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E se l’Accademia L’Oreal facesse la messa in piega ai cuori infranti?

Prima o poi dovremo inserire i parrucchieri e più in generale i maghi del benessere come azionisti del rinnovato sistema di welfare italiano, asserisce la mitica Meri Pop. Perché la ricchezza di un Paese non si calcola solo in pil ma anche in ben tagliato capel

A un certo punto, facendosi faticosamente largo tra la selva di sòle e grane, sull’email è comparso anche un

“Cara Meri Pop, l’aspettiamo quando vuole per prenderci un po’ cura di lei”

ed era firmato non dalla casa di riposo Villa Serena ma da L’Accademia L’Orèal. A un successivo approfondimento, escluso l’attacco hacker alla casella, si scopriva che la segnalazione della qui presente era stata fatta – da sempresialodato amico – in quota “blogger femmine che si occupano di grandi emergenze nazionali” delle quali – come ben noto – il cuorinfranto è senza dubbio fra le prime ma il capello è senza dubbio fra le seconde.

Era così che mi recavo in piazza Mignanelli che, per intenditrici dentro e fuori dal Raccordo anulare, da sempre è sinonimo di Valentino. E planavo in una magnificenza architettonica di palazzo vaticanense nel quale venivano formati, prima dei parrucchieri, i seminaristi. Mille metriquadri di illuminazione d’immenso, dai lucernari, dal total white e dai led, ora che non ci son più quelle dall’Altissimo. E son rimaste le antiche scale e le pregiate Aule, le iscrizioni e l’aura in qualche modo sacrale.

Senonché ora qui ci si occupa in ogni caso di benessere, di un altro tipo evidentemente, ma sempre di anime in pena si tratta. Le nostre. Le nostre di femmine inquiete erranti in ogni dove alle quali improvvisamente appare un’oasi. Un balsamo, appunto. Che non è fatto solo di cheratina.

C’è che all’Accademia hanno deciso di aprire le porte non solo ai mastri parrucchieri e alle occasionali disperate erranti ma a tutti. Non più solo Howgarts per addetti ai lavori ma “un posto nel quale trovare benessere in tutti i sensi” nel senso proprio di tutti e cinque, i sensi, questa sarebbe l’idea, mi ha spiegato il capo mago Fabio Nicolai.

E dunque leggere o presentare un libro, ascoltare musica, bere una tisana, farsi truccare o spazzolare. In una parola, fare in modo che chi esca di qua si senta più leggera in testa ma non solo perché ti hanno fatto la piega.

Perché questo è il punto: prima o poi dovremo inserire i parrucchieri e più in generale i maghi del benessere come azionisti a tutti gli effetti del rinnovato sistema di welfare italiano. Che alla fine la ricchezza di un Paese non si calcola solo in pil ma anche in ben tagliato capel. E, dipartimenti sanitari, chiedetevi: quanto Prozac in meno circola ogni volta che una tinta ben fatta scorre?

Ma proprio sul finale mi permetterei anche un suggerimento a quello che a tutti gli effetti è un po’ il marchio-simbolo dei prodotti di bellezza femminile: e se, vedete voi ogni quanto, riservaste qualche ora a prezzi stracciati per chi si trovi in difficoltà? Son certa che farebbe bene a tutti: a voi, a loro, al welfare e anche al pil.

Ecco: a volte ridare valore significa soprattutto ridare fiducia e dignità. E chi meglio di voi che avete coniato quel motivazionale “Perché io valgo” “Perché voi valete”?