopo vari stage avevo trovato un lavoro che mi piaceva tantissimo. Potevo progettare quello che volevo, anche complementi di arredo. Se mi avessero pure pagata sarebbe stato fantastico!”, racconta ridendo a Donneuropa. Nel giro di qualche mese capisce che non c’è alcuna speranza di essere retribuita, e decide di fare le valige. “In Italia i neolaureati passano spesso anche anni a lavorare senza un vero stipendio. E se manca lo stipendio non ti senti gratificato, ma soprattutto non puoi campare!”.

Così, a 25 anni, decide di trasferirsi a Londra per cercare nuove opportunità. «È stata dura, un’esperienza decisamente formativa. Partire da zero, senza soldi, è difficile. Mi sono nutrita quasi solo di scatolette per parecchio tempo. – continua. La buona cucina non è la sua unica rinuncia. Deve mettere in standby la sua passione per arredamento e design. «Non sono riuscita a trovare l’impiego giusto, anche perché all’inizio non parlavo bene la lingua. Quindi ho lavorato come commessa da Harrods. È stata quell’esperienza a farmi capire che non volevo avere una vita senza orari, lavorando tantissimo, sempre chiusa in negozio e con pochissime prospettive, mi annoiavo a morte. Ero diventata molto aggressiva, e quasi dipendente dallo shopping! Alla fine, un giorno, mi sono guardata allo specchio e ho capito che non mi piaceva quello che ero diventata e che stavo sprecando il mio tempo”.

E così Sara torna in Italia, dove si avvicina per la prima volta, quasi per caso, allo yoga. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare conoscendola oggi, il suo non è stato un colpo di fulmine. “Era uno stile molto lento. Notavo che dopo ogni lezione mi sentivo benissimo, ma dopo il periodo londinese avevo bisogno di qualcosa di più attivo, che mi aiutasse a buttare fuori tutta la rabbia e lo stress. E infatti andavo anche in palestra per fare aerobica, ad esempio”. Intanto Sara torna con Max, il suo ex, che conosce dai tempi dell’università e che come lei è rientrato in Italia dopo qualche anno trascorso in Guatemala. Lui si occupa di grafica 3D, soprattutto per videogiochi, e ha da poco aperto uno studio di grafica. Max propone a Sara di lavorare insieme, e le cose inizialmente vanno bene, il lavoro non manca. “Ci abbiamo provato e creduto ma alla fine non ha funzionato. Perché era il sistema a non funzionare. Clienti che non pagavano, tasse spropositate… problemi ben noti insomma. E ci siamo trovati a dover fare una scelta. Rimanere in Italia, vivendo sempre con l’acqua alla gola, o provare altrove. Max mi ha proposto di trasferirci in Messico, a Playa del Carmen, dove lui era già stato, e l’idea mi è piaciuta”.

A Playa del Carmen i due aprono una nuova società e ricominciano a lavorare nel loro settore. La sensazione è che in Messico il loro studio di grafica possa funzionare. In realtà però la scelta di rimanere a Playa del Carmen, lontani dalla famiglia e dagli amici, non è dettata solo dal lavoro, sottolinea Sara. “Sono passata dalla frenesia di Londra a questa tranquillità, e ho scoperto un modo di vivere completamente diverso, molto più tranquillo. Qui non sento il bisogno di dover lavorare a ritmi estenuanti per guadagnare di più e comprarmi cose di cui, in realtà, non ho bisogno per essere felice. Perché per me la felicità sta nelle cose semplici, come fare una passeggiata sulla spiaggia o bere qualcosa con gli amici la sera. A Londra andavo a fare shopping in modo quasi ossessivo… qui vado in giro in infradito! Ovviamente compro dei vestiti, ma lo faccio perché mi servono, non per sentirmi contenta. Magari non piacerebbe a tutti vivere così, ma a me sì. Ho capito che qui potevo fare il lavoro che mi piaceva e anche vivere meglio, così abbiamo deciso di restare”.

E in effetti è stato il Messico a dare a Sara l’energia per iniziare nuovi progetti (ad esempio imparare, da autodidatta, a progettare siti internet). Ed è in Messico che ha incontrato Ellen de Jonge, l’insegnante che l’ha fatta appassionare al Vinyasa yoga. «Era uno stile di yoga molto più dinamico e mi è piaciuto moltissimo fin dalla prima lezione». Infatti è proprio lo stile che adesso, a quattro anni di distanza, insegna online. Complice anche un altro viaggio, intrapreso qualche tempo dopo l’incontro con l’insegnante. “Max e io volevamo viaggiare ancora. – dice Sara – A lui è capitata l’opportunità di andare a lavorare in un incubatore di startup a Bali, Project Getaway, e la prospettiva è piaciuta a entrambi. Quando l’ho annunciato ad amici e parenti sono rimasti un po’ perplessi perché significava lasciare i clienti che avevo trovato a Playa del Carmen come grafica e disegnatrice di siti web. In realtà non è stata una scelta presa alla leggera. Mi piaceva quello che facevo, ma volevo fare di più”. E così è stato. Anche Sara è entrata nell’incubatore, ma come startupper. “Il progetto della Scimmia Yoga l’avevo in mente già da un po’ ma non riuscivo a implementarlo, per mancanza di tempo e delle conoscenze pratiche necessarie a lanciare un progetto simile. A Playa mi ci dedicavo nei ritagli di tempo, Bali è stata un’incredibile opportunità per lanciarlo con delle basi solide. Il lavoro di Max è stata senz’altro una coincidenza favorevole”.

 

Foto Bigatti 1

 

 

Sara si è occupata di tutto, ha creato il sito, la community di utenti, ha imparato a editare i video delle sue lezioni, e oggi è una delle insegnanti di yoga nostrane più seguite dai cybernauti italiani. Certo, le lezioni sono per forza a distanza, ma lei compensa rispondendo alle centinaia di email che i suoi alunni le mandano con domande e richieste di consigli. “E lo faccio con grande piacere! Anche perché quando qualcuno mi scrive che ha iniziato a praticare grazie ai miei video e non ha più male al collo o si sente più felice, mi cambia la giornata! È quello che più mi piace dell’essere un’imprenditrice: se il progetto funziona è grazie al mio lavoro”.

Sentendo Sara sembra proprio vero che pensare positivo sia la cosa migliore per trovare, quasi senza cercarla davvero, la propria strada. Traendo forza anche dai momenti difficili, dalle cose a cui teniamo ma che a volte, nostro malgrado, finiscono. “Ogni progetto, ogni esperienza che si conclude, sicuramente ci ha regalato dei momenti di gioia. Fermandoci un attimo e richiamandoli alla mente possiamo riviverli, e ritrovare l’energia che ci hanno dato. L’energia che ci serve per accettare che quell’esperienza si è conclusa, e affrontare le prossime sfide”.