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Emanuela Colombo, dal reportage sociale ai ritratti di animali da compagnia

Cani, gatti, conigli. E poi furetti, iguane, tartarughe, pitoni. La vincitrice dell’ultima edizione del Premio Giancarlo Siani per il reportage sociale si è occupata della pandemia dell’Aids ma ama anche fotografare gli animali da compagnia

C’è chi sostiene che se si ha una passione molto forte questa trovi sempre il modo per esprimersi, per mettere in atto le proprie potenzialità; in realtà, non tutti hanno la fortuna di riconoscere il proprio talento e di poterlo coltivare. Anche la passione per la fotografia di Emanuela Colombo, vincitrice dell’ultima edizione del Premio Giancarlo Siani per il reportage sociale, ha fatto un giro molto ampio prima di arrivare a destinazione. “Per fortuna nella mia vita ho trovato il modo e l’opportunità per cambiare direzione molte volte. Ho cominciato a viaggiare e fotografare quando ero ancora al liceo. Appena potevo, partivo con zaino e macchina fotografica e cercavo di imparare da chi era più esperto di me a raccontare le cose che vedevo, gli incontri che facevo. Storie poco conosciute, di persone che vivevano ai margini della società, ma che ritenevo valesse la pena di condividere.”

Poi l’Università, la laurea in Comunicazione allo Iulm di Milano, e l’ingresso nel mondo del lavoro, nel settore farmaceutico. Gli anni passano ed Emanuela riceve gratificazioni economiche e avanzamenti di carriera. “Più andavo avanti e più mi accorgevo che stavo sprecando tempo, che quella vita non era fatta per me. Non sono una da colpi di testa e non è stata la decisione di un attimo… Ci ho messo 15 lunghissimi anni! Ma ad un certo punto ho preso il coraggio a quattro mani e mi sono licenziata. Sono tornata a scuola, questa volta quella giusta, seguendo un Master in fotografia alla Naba, la Nuova accademia delle Belle Arti di Milano.”

E dopo un periodo intenso di lezioni e laboratori Emanuela ricomincia a viaggiare, non solo per passione ma finalmente anche su commissione, di ong e testate giornalistiche: si specializza in reportage sociale, con una particolare attenzione al tema dell’Hiv e delle cure per arrestare la pandemia dell’Aids. “Le conseguenze del contagio del virus e lo strazio dei corpi dei malati sono un’immagine che tutti abbiamo visto e sicuramente conserviamo nella memoria. Ma grazie alla scoperta dei farmaci anti-retrovirali siamo di fronte alla prima generazione che potrebbe vedere la fine dell’epidemia. Io ho cercato di raccontare come vivono le persone che hanno accesso alle cure, restituendo attraverso i loro volti e la loro quotidianità il senso di un lungo percorso di riabilitazione.”

Tre anni fa nasce suo figlio Lorenzo e stare lontana per lunghi periodi diventa più difficile. Per continuare a vivere fotografando, ma in maniera più stanziale, Emanuela non vuole cedere alla triade matrimonio-battesimo-comunione tanto paventata dai fotoreporter. E così pensa di mettere a frutto un’altra delle sue passioni: quella per gli animali. “In casa abbiamo sempre avuto animali e appena sono andata a vivere da sola ho adottato 3 jack russel. E ovviamente li ho ritratti, impegnati in tutte quelle attività che sono parte della loro natura e dell’interazione con me e la mia famiglia. Le foto sono piaciute agli amici e tramite passaparola mi sono arrivate le prime richieste da parte di altri proprietari di animali da compagnia: cani, gatti, conigli. E poi anche furetti, iguane, tartarughe, pitoni.”

Grazie allo spazio che le consente la villetta nella campagna di Sumirago, dove è andata ad abitare dopo il matrimonio, Emanuela adibisce un intero piano della casa all’allestimento di un vero e proprio studio fotografico. Oltre alle normali attrezzature bisogna pensare alla sicurezza degli animali, a proteggere i cavi e usare materiali infrangibili. Ma la parte più importante del lavoro, come in qualsiasi ritratto, è il rapporto con il soggetto.
“Ogni animale reagisce diversamente alle luci, alla temperatura, alla presenza umana e perfino al rumore dello scatto fotografico. La naturalezza e la risposta istintuale che cerco di ottenere sono il risultato di una lunga osservazione. Ma per raggiungerlo bisogna creare, per quanto possibile, un senso di intimità e di empatia anche con l’animale più selvatico. È una bella sfida quando ti trovi di fronte un’aquila reale, come mi è successo recentemente. Anche perché il mio obiettivo è che il ritratto non si esaurisca nella sola tecnica e composizione fotografica ma che abbia una sua dignità artistica.”

E infatti le foto di Emanuela non sono acquistate esclusivamente da proprietari e allevatori ma sono state vendute anche durante l’ultima edizione del Mia, la Fiera internazionale di arte fotografica che si tiene ogni anno a Milano.
“Anche se le direzioni cambiano, le esperienze restano, soprattutto quando sono così intense come gli incontri con le persone segnate dallo stigma dell’Aids. In questo periodo sta girando per l’Italia Portraits of hope, una mostra che ho realizzato qualche tempo fa ad Haipong, una città portuale del Vietnam dove si registrano tra i più alti tassi di consumo di stupefacenti, prostituzione e diffusione del virus dell’Hiv nel paese. Quando il mio bambino sarà un po’ più grande riprenderò sicuramente il lavoro di reportage sociale. Per il momento continuo a circoscrivere la mia esplorazione al mondo degli animali da compagnia e dei loro proprietari. Qualche tempo fa sono stata contattata da un collezionista di polli da esposizione e il mio prossimo impegno sarà curare un libro fotografico su una serie di campioni di questa particolare specie avicola.”