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Daniela, Elisa e Paola: tre storie di adozione, tre scelte senza rimpianti

Una coppia in attesa dell'abbinamento con un bimbo da adottare, i genitori di due bambini di origine bosniaca, la sorella maggiore di una piccola bielorussa. Nei loro racconti, le difficoltà e le gioie di un percorso non lineare

È un mondo dai mille volti quello delle adozioni. Alcuni appartengono alle figure “obbligate” nel percorso: le assistenti sociali, gli psicologi, il giudice del tribunale, gli educatori delle strutture che hanno ospitato i bambini. Gli altri volti sono quelli dei figli attesi, conosciuti dopo gestazioni durate molto spesso qualche anno. Altri visi ancora sono quelli che, da questi bimbi, emergono nel corso della conoscenza, del diventare nuova famiglia negli anni. Volti nascosti all’inizio, quelli feriti, malati, quelli che hanno difficoltà a farsi amare e ad accogliere questa seconda opportunità di esistenza senza rimanere intrappolati nel passato doloroso dell’abbandono e dell’abuso.

Daniela, Elisa e Paola ci raccontano la loro storia. La prima è all’inizio, i visi che ha incontrato sono stati per il momento quelli che l’hanno messa alla prova, insieme al marito Raffaele, e l’hanno da poco giudicata idonea all’adottare. Un percorso che deve affrontare ora la parte più dura, quella dell’abbinamento con uno o più bambini, sul doppio binario dell’adozione nazionale (con decreto che dura tre anni) e dell’internazionale (un anno di tempo per trovare il “figlio giusto”).

Elisa e il marito Giorgio hanno con sé da due anni Simona e Massimo, due fratellini di origine bosniaca, nati in Italia e vissuti in istituto da quando la piccola aveva un anno e mezzo e lui quasi tre. I volti che Elisa ricorda sono diversi, con i quali ha avuto un rapporto molto forte, nel bene e nel male. L’assistente sociale che ha messo a nudo la sua vita, la sua storia con il marito, le sue motivazioni, con la quale ha litigato ma che l’ha aiutata in qualche modo a focalizzare le difficoltà nel percorso e il suo desiderio di diventare madre, e moglie di un padre. Un altro volto che ricorda, grata, è quello di una suora, Francesca, amica che li ha sostenuti per tutto il cammino.

Paola invece, ha una sorella, Sonia, adottata quindici anni fa (la bimba ne aveva otto la prima volta che si sono conosciute, dieci quando ha cambiato cognome ed è diventata la piccola di casa) e racconta un vissuto particolare: quello di una ragazza di 18 anni che diventa sorella maggiore, ma in qualche modo anche “mamma”, di una bimba tenera, bisognosa di coccole e di attenzioni, che nel corso degli anni ha svelato anche il volto opaco della fragilità, dell’autolesionismo, della violenza espressa perché subita. Un volto che ama, come lo amano i suoi genitori e il fratello più grande, ma con il quale è consapevole di dover molto lavorare, contenere, custodire, nella fatica oltre che nella gioia.

Simona e Massimo, i figli di Elisa, sono arrivati dopo tre anni di attesa, di quel tempo la madre ricorda, come momento cruciale, il primo giorno in cui lei e Giorgio sono andati a incontrarli: “Credo di non aver mai camminato così in alto – ci racconta – penso che sia paragonabile, così me l’ha raccontata mia sorella che ha due bambini, alla gioia che puoi avere quando stai per partorire: una mescolanza di timore di soffrire, che le cose non vadano bene, e poi una felicità totale, piena, che finalmente tocchi, perché finalmente vedi con i tuoi occhi tuo figlio”.

Anche Paola ricorda il primo giorno di Sonia a casa loro, d’estate. “È arrivato questo mucchietto di ossa, due occhi grandi azzurri, i capelli biondi. La sua paura, la sua dolcezza, le cose semplici da fare con lei ci hanno conquistati all’istante. Era venuta per un soggiorno estivo in Italia per bambini bielorussi provenienti da Cernobyl: dopo il primo soggiorno di due mesi i miei, la mattina dopo la sua partenza, sono andati in Tribunale per depositare la domanda di adozione”.

Daniela e Raffaele ancora immaginano poco del proprio futuro con dei figli. Lei soprattutto non se lo permette, talmente vive la scelta di adottare “con il freno a mano tirato”, per non farsi illusioni. Conosce il mondo delle adozioni, ha un cugino e un conoscente che hanno vissuto questa condizione. “Adozioni fatte negli anni ’70, entrambe problematiche – ci spiega – con problemi di tossicodipendenza e di difficoltà di vivere una vita regolare”. C’è un’immagine a cui pensa Daniela, quasi di nascosto, “la stanza accanto alla nostra da preparare per un bambino, noi due insieme a spingere una carrozzina, le cose da organizzare per accogliere una nuova persona in casa e iniziare una vita insieme”.

Nessuna delle tre donne, nei loro ruoli diversi, tornerebbe indietro, tutte rifarebbero la scelta di diventare adottanti. Anche se la vita così è più faticosa, se Elisa e Giorgio si sono trovati ad affrontare, con la piccola Simona, dei gravi problemi di salute che non si aspettavano e ora la vedono soffrire per delle patologie dovute anche al grave stato di abbandono nel quale è vissuta dalla nascita. Anche se Massimo a volte li rimprovera chiedendo loro: “Perché non arrivavate mai a prenderci?”, ricordando quei lunghi anni in istituto quando ancora Elisa e Giorgio non erano stati abbinati alla coppia di fratellini. E ricorda ancora i nomi di tutti i bambini che hanno lasciato l’istituto cui erano affidati perchè adottati prima di loro.

Non tornerebbe indietro neanche Paola, che ama sua sorella Sonia e non mette in dubbio questo legame, nel quale ha visto sua mamma forte, tenace, rinata nei primi anni di relazione con questa bimba, costante nelle attenzioni e nelle cure per una persona fragile. Anche se la ragazza ha avuto un’adolescenza borderline, se per un periodo ha condotto una doppia vita che i genitori hanno scoperto, dolorosamente, solo dopo qualche mese, se il suo percorso è costellato di tentativi di normalità e di cadute dolorose per mancanza di autostima e di fiducia in sé stessa.

E anche Daniela non rimpiange nulla, pur non sapendo come sarà la sua vita futura, appesa ancora nel limbo dell’abbinamento. Però conosce il desiderio di suo marito, il loro comune sogno di avere una famiglia grande, di accogliere dei figli, di amarli.