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Arriva l’anti-Barbie, una bambola ispirata alle donne normali

Si chiama Lammily, la bambola "normale", con le misure medie di una ventenne americana, così come fornite dal Center for Disease Control statunitense a Nickolay Lamm, l'artista digitale creatore dell'anti bionda firmata Mattel. Snodata perché ama lo sport

Altro che Barbie. Dimenticate le gambe lunghe, il collo affusolato, il seno anti-gravitazionale, il vitino di vespa. Lei è Lammily, la bambola iper-normale, con le misure medie di una ventenne americana, così come fornite dal Center for Disease Control statunitense a Nickolay Lamm, l’artista digitale creatore dell’anti bambolona firmata Mattel.

Mi sono chiesto: cosa accadrebbe se le bambole più alla moda avessero le proporzioni delle donne standard?, spiega Lamm sul sito dedicato alla sua nuova creatura – www.lammily.com. La risposta l’ha trovata in un prototipo 3D per realizzare il quale non solo si è rivolto a Robert Rambeau – ex Vice Presidente del settore manifatturiero Mattel, che ha messo a disposizione la sua lunga esperienza per suggerire i migliori fabbricatori di bambole – ma ha lanciato una ricerca fondi ad hoc sulla piattaforma. Il risultato? A pochi giorni dalla chiusura della campagna Lamm ha superato l’obiettivo iniziale, mettendo insieme più di 12.000 finanziatori e oltre 440.000 dollari.

Tutto pronto, quindi: i primi 20 esemplari di Lammily – fianchi larghi, collo corto, lunghi capelli castani – saranno acquistabili online dal prossimo Novembre. E se per fare il suo ingresso sul mercato la bambola più mediocre che c’è ha già pronto uno slogan –, medio è bello – non possiede però un abitino adatto all’evento: indossa solo camicia, shorts, scarpe da ginnastica bianche. Proprio come una teenager qualunque.

Ma c’era proprio bisogno di una bambola così? Secondo il suo inventore – ovviamente – sì. L’ideale estetico proposto e incarnato da Barbie sarebbe, infatti, dannoso per le ragazzine le quali se a 8 anni giocano con l’incantevole bionda a 15 potrebbero invidiarle le forme e volerla imitare. A dare manforte alla tesi di Lamm ci sarebbe anche una ricerca realizzata nel 2007 dall’Università del Sussex e intitolata: “Does Barbie Make Girls Want to Be Thin? The Effect of Experimental Exposure to Images of Dolls on the Body Image of 5 to 8 year-Old Girls”. Secondo Helga Dittmar, Emma Halliwell e Suzanne Ive, le coordinatrici dell’indagine, le ragazze che giocano con la bambola dimostrerebbero un grado di auto-stima minore di quelle che non la usano. Un effetto, però, verificabile solo dopo l’esposizione immediata al gioco e non nel lungo termine – anche se, insistono le ricercatrici nelle conclusioni, l’ideale di bellezza e magrezza interpretato da Barbie potrebbe contribuire ad aumentare i rischi di disordini alimentari.

Tutte sciocchezze, invece, per Kim Culmone, designer Mattel, che in una intervista ha difeso le misure della biondona: Barbie non è mai stata progettata per essere realistica, ha dichiarato. Le sue proporzioni, ha invece voluto sottolineare, la rendono più facilmente maneggevole: grazie a quella vitina da vespa è più facile vestirla e svestirla – come se una motivazione del genere rendesse le madri più serene rispetto agli effetti psicologici della bambola.

Lamm al contrario si è posto un obiettivo ideale – in sostanza: Lammily deve essere un buon esempio – e per raggiungerlo ha pensato a tutto. Non solo, quindi, Lammily appare come le adolescenti della porta accanto, con poco trucco e capello castano, morigerata e in salute, ma è abbigliata e progettata per fare quello che le brave ragazze amano: ginnastica. Ha, infatti, ginocchia, caviglie, polsi pieghevoli, perché, spiega l’artista, ama lo sport.

Altro che Barbie damigella, Presidente, cantante, rock star. Se si è nella media, in fondo, bisogna esserlo in tutto. Anche nelle aspirazioni.