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Marella Ferrera, in Sicilia riunisce sarte dalle mani d’oro e crea alta moda

Fino al 26 aprile al museo di Palazzo Biscari a Catania in mostra gli abiti omaggio alla patrona Sant'Agata. La stilista Marella Ferrera racconta qui la sua antica arte sartoriale legata a una terra femmina: la Sicilia.

Quando nel 1993 Marella Ferrera esordì nell’alta moda venne annoverata irrimediabilmente tra gli sperimentatori del settore, prezioso fregio non cucibile al bavero di tutti. La stilista catanese, sfidando e usando materie che non erano ancora state considerate, portò in passerella la Sicilia attraverso una sentimentale visione di quel paesaggio caratterizzato da terre battute dal sole rovente e paglie accecanti.

Nessuno prima di lei aveva percorso le vie improbabili del ricamo su pietra lavica, terracotta e ceramica di Caltagirone. La sua provocazione più interessante? «È stata quella di proporre tutto ciò che non era stato fatto», ci dice. Marella Ferrera, dopo la formazione capitolina e dopo una permanenza meneghina, ha scelto di tornare a Catania, nel suo “buen ritiro” all’ombra dell’Etna, irrobustendo ogni energico legame con la sua terra. Una decisione che non ha intralciato la sua missione di stile ma l’ha consolidata con il monitorare da vicino la creazione dei suoi dettagli armonizzanti: «Non mi sono mai fatta tentare dai ricami indiani prodotti a basso costo e in condizioni di sfruttamento minorile, e prediligo bottoni in pietra lavica piuttosto che le loro riproduzioni di matrice cinese. È una questione etica perché ho grande rispetto per la materia, al punto da aver impostato il mio modus operandi sul riciclo e sulla possibilità di rileggere per dare una seconda vita e un nuovo percorso alle cose».

La sua, come quella dei grandi couturier, è una moda lontana dal low cost perché «Quando si acquista un pezzo bisogna eticamente oltrepassare la soglia del tempo senza umiliarlo con le tendenze stagionali. Un capo ben prodotto, in fondo, è per sempre». In azienda, tra sarte instancabili e attente assistenti, un motivo ricorrente: manichini di vecchie madonne del Settecento. Siamo in Sicilia, nella Terra dove le sante patrone vengono portate processione altere come regine; non bastano solo le vesti e i manti preziosi, devono esibire – come nel caso del busto argenteo di Sant’Agata, protettrice di Catania – anche i loro corredi di gioielli frutto delle donazioni dei devoti.

A questo inossidabile aspetto un po’ pagano, Marella Ferrera dedica l’esposizione “Donne, Madonne, Sante & Regine – Omaggio a Sant’Agata” che altro non è che un antropologico excursus storico dal XVI secolo ai giorni nostri – attraverso una collezione di statue in legno e in cera – sull’importanza dei riti di vestizione e dei pregiati decori. La mostra – giunta dopo l’elaborazione firmata dalla stilista degli abiti per le dee Dèmetra e Kore (gli Acroliti di Morgantina oggi esposti al Museo Archeologico di Aidone, in provincia di Enna) – sarà visitabile fino al 26 aprile nelle sale del museo di Palazzo Biscari che, come le materie usate nella moda, rivive una seconda vita grazie al regalo che la designer catanese ha voluto fare alla sua città: «Dopo anni di abbandono, ho sentito l’esigenza di compiere un grande atto d’amore e di coraggio verso quello che fu il primo museo privato al mondo.

Il museo Biscari, che già nel 1700 godeva di riconosciuta fama mondiale, fu visitato e ammirato da Goethe il 3 maggio del 1787, divenendo per fascino ineguagliabile tappa del gran tour dell’epoca. Lo abbiamo riaperto proprio il 3 maggio 2008 per rievocare il passaggio dello scrittore, poeta e drammaturgo tedesco, a 250 anni dalla sua prima apertura». Un ritratto di signora sospeso tra moda e cultura, quello di Marella Ferrera, sublimato totalmente al femminile: «L’universo è femmina. La Sicilia è femmina, e la mia esperienza nasce dall’aver creduto fortemente di continuare la mia vita qui perché chi impara a camminare in Sicilia può correre nel resto del mondo».