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A Natale abbracciate la vostra antisocialità come una sorella

In Italia tutti bevono sempre di più e le vacanze diventano il regno del "vale tutto". Cinque consigli per gestire le situazioni portatrici di ansia e una strategia per arrivare vive alla prima alba del 2014

Per chi ha smesso di farsi, le due settimane delle vacanze invernali sono un periodo in cui è sempre Capodanno in crociera alle tre di mattina, due settimane di corridoi senza fine a chiedersi se è proprio impossibile sopravvivere quando ci si butta da una nave in mare aperto, mentre gli altri passeggeri ridono da soli e agitano trombette, e per due settimane tutto il tempo si sente solo Maracaibo.

Questi sono gli anni buoni.

Gli anni meno buoni sono due settimane vere di Maracaibo, però noi siamo alla Capannina di Forte dei Marmi, incastrate in mezzo a una folla fatta tutta di gomiti, e c’è Jerry Calà che canta e suona il pianoforte e dopo un minuto farfuglia “non mi ricordo le parole”, e lì tutti urlano “bravo Jerry, grandissimo!”, e lui ricomincia da capo. Ma-ra-ca-i-bo, mare forza nove.

A quest’ultima scena potrei aver assistito per davvero.

Comunque: in Italia tutti bevono sempre di più. Tutti si fanno sempre di più. Se gli amici col tempo hanno sviluppato il buon gusto di non tirare coca davanti a noi, le vacanze sono il regno del vale tutto. Vengono aperte bottiglie alla minima provocazione, e non c’è bisogno di arrivare a Capodanno per sapere che non siamo mai troppo lontano da un ubriaco.

Natale è peggio dei matrimoni. Non a caso, ogni specialista di rehab e disintossicazione dedica all’argomento “feste comandate” un capitolo del suo ultimo manuale salva-tutti, o almeno un elenco di consigli gratuiti sul suo blog. Ma anche gli esperti devono arrendersi alla realtà: sotto Natale viene a mancare la cosa più importante, per noi. Non c’è tempo per stare da sole. Siamo costrette a passare del tempo con persone che ci sostengono, in teoria, ma non hanno mai capito a cosa abbiamo rinunciato in cambio di una vita più normale, e ci fissano chiedendo “stai bene?”. (A noi non si chiede mai “come stai?”: a noi chiedono sempre se stiamo bene).

Questo sempre che non ci tocchi allestire presepi in mezzo a persone che sentono il bisogno di dirci “l’alcol non è una dipendenza, non è come l’eroina…”, o che si sentono in pieno diritto di spiegarci come funziona la metanfetamina perché guardavano Breaking Bad. (Voi non li odiate, questi? Io li odio un sacco).

L’anno scorso avevo neutralizzato tutto quanto facendo scattare il piano “ho una consegna di lavoro urgente”: mi svegliavo alle due di pomeriggio, cincischiavo fino alle sette di sera, dalle sette alle tre-quattro di mattina scrivevo, poi andavo a dormire con le benzodiazepine, e il giorno dopo da capo. Due settimane così edoniste non le passavo da quando come pranzo di Natale mi feci portare il thailandese a domicilio e passai il pomeriggio guardando Amori e sparatorie su Iris.

Quest’anno, invece, vacanze in famiglia. La sentite Maracaibo in lontananza? Perfetto. Io la sento dall’8 dicembre.

Non posso dare consigli a nessuno, no. Ma vi suggerisco una strategia per arrivare vive alla prima alba del 2014: non cercate di domare la vostra anti-socialità. Abbracciatela come una sorella. Vi aiuterà a gestire le situazioni portatrici di ansia.

Vediamo le più comuni:

1. Obbligo di conversazione. Avete un Kindle? Riempitelo di narrativa spazzatura che non vorreste mai possedere in copia cartacea. Abbiate cura di verificare che tra le parole-chiave risulti “lieto fine”, e il gioco è fatto. “Cosa stai leggendo di interessante?” “Oh, nulla. Una rielaborazione personale della Nascita di Cristo tutta virata al maschile. Zayn Malik è rimasto incinto e sta per partorire il figlio di Liam Payne. Il loro è vero amore, lo sai”. Ricaricate la batteria al 100% ogni notte.

2. Parenti/amici strafottenti. Alla prima osservazione del genere “ah, non brindi con noi? Qualcosa non va?”, rimboccatevi le maniche, fate un sorriso, e raccontate tutto. Tutto tutto tutto. A partire dal vostro primo ricovero. Abbondate nei dettagli, e state tranquille, nessuno tornerà a fare il bis.

3. Vicinanza fisica col resto del mondo. Se non potete evitare viaggi in macchina che durino più di 60 minuti, tempo-limite accertato prima che manchi l’aria alla maggioranza di noi, acquistate un biglietto ferroviario appena arrivate a destinazione. Portate sempre in borsa una lista degli orari dei treni. Anche degli aerei, in effetti.

4. Orrore del proprio aspetto. Non arrivate a Natale con le radici in evidenza tra i capelli! Ritoccate tutto, tagliate il tagliabile, e approfittatene per farvi tingere le punte di rosa, davanti e dietro. Niente strilla “persona in caduta libera, crisi contagiosa, ignorare, ignorare” come una donna adulta che osserva il Santo Natale facendosi ri-decorare alla Spring Breakers.

5. “Non ho abbastanza soldi, la mia vita fa schifo”. Tutto quello che spendereste per fingere di alleviare le sofferenze altrui tramite scarpe da signora e SuperCoralli Einaudi, mettetelo via per pagarvi un altro tatuaggio a metà gennaio. Così sapete che non potete morire prima del 2014: alla vostra età farsi tatuare collo e mani è una decisione ponderata.