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Limo, no grazie. Quel che resta dell’8 marzo e delle sopravvissute

Della festa delle donne per ora rimane soprattutto un fastidioso appaiamento commerciale. Un 14 febbraio col bigliettino delle frasi fatte della Perugina senza manco il Bacio. Che in questo caso è l’apostrofo eroso tra le parole mo’ basta

La prova del nove è arrivata, tre giorni prima del D day, con un titolo dell’inserto Viaggi di quotidiano progressista che, alla voce Piemonte, titolava a sei colonne: “Piccole fughe per far festa tra donne”. La sagra quotarosata nelle Langhe era stata preceduta poco prima dalla mail invito di un club enologico a base di “8 marzo, cena con tour panoramico in Limo rosa a soli 40 euro”. Limo. Decisamente più comodo e glamour degli zoccoli neri sfrangicaviglie che difficilmente esponenti femmine al disotto dei 45 anni ricorderanno.

Dice facciamo il punto sull’8 marzo. Il punto sull’8 marzo non è quello che significa e quello che è stato ma, per dirla con Paula Fox, “Quello che rimane”. E per ora rimane non solo ma soprattutto un fastidioso appaiamento commerciale. Un 14 febbraio col bigliettino delle frasi fatte della Perugina senza manco il Bacio. Che in questo caso è l’apostrofo eroso tra le parole mo’ basta.

Quello che rimane è il quotarosismo che obbliga i maschi a nominare le femmine facendole sparire dalla quota neutra delle persone-adatte-per. Dice ma sennò non ci si arriva per niente.

Quello che rimane sono, a latere, anche illuminati televisionari che, a una donna che possieda la bellezza, son pronti a giustificare qualsiasi cosa tranne la possibilità dell’intelligenza.

E pure a chiedere un po’ in giro nella stretta cerchia delle sopravvissute agli zoccoli sfrangicaviglie, quello che rimane è percepito spesso come un contentino stinto.

Poi, per carità, c’è anche un chiaro anzi giallo poster di dichiarazione d’intenti – spiace precipitare così nelle citazioni ma qui corre l’obbligo – di gruppo umoristico impazzante sui socialcosi, “Tua madre è leggenda”, che mirabilmente riassume lo spirito con il quale ci si accosta la maggior parte degli uomini:

– Cosa fai l’8 marzo?

– Festeggio le donne

– In che modo?

– Metto uno striscione in terrazza con scritto

C’AVETE TUTTE RAGIONE!

Quello che rimane è anche un grande alibi per continuare col solito andazzo dal 9 al 7 dell’anno dopo. Sostanzialmente una festa degli innamorati festeggiata sulla fiducia dai single.

Quindi? Quindi anche quest’anno è in corso da giorni la saga de “Un’-occasione-per” che si perde nella quotidianità delle occasioni perdute. E, notoriamente, niente è gratis. Ma se il prezzo dell’8 marzo è, per dirne una, lo stalking su ministre rincorse da telecamere in cerca di doppisensi il 22 febbraio, mi dispiace ma io non lo pago. Forse meglio quei 40 euro per la Limo rosa.