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Nonne, madri, figlie, tutte insieme contro il cancro, e con loro Rosanna Banfi

Il 16, 17 e 18 maggio il Circo Massimo sarà teatro della Race for the Cure, l’evento simbolo della fondazione Susan Komen, che si propone di raccogliere fondi e supportare le donne malate di tumore al seno. Lo scorso anno c'erano 53mila persone 

Anche quest’anno il Circo Massimo di Roma si tinge di rosa per ospitare la Race for the Cure, l’evento simbolo della fondazione Susan Komen, che si propone di raccogliere fondi e supportare le donne che durante la loro vita si confrontano o si sono in passato confrontate con il tumore al seno.
La Race for the cure è una manifestazione unica e aperta a tutti, che ha la capacità di coniugare sport, divertimento, e impegno sociale, ed è un’occasione importante per parlare apertamente di questa malattia e del ruolo chiave della prevenzione.

L’appuntamento con l’edizione romana della manifestazione è per il prossimo 16, 17 e 18 maggio, e abbiamo chiesto all’attrice Rosanna Banfi, testimonial dell’evento, di raccontare come si svolgerà questa emozionante iniziativa. “Il Villaggio della Salute – spiega – è pensato per ospitare una tre giorni dedicata alla salute, allo sport e al benessere, oltre che alla prevenzione del tumore al seno. Ci saranno tantissime postazioni di sport, con dimostrazioni di Zumba Fitness e balli di gruppo. Inoltre nelle unità mediche mobili sarà possibile effettuare degli screening, non solo al seno ma anche alla tiroide e tanti altri diversi tipi di controlli, sempre gratuitamente. Ci saranno poi degli stand dedicati all’estetica, e poi ancora corsi di cucina, seminari di educazione a una corretta alimentazione e alle regole per mantenere uno stile di vita sano. Non mancheranno poi le attività dedicate ai bambini, così come tanta buona musica. E poi naturalmente domenica partirà la storica maratona di 5 chilometri (con in alternativa una passeggiata di 2 km), alla quale parteciperanno anche molti atleti professionisti”.

Sono molte le iniziative da non perdere, ma prima di tutto – ci racconta Rosanna Banfi – la manifestazione è una “bellissima festa dedicata alle ‘donne in rosa’, quelle donne che affrontano o hanno affrontato personalmente il tumore al seno” e che hanno deciso di sfilare tutte insieme indossando una maglietta e un cappellino rosa. “Sono tantissime. Sono circa 45.000 le donne si ammalano di tumore al seno in Italia, e circa 11.000 – dicono le statistiche – purtroppo non ce la fanno. Ma il messaggio che vogliamo dare è che da questa malattia si può venire fuori, e dopo le cure si può tornare alla propria vita di sempre”.
Rosanna Banfi alcuni anni fa ha vissuto questa drammatica esperienza in prima persona, ma ha scelto di parlare apertamente della sua malattia per fare coraggio a tutte le donne che come lei ne soffrono o ne hanno sofferto. “Del cancro si tende a non parlare. Questa parola si pronuncia sottovoce, come se ci si vergognasse di averlo. Mentre la malattia è una disgrazia che piomba nella tua vita all’improvviso. Soprattutto in passato l’idea di nascondersi era molto persistente, in particolare al sud. Ma oggi le cose stanno gradualmente cambiando” e la manifestazione della Susan Komen serve anche a infrangere questo tabù.

Sono tre giornate molto emozionanti quelle che attendono i partecipanti alla Race, e per molte persone confrontarsi con questa realtà può diventare un momento di grande crescita.
Partecipare è inoltre importante perché significa fare qualcosa di concreto per contribuire alla lotta contro il tumore al seno. I fondi raccolti in occasione dell’evento saranno infatti devoluti al finanziamento di “borse di studio, alla ricerca scientifica e a procurare nuovi mezzi per effettuare le diagnosi. Inoltre i proventi delle donazioni saranno utilizzati anche per acquistare e rendere operative delle nuove unità mobili che servono a portare gli screening alle donne che vivono in condizioni particolari. Basti pensare alle detenute che vivono all’interno delle carceri, o alle suore all’interno dei conventi, luoghi dove la prevenzione è spesso del tutto trascurata”.

Con i fondi raccolti attraverso la Race for the Cure, la Komen Italia ha raccolto e già distribuito oltre un milione e mezzo di euro per la realizzazione di progetti propri e di altre associazioni impegnate nella lotta ai tumori del seno. Si tratta di corsi di aggiornamento per operatori sanitari, programmi di educazione alla prevenzione per donne sane e studenti, servizi clinici per il recupero del benessere psico-fisico delle donne operate, e naturalmente l’acquisto di apparecchiature di diagnosi e cura delle neoplasie.

Oltre all’annuale appuntamento con la maratona è necessario però che le donne, spesso madri e lavoratrici impegnatissime, “riescano a ritagliarsi del tempo da dedicare a se stesse e alla propria salute nella loro vita quotidiana. Non bisogna trascurare la prevenzione per paura, e si deve imparare a non aspettare, perché con il passare del tempo si rischia di andare incontro a conseguenze gravi. Quando si parla di tumore al seno infatti la precocità della diagnosi è fondamentale, ed è importante ricordare che anche le giovani donne devono effettuare dei controlli periodici e non sottovalutare i rischi”.

Negli Stati Uniti, dove è nata nel 1982, la Race for the cure si svolge in oltre cento città e coinvolge ogni anno oltre un milione e mezzo di partecipanti e tanti personaggi pubblici, a partire dal Presidente Obama, starter d’eccezione nella corsa di Washington.
In Italia la corsa è arrivata nel 2000, a Roma, e visto il successo sempre crescente ottenuto nel corso degli anni, ha varcato dal 2007 i confini della Capitale per raggiungere anche Bari, Bologna e infine Napoli nel 2010.

Nel 2011 l’evento ha registrato nell’edizione di Roma una partecipazione di pubblico che ha superato le 53.000 persone, mentre a livello nazionale, con le edizioni di Bari, Bologna e Napoli, l’ammontare complessivo dei partecipanti ha ormai superato quota 80.000.

Quest’anno al Circo Massimo si festeggia la XV edizione della gara-evento, e a poche ore dal via fervono i preparativi per accogliere tutte queste donne – nonne, madri e figlie – belle e coraggiose, e quanti vorranno aiutarle contribuendo con le loro donazioni alla ricerca che ogni giorno lotta al loro fianco per vincere questo male.