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Le amiche di Redo, cucito e passione per una moda del riuso

Hanno cominciato con un bando della Provincia di Roma per comprare i primi macchinari. Ora creano abiti e accessori che vendono a cifre abbordabili e tengono corsi per chiunque voglia reinventarsi sarta e stilista partendo dal riuso creativo

Hanno preso in prestito, rovesciandole, le prime due note musicali e ogni giorno dal loro laboratorio in via Roberto De Nobili, a Roma, suonano musica con il ticchettio delle macchine da cucire e il cicaleccio tipico di un normale consesso femminile. Sono le ideatrici di Redo, il progetto di moda etica, sostenibile e collettiva, attivo ormai da almeno 3 anni ma che sta vivendo negli ultimi mesi una nuova vita. Così come le loro creazioni, che da semplici scarti industriali diventano capi d’abbigliamento unici. Alma Vetri, Simona Orlandi Posti, Martina Iacubino e Angela Cifelli sono le menti e le braccia di Redo, anche se poi cedono il passo volentieri a sarte specializzate per le creazioni più complicate, creando un indotto non di poco conto in tempi di crisi.

“Con lo sguardo sempre proiettato in avanti alla scoperta di nuove tecnologie, puntiamo al recupero di antichi saperi sartoriali unendoli al rispetto dell’ambiente. L’impiego di materiali di recupero, l’attenzione alla filiera produttiva e la progettualità di prototipi unici e innovativi sono inostri punti di forza”. Simona Orlandi Posti è la ‘comunicatrice’ del gruppo. Si occupa della diffusione del progetto ed è lei ad aver partecipato al bando delle idee del Municipio nel 2011 per poter comprare i primi strumenti e far partire i primi corsi di cucito per ragazze con meno di 30 anni. “Siamo partite ispirandoci all’open source di Serpica Naro, il brand ideato da alcune precarie della moda di Milano. All’inizio sembrava il nome di una stilista anglo-nipponica, ma presto si scoprì che era l’anagramma di San Precario. Ci sentiamo vicine a loro per il rispetto che hanno dimostrato verso i lavoratori e per l’idea di moda creativa, originale e soprattutto aperta a tutti. Organizzammo la prima sfilata con un discreto successo e decidemmo di continuare”.

All’inizio erano capi d’abbigliamento riciclati, nati da vecchi abiti e reinventati. Un lenzuolo diventava una gonna. O magari una camicia da notte veniva trasformata in abito primaverile. “Redcycle (il nome del primo progetto) andava bene, ma volevamo anche rinnovarci. Redo è energia nuova. È la normale evoluzione del progetto. Siamo nate dal riciclo vero e proprio fino al riuso di scarti industriali. Trattiamo materiali non comuni che presuppongono una ricerca. Ad esempio la vela per le barche”. Che è uno degli ultimi materiali che le ragazze di Redo stanno sperimentando. Arriva nel laboratorio sporca e piene di salsedine. Normalmente finirebbe al macero. Qui invece viene trasformata in borsette componibili, stile origami, cioè un modulo unico a incastro che, spiegato, può assumere la forma di una borsa da mare. “L’abbiamo pensata per l’estate, per chi viaggia e ha bisogno di mettere in valigia qualcosa che non occupi troppo spazio ma che poi possa essere utilizzata ampiamente”.

La borsetta è solo uno degli accessori che faranno parte della collezione della prossima primavera in cui torneranno anche dei capi che nella scorsa ‘Capsule collection Redo for Christmas’ hanno avuto molto successo. La maglietta, ad esempio, double face, pensata per chi sta tutto il giorno fuori. “Può essere indossata da sopra e da sotto con un doppio guadagno. Di tempo per chi non può passare a casa per cambiarsi dopo il lavoro e anche economico visto che con un unico capo ne posso avere due”.

Un concetto che si ripete anche con la gonna che ha la lampo sui due fianchi in modo da comprare anche un solo lato alla metà del prezzo e avere così fantasie diverse e abiti infiniti. “Le gonne sono scarti industriali, residui di ordini che andrebbero buttati. Ciò che per gli altri è spazzatura, per noi è valore aggiunto. Noi non produciamo nulla, riutilizziamo tutto, quindi siamo ancora più ecologiche. E tutto ciò comporta uno sforzo creativo immenso perché tu non parti dalla stoffa, ma è un processo inverso. Parti da una cosa già fatta e le doni nuova vita conservando però la sua storia”.

I capi targati Redo vanno bene per tutte le taglie, grazie alla loro adattabilità, e per tutte le tasche. Si va dai 10 euro della borsetta ai 60 euro. Ricavato che va ad autofinanziare il progetto, senza ancora nessun guadagno personale. “Ci siamo costituite in associazione e vogliamo per il momento proseguire su questa direzione crescendo insieme con il progetto. Non essendo sarte di alto livello, ci siamo appoggiate ad altre persone. Qui dentro facciamo il prototipo. Seguendo la filosofia della condivisione dei saperi e il motto ‘la moda è un ingranaggio collettivo’, organizziamo inoltre corsi, workshop, incontri, mostre ed eventi”.