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Il team di cuoche over 45 della Brigata di Cucina Mandrarossa

Sono 25 signore depositarie di ricette della tradizione gastronomica menfitana: la capolata, la picara fritta, l’ovu in cannolatu, la pasta con i broccoli arriminati, la frittata di patate dell’orto. Piatti antichi della cucina siciliana, che raccontano storie di luoghi e di persone

La capolata, il pesce povero, l’ovu in cannolatu. E ancora: la pasta con i broccoli arriminati, la frittata di patate dell’orto. Piatti antichi, che raccontano storie di luoghi e di persone. Piatti della tradizione di Menfi, provincia di Agrigento, dimenticati per molto tempo, quasi perduti. Oggi 25 donne tra i 45 e i 75 anni hanno deciso di tornare a prepararli, usando solo materie prime biologiche e di stagione, e di rendere di nuovo onore alla lunga storia culinaria della loro terra.
La Brigata di Cucina Mandrarossa, questo il nome del gruppo, è nata tre anni fa da un’idea dell’omonima cantina vinicola. L’intento era abbinare i vini alle storiche portate locali, e la chef Bonetta dell’Oglio, coordinatrice del gruppo, ha selezionato 25 signore depositarie di ricette e segreti della tradizione gastronomica menfitana.
“Vidi il volantino del progetto in farmacia –racconta Annella Patti Signorelli, quasi 50 anni, membro della “Brigata”- Il bando era rivolto a signore dai 45 anni in su, io ne avevo appena compiuti 46. Era l’ultimo giorno di colloqui. Mi sono precipitata. Ho sempre amato cucinare e l’idea di ridare vita ai piatti scomparsi mi sembrava bellissima”. Nelle selezioni della chef Dall’Oglio non c’erano prove pratiche di cucina, ma solo domande. “Il suo obiettivo –spiega Annella- era capire se davvero conoscevamo ricette antiche e originali”.
Oggi le donne della Brigata girano l’Italia e il mondo. La “base” è una vecchia fattoria biologica nella zona di Montevago, dove cucinano e servono i loro piatti. Per assaggiarli bisogna prendere appuntamento e organizzare un pranzo o una cena in questo speciale angolo di Sicilia. Per ogni cena sono impiegate dalle due alle cinque cuoche. Tutte le signore sono retribuite.
“Nessuna di noi è una professionista della ristorazione- racconta Annella- abbiamo solo tanta passione per la cucina. Abbiamo imparato a presentare i piatti grazie alla chef, il nostro era un talento grezzo. Lavorare insieme è bellissimo. C’è un clima di grande collaborazione e rispetto: le più ‘giovani’ mettono la mano d’opera, mentre le più ‘grandi’ dispensano saperi e segreti. È bello aiutarsi, siamo una squadra, non un singolo chef star”.
Le donne della brigata utilizzano solo prodotti di stagione. Fanno anche pane e pizze con il grano macinato a pietra nella stessa cascina in cui cucinano. Lì vengono prodotti pure olio e olive. La pasta che preparano è tutta fatta in casa e tirata a mano. Il pesce è quello “povero”, tipico della tradizione locale: sarde, razze, spatole, che un tempo venivano regalati, oggi costano quasi più degli altri. La carne non è la protagonista assoluta, più che altro c’è il falsomagro di maiale. Le verdure arrivano dall’orto: melanzane, zucchine, pomodori, broccoli e carciofi.
Tra i piatti recuperati spiccano la capolata di Alesi, una pastina all’uovo cucinata in brodo di galletto ruspante e aromi del territorio, la picara (o pesce gattuccio) fritta con la cipolla rossa in agrodolce con aceto, anche questo di casa. Come dolce, ci sono le paste con la zuccata, un impasto di zucca candito.
La chef e la cantina danno direttive, le donne realizzano. Scelgono, tagliano, affettano e cuociono con passione. “Questa esperienza è bellissima in ogni suo aspetto–racconta la signora Patti Signorelli- ma ciò che più mi piace è vedere le persone mangiare felici quello che abbiamo preparato. Per noi siciliani la cucina è un atto d’amore, come fare un dono. E poi abbiamo la possibilità di preparare e raccontare in nostri piatti a tante persone”.
Le donne della brigata organizzano anche corsi di cucina e laboratori di vini e cibi del territorio con esperti gastronomici. Perché la storia della tradizione culinaria di Menfi non si interrompa mai più.