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Confessione di una ribelle che le feste le odia. Ma davvero

A Natale e Capodanno meglio stare soli, rifiutandosi di soccombere alla tradizione. Niente panettone a Natale, niente cotechino a Capodanno. Da New York alla Tailandia, in fuga da presepi, botti e trenini

Mi chiamo Simona Siri e odio il Natale. Sì, lo so, tutti dicono di detestare le feste, di non comprare nessun regalo, di sognare spiagge solitarie, di “uh che noia i parenti”, ma la verità è che poi alla fine tutti soccombono alla tradizione, contenti di cedere.

Io no. Io il Natale lo odio davvero. Io non compro regali. Io non vedo i parenti. Io non mangio neanche il panettone. Io, a Natale, sto da sola. E sono felice.

La prima volta è stata otto anni fa: avevo deciso di passare le vacanze a New York e per puro caso l’unico volo ancora disponibile era quello in partenza da Milano il 25 dicembre alle 10 del mattino. Non ci pensai neanche un secondo: vado lo stesso.

Arrivai a New York il 25 dicembre poco dopo l’ora di pranzo. Dall’aeroporto JFK presi un taxi per andare a casa – l’appartamento di un amico che a sua volta era partito per la Malesia – e con mio grande orrore mi accorsi che persino a Manhattan alcuni negozi erano chiusi. Non tutti, per carità, ma alcuni sì. Abbastanza per ricevere la sensazione che quello fosse un giorno speciale. Esattamente il contrario di quello che cercavo io.

Alla sera andai da sola in un ristorante francese vicino a casa: uno dei pochi aperti. Mangiai al bancone e feci conversazione con il cameriere. Non si sa se per pietà o se per reale simpatia, ma il cameriere mi omaggiò di una gigantesca fetta di torta alle mele con gelato alla vaniglia sopra. “Per festeggiare”, disse. Che carino. Peccato non avesse capito un tubo.

Constatato che anche nella multietnica e multireligiosa New York il giorno di Natale non è come tutti gli altri, l’anno dopo mi spinsi ancora più in là: Tailandia. In un paese a prevalenza Buddista mica si celebrerà il Natale, no? In effetti no, non si celebra, ma essendo una destinazione molto turistica qualche albergo con l’albero e le lucine si finisce per trovarlo sempre. Meglio comunque di New York.

Il vero problema però è il Capodanno. Siccome odio anche quello, evitare qualsiasi forma di celebrazione la sera del 31 dicembre è diventata un’impresa, molto più complicata della precedente. No, con il Capodanno allontanarsi e basta non funziona: lo festeggiano ovunque, anche in Tailandia, nonostante il loro sia ad aprile.

Tre anni fa lo feci in volo, sperando che ad alta quota, passando da un continente all’altro e nel dubbio su quale fuso orario seguire e quindi senza una mezzanotte precisa, il conto alla rovescia fosse evitato. Infatti fu così e fu bellissimo: mi addormentai in un anno e mi risvegliai in quello successivo come se niente fosse. Mai passaggio fu più indolore. L’unica concessione furono le hostess, addobbate a festa con quegli occhiali giganti che indicano i numeri dell’anno nuovo. Poca roba.

Sfortunatamente fare in modo di trovarsi in aria il 31 dicembre sera non è così semplice. Bisogna programmare in anticipo, prenotare, scegliere la tratta giusta. L’altra opzione per evitare conti alla rovescia, trenini, botti e tutto il resto è chiudersi in casa. Non uscire. Soprattutto, mentire a chi – magari dotato di buone intenzioni, per carità – prende questa decisione come sintomo di tristezza e cerca in tutti i modi di convincervi a partecipare a una qualche festa, quella sì tristissima.

Ecco, lì bisogna essere forti, non cedere e se proprio dall’altra parte non sentono ragioni, arrivare anche a mentire, appunto. Inventare malattie, contrattempi, allagamenti in casa, qualunque cosa. Rispondere semplicemente “no grazie, stasera rimango a casa”, non serve. Cercheranno in tutti i modi di trascinarvi fuori, di rovinarvi la serata che voi già pregustate da soli con una pila dei vostri dvd preferiti, una bottiglia di champagne, schifezze assortite da mangiare.

Loro, quelli che si mettono la biancheria rossa, che vanno in ristoranti affollati con il menù a prezzo fisso o stanno in casa a cucinare lenticchie, ecco, loro che la sera del 31 dicembre iniziano con volere fare una cosa in pochi amici, ma poi non si come a tavola sono sempre per essere il doppio “ma dai, a Giovanna e Lucio dobbiamo dirlo, su” “vabbè ma se lo diciamo a loro, allora anche a Sabrina e Francesco, dai”, ecco, proprio questi che dicono “ma no, una cosa sobria” e poi finiscono ad accendere stelline una via l’altra, ecco, questi sono quelli che più di tutti cercheranno di convincervi a uscire di casa. E sapete perché? Per invidia. Voi, mi raccomando, non cedete. Mai.