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Da divorziata a libera: cronaca di un’illuminazione sulla via dello studio notarile

Fino a un certo punto sono stata nubile, cioè senza marito, accezione privativa. Poi sono stata coniugata. Dunque sempre in funzione della presenza di un altro. Ora, grazie al nuovo ordinamento, sono giuridicamente libera. Per la prima volta

Avete presente quegli atti notarili di famiglia per i quali è necessario presentarsi in venti, in rappresentanza di tre generazioni in prevalenza donne, stile film della Comencini, onde poter effettuare la vendita della particella 47 del bisnonno Gustavo? Tale era il consesso riunito in un paesino attorno al notarile tavolo presieduto dalla declamante Notara.

Arrivato il turno di declinare le generalità della vostra quiScrivente, la Notara chiedeva
-Stato civile?
al che la quiScrivente, un po’ esitante, iniziava ad autodenunciare
-Divorziata…
quando la Notara chiosava
-Libera, signora, Libera

E avete presente i momenti nei quali in un attimo vi passa davanti la storia? Non solo quella di famiglia e personale ma proprio quella che siamo noi, nessuno si senta offeso, nessuno si senta escluso. Perché per la prima volta mi sono sentita combaciante con il mio stato civile: libera. Che, ci ha tenuto a specificare la Notara forse per placare il moto di entusiasmo che mi aveva preso:

-Sia chiaro, non è comunque nubile
-Direi infatti che è meglio, signora Notaro
sentivo uscire dalla mia voce

Libera. Per la prima volta. Che fino a un certo punto sono stata nubile, cioè senza marito, accezione privativa. Poi sono stata coniugata. Dunque sempre in funzione della presenza di un altro. Libera è invece quel piccolo segno di civiltà che, uscito da un percorso accidentato e sofferto giusto 40 anni fa, arriva fin dentro di te e si impossessa financo della burocrazia notarile oggi.

Ed è stato a quel punto che mia madre, presente nelle tre generazioni Comencini attorno a quel tavolo, si è rivolta a un’altra astante di età tra la mia e la sua, e le ha detto:
-Vede, quando ho votato a quel referendum mai avrei immaginato che un giorno sarebbe servito a poter fare di mia figlia una donna Libera. Io, che – ha chiosato guardando mio padre- di quel diritto non ho per fortuna dovuto usufruire mai.

La storia siamo noi, attenzione. Siamo noi queste croci nell’urna. Che pensarono più a me che a sè. Che la storia non si ferma davanti a un portone. E tantomeno davanti a un seggio difficile. E infine sfonda la porta e un giorno entra anche nella stanza del Notaro.

E dunque grazie. Grazie a tutti quelli che ieri hanno fatto di me, oggi, una donna Libera.