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Può un negozio di abbigliamento farti sentire grassa e brutta?

Alcune catene gettonatissime dalle ragazzine tengono in assortimento solo taglie piccole e assumono solo commessi bellissimi e magrissimi. Ma qualsiasi taglia naturale può essere attraente. E non c'è bisogno di far sentire inadeguate le giovanissime clienti

Quando ero più piccolina adoravo entrare in negozi di abbigliamento come Abercrombie & Fitch, Subdued e Brandy Melville e provare i diversi capi perché mi piacevano e perché, ahimé, mi facevano sentire omologata agli altri. Un giorno, entrando a provarmi una felpa, ho sentito una ragazza nel camerino accanto disperarsi con il padre perché si vedeva allo specchio troppo grassa. Colpita dalla curiosità ho aspettato che la ragazza in questione uscisse dal camerino: avrà avuto sì e no quattordici anni ed era decisamente magra.

Altre volte dopo quel giorno ho riscontrato l’identico problema in altri negozi appartenenti a queste catene. Il problema è che i loro capi o sono estremamente piccoli e difficili da indossare o estremamente aderenti, tanto da mettere in luce qualsiasi difetto e da rendere difficile la respirazione per le ragazze che hanno un petto ampio o anche solo forme femminili.

Per negozi come Abercrombie & Fitch, Subdued, Brandy Melville “magro è bello”, e applicano scrupolosamente questa regola anche alle misure dei loro capi; dunque la loro taglia più grande è la quarantaquattro (che poi è una quaranta spacciata per quarantaquattro), e tutte le altre taglie sono più piccole di quello che riportano sul cartellino.

Questo provoca un immenso sconforto per tutte le ragazze alle quali una quaranta non entra (perché è una 36) facendole sentire fuori posto, grasse e brutte. Il messaggio è sbagliatissimo e talvolta pericoloso, perché di fatto questi negozi incitano le ragazze a dimagrire, il che non va bene visto che la maggior parte delle clienti oscillano tra gli undici e i sedici anni, stanno crescendo, sviluppando il loro corpo e hanno bisogno di mangiare. Da qui all’anoressia e bulimia il passo rischia di essere breve.

Non solo i capi venduti diffondono questo messaggio: il direttore della catena di abbigliamento Abercrombie & Fitch, Mike Jeffries, ha stabilito che i commessi debbano obbligatoriamente essere modelli per poter attirare una clientela magra e cool. “I clienti brutti e grassi non li vogliamo”, ha dichiarato Jeffries. Come scrive sul suo blog la make-up artist Clio questa catena di abbigliamento e le sue affiliate, come Hollister, “promuovono l’idea che essere fighi equivalga ad essere magri: purtroppo sono meccanismi già abbastanza diffusi tra gli adolescenti, quindi che un marchio influente come questo vada a rincarare la dose è davvero triste”.

Magro non è necessariamente bello, almeno non è l’unica condizione che può rendere attraente una persona. La bellezza è soggettiva, ed è bella qualsiasi taglia naturale. Non esiste solo la trentotto perfetta, e anche una quarantadue, quarantaquattro e quarantasei possono essere irresistibili. Pensiamo a Kate Winslet che mostra il suo corpo, sicuramente non taglia trentotto, come un trofeo e rifiuta di farsi modificare le foto con il photoshop perché non vuole apparire diversa da quello che è; o alla cantante Adele la cui voce è immensamente potente come quel fisico abbondante che mostra senza vergogna. Il messaggio da diffondere non dovrebbe essere “magro=bello” o “bello=perfetto” ma: “Ogni donna è speciale nella sua unicità”.