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MaMi, a Milano una casa della solidarietà per tutte le mamme

L'associazione organizza attività e progetti: l'ultimo nato, “Fiocco rosa Fiocco azzurro”, si propone di scardinare i luoghi comuni e scavalcare gli stereotipi di genere insegnando alle maestre un linguaggio corretto con cui rivolgersi ai propri alunni, maschi e femmine

Una villetta a due piani, una piccola oasi per le mamme, concepita come una casa vera e propria: un soggiorno, una grande cucina, delle camere da letto al piano superiore. È MaMi, Mamme a Milano, un’associazione fondata nel capoluogo lombardo cinque anni fa da Lorena Atzori di Cagliari e Renata Guizzetti di Bergamo che è possibile seguire anche su Facebook. Le due donne, entrambe al primo figlio si sono conosciute al corso preparto e non si sono mai più lasciate: “Ero sola a Milano – ci racconta Lorena – con Renata abbiamo iniziato insieme il percorso di mamme, da gestanti a madri, frequentavamo il consultorio di zona, ma avevamo bisogno di qualcosa di più: mettere in comune le nostre incertezze, i nostri dubbi e le nostre gioie. Quando ti trovi un fagottino tra le mani non sai bene cosa fare e spesso ti senti inadeguata”.

Le due donne trovano una casa in affitto, una villetta “di cui ci siamo innamorate subito – spiega ancora la socia fondatrice – l’abbiamo scelta per potere passare insieme del tempo di qualità tra di noi e insieme ai nostri figli, abbiamo fondato l’associazione, e si è creata una bellissima sinergia con tutte le donne che piano piano sono arrivate”.

Una delle cose più positive per Lorena, che lavora part time nell’ufficio del personale di una grande azienda milanese, è che MaMi è sinonimo di casa: “Tutte si sentono accolte, amate in un momento della vita in cui il confronto, il raccontare le proprie paure e le proprie scoperte è fondamentale. È bellissimo vedere anche il legame che hanno fra di loro i nostri figli: gli amichetti di MaMi sono quelli più stretti, anche se tutti frequentano scuole diverse”.

È d’accordo anche Angela Odone, redattrice di una rivista di cucina e responsabile del servizio feste e ‘merending’ come lo chiama lei, per MaMi. “Sono di Torino, qui non conoscevo nessuno. Poi per caso sono approdata a MaMi e per me è diventata una seconda famiglia. Siamo cresciute insieme ai nostri figli, allattando, cucinando e mangiando, mettendo tutto in comune. I bimbi dormivano insieme, nella stessa stanza nel piano di sopra. Abbiamo ricevuto aiuti, servizi, ma soprattutto ascolto, condivisione, comprensione. Ero al sicuro dalla solitudine, dalla depressione post partum, paradossalmente vederci così fragili ha creato una solidarietà fortissima. Ancora oggi le persone di cui mi fido di più sono le mie amiche di MaMi”.

Il gruppo delle mamme della prima ora, circa dieci, sono lo ‘zoccolo duro’ dell’organizzazione, sono loro che coordinano le attività, poi autogestite, ci sono i volontari e i professionisti che vengono a tenere corsi, da quello preparto all’arteterapia, dalla danza al baby inglese, dal massaggio neonatale alla rieducazione del perineo alla consulenza psicologica.

Ma quante sono le mamme che frequentano MaMi? “Il ‘giro’ è di circa 300 persone l’anno, un 20% tornate dopo la seconda gravidanza con il nuovo nato. I momenti della vita di una donna sono diversi – spiega Lorena – magari durante il periodo della maternità MaMi diventa una seconda casa dove passare la giornata, poi si rientra al lavoro e ci si vede solo alle feste, lo spazio è sempre stato pensato per una fascia d’età dei bimbi dagli 0 ai 3 anni, anche se stiamo iniziando attività che coinvolgono bambini più grandi. L’associazione accoglie anche dei volontari, compresi i nonni”.

I professionisti che lavorano nella casa di MaMi sono circa 20. Una delle veterane è Paivi Biancolino, arteterapeuta. “Lavoriamo con gruppi madre-bimbo e gruppi di soli piccoli. L’attività artistica è finalizzata ad approfondire il forte rapporto mamma-figlio, tre mattinate della settimana sono dedicate a questo scopo con gruppi omogenei per fasce d’età: dai 6 ai 18 mesi, dai 18 ai 36 mesi”. L’esperienza di arterapia a MaMi è stata talmente apprezzata che l’associazione ha pensato di estendere l’attività al quartiere: “Abbiamo coinvolto le scuole – spiega Paivi – in un progetto sugli stereotipi di genere, lavorando con i bimbi della materna, dai 3 ai 5 anni. Gli incontri destinati alle educatrici e ai bambini sono stati pensati per fare emergere cosa pensassero i bimbi del maschile e del femminile. Il risultato è stato entusiasmante: a questa età i piccoli hanno ancora la capacità di andare al di là degli stereotipi e di immaginare un mondo senza tante differenze e luoghi comuni. Ci aiuta forse il fatto che a Milano le donne svolgono effettivamente ogni tipo di mestiere: non è difficile quindi per un bambino immaginare la madre ingegnere o operaia”.

Il progetto, in cui sono state coinvolte 6 scuole su tutto il territorio del comune di Milano, si chiama “Fiocco rosa Fiocco azzurro”, l’intento è quello di scardinare i luoghi comuni e scavalcare gli stereotipi, insegnando alle maestre un linguaggio corretto (mai ‘non fare il maschiaccio’ o ‘non piangere come una femminuccia’) per un approccio realmente integrante.