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Lo yoga mi ha salvata e ora io cerco di salvare le bambine indiane

Ha sconfitto il cancro e si è fatta rapire dall'India. Emanuela Sabbatini si racconta e ci svela il lavoro dell'associazione che si dedica alle bimbe "intoccabili" sottraendole ai matrimoni combinati e a un destino di povertà

Mi chiamo Emanuela Sabbatini e ho 37 anni. Da 16 anni pratico yoga e sono un’insegnante della Federazione Mediterranea Yoga. In passato ho vissuto alcune esperienze forti – fra cui un cancro a 28 anni che ho superato e che mi ha formata – e sono convinta che la mia più grande fortuna sia quella di avere in mano la vita e poter donare a chi ne ha più bisogno.

Praticare yoga mi ha aiutata in questo percorso di consapevolezza e mi ha fatto scoprire una delle più grandi nazioni del mondo: l’India, che dal 2008 mi ha catturata come una rete dalla quale non mi sono più voluta liberare. Sono tornata non da turista, ma per interagire con le famiglie locali e ho incontrato una donna splendida, Mara Sandri, italiana di Bologna che ha costituito la Fondazione Fior di Loto India, di cui è presidente.

La Fondazione Fior di Loto India si occupa delle donne e bambine della cittadina di Pushkar, nel Rajasthan. Ha creato una scuola dalla materna alle medie per bimbe che, a causa della loro appartenenza sociale (fanno parte alla casta degli intoccabili, “i dimenticati della terra”, come li definiva il grande Dominique Lapierre) non hanno accesso all’istruzione, e successivamente le avvia verso un iter di formazione professionale.

Perché proprio le bambine? Perché in India sono considerate inutili, e spesso quando nasce una femmina si pensa che in famiglia sia arrivata una disgrazia. Vengono date spose appena possibile, spesso durante l’infanzia, a uomini che le bimbe non hanno mai visto e che sono spesso anche 30, 40 anni più vecchi di loro. Il che è uno dei motivi per cui gran parte di queste bambine restano vedove. Il matrimonio vero e proprio avviene al compimento dei 18 anni ma già dai 5, 6, 7 anni vengono promesse, e quella promessa le lega per sempre.

Dopo la cerimonia, le spose bambine dovrebbero tornare nella casa dei genitori fino alla prima mestruazione. Ma i genitori che hanno fretta di disfarsi di loro le consegnano subito alla famiglia dello sposo. La donna indiana che appartiene alle caste più povere dalla nascita alla morte deve restare sotto tutela del padre, del marito o dei fratelli, che ne possono disporre a piacimento, con il solo obbligo del mantenimento. La tradizione le vuole sottomesse e silenziose: per parlare con il marito, e con gli uomini in generale, devono coprirsi il volto con il velo. Così si ritrovano completamente sole.

Quando le spose bambine diventano vedove vengono del tutto emarginate. La parola “vedova” in lingua indù significa anche “donna di malaffare e per la società è considerata la causa stessa della morte del marito. Oggi le vedove bambine in India sono circa 40 milioni. Non possono tornare nella famiglia di origine perché secondo la cultura indù la donna sposata appartiene per metà a suo marito, e se lui muore la società non sa che farsene di “una donna a metà”. Dopo la morte del coniuge vivono sole, vestono di bianco, tagliano i capelli e devono stare lontane da tutti. Circa il 90 per cento gira l’angolo e diventa prostituta: quasi ovvio, per chi vive già sulla strada. Altre (ma sono la minoranza) chiedono l’elemosina davanti ai templi indù. Non è più vita: infatti molte di loro si uccidono.

Dal 2008 ho iniziato a collaborare con la fondazione Fior di Loto India facendo fundraising in Italia e cercando di dare il mio aiuto direttamente in loco. Ho trasformato anche le mie feste di compleanno in iniziative solidali, chiedendo come dono un piccolo contributo per le bambine, e mi sono recata in India ogni anno come volontaria.

Nel 2012 sono stata nominata portavoce e ambasciatrice italiana della Fondazione, e visti la mia grande passione per l’India e il forte legame con le bimbe indiane, ho proposto a quattro amici speciali di costituire insieme una onlus italiana. A dicembre 2012 ho deciso di lasciare l’azienda per la quale lavoravo da 13 anni per dedicarmi completamente a questo cammino. Il coraggio è sempre stata la mia arma vincente!

Il 25 giugno scorso è nata Fior di Loto India Onlus (Aflin), che ha lo scopo di promuovere e incrementare il sostegno in Italia per la fondazione indiana. Aflin è un’associazione italiana senza scopo di lucro costituita grazie alla volontà di un gruppo di professionisti da sempre sensibili e attenti alle necessità di coloro che vivono in contesti socialmente disagiati.

I progetti attualmente in corso sono:
– sostegno a distanza per l’istruzione delle bambine appartenenti alle caste più deboli, grazie al quale siamo riusciti ad iscrivere a scuola 350 bambine. Il nostro obiettivo? Arrivare (almeno) fino a 1000.
– programma alimentare per il sostentamento delle famiglie più povere cui appartengono le allieve, per garantire loro il cibo necessario alla sopravvivenza: ogni settimana le famiglie ritirano il cibo presso un negozio con cui abbiamo fatto una convenzione.
– pensionamento mensile per le vedove, che dà loro la possibilità di condurre un’esistenza dignitosa.
– programmi sanitari per il trattamento di patologie dell’età pediatrica. Ci occupiamo di educazione igienica e sanitaria, effettuiamo visite specialistiche periodiche, avviamo partnership con le strutture sanitarie locali e prendiamo in carico direttamente i casi clinici particolarmente critici.

Infine Aflin individua via via alcuni progetti prioritari: al momento il principale, che richiede uno sforzo ingente, è la costruzione di una nuova scuola. Dopo anni di richieste ufficiali, il governo indiano ha concesso alla fondazione di acquistare un terreno su cui costruire una scuola di proprietà, invece che continuare a pagare un affitto. Il nuovo edificio sarà in grado di ospitare più bambine, avrà una palestra, un laboratorio di informatica, una biblioteca e un’infermeria.

Sostenere i progetti di Fior di Loto India Onlus significa contribuire attivamente al miglioramento delle condizioni di vita delle famiglie indiane e aiutare tante bambine a sottrarsi ad un destino altrimenti inevitabile.