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Nudo esibito (o esibizionista?) a metà strada tra libertà e showbiz

Corpo, libertà, esibizionismo. La querelle fra tre cantanti di tre generazioni diverse che ha infiammato il web. Sinéad O'Connor, Amanda Palmer e Miley Cyrus, tra talento e stereotipi

Sinéad scrive a Miley, Miley la liquida sprezzante, Amanda scrive a Sinéad e fa un capolavoro. È  la sintesi della straordinaria querelle di questi giorni sulla rete fra donne di spettacolo di tre generazioni diverse.

Tutto comincia con l’idolo dei teenager Miley Cyrus (l’ex Hanna Montana acqua e sapone), 21 anni, che per accompagnare il lancio del nuovo album Wrecking Ball e del video in cui compare nuda abbracciata a una sfera da demolizione, cita come ispirazione la giovane Sinéad O’Connor rasata a zero. I giornali, a caccia di clic, cercano Sinéad per una replica. Lei rifiuta e sceglie di rispondere a Miley con una lettera accorata sul suo blog, che va in tilt e viene ripreso dal Guardian.

Sinéad, 47 anni, con tono fermo e materno respinge l’omaggio di Miley e la mette in guardia dal cinismo dello show business, spiegandole che se le persone che curano i suoi affari (la sua famiglia) la spingono a spogliarsi e vendersi, vuol dire che non hanno a cuore il suo bene. Sinéad parla per esperienza, naturalmente, ma sembra concludere che a) la giovane Miley sia interamente manipolata da avidi adulti anziché lucida regista del proprio marketing, e che b) l’unico modo perché il corpo di una donna non venga strumentalizzato sia di non esporlo affatto.

Dal canto suo, la giovane Miley sbaglia tutto e le risponde di fretta, retwittando alcuni vecchi messaggi che Sinéad aveva postato due anni fa quando era in pieno esaurimento nervoso. A quel punto, Sinéad le risponde furiosa: “Prendertela con me è quasi più stupido che comportarti come una prostituta e chiamarlo femminismo”, e ancora: “Non ti fa onore rispondere in quel modo a qualcuno che ha espresso preoccupazione per te. Ed è ancora peggio che tu sia un tale strumento anti-femmine in un’industria musicale anti-femmine. Spero che ti sveglierai e ti renderai conto che per le donne sei un pericolo”.

Ma al di sopra dello scambio fra le due si leva la voce speciale di Amanda Palmer, 37 anni, americana, performer molto fisica, che agli ammiccamenti scandalistici del Daily Mail lo scorso luglio aveva risposto dal palco scrivendo una nuova canzone, spogliandosi con grande vulnerabilità e ridendo a crepapelle dell’insensata attrazione per le “tette”.

Cresciuta con la musica di Sinéad, Amanda le chiede con molto rispetto se non sia giusto immaginare, almeno come utopia, che ogni donna faccia del proprio corpo ciò che crede, e che lo spazio per l’espressione delle donne si allarghi, anziché restringersi per autodifesa. Qualche giorno dopo, Amanda lancia un gioco sul suo blog invitando i lettori a contribuire: una galleria fotografica delle artiste che creano con grande successo pur non conformandosi a uno stereotipo. A decine – da Bjork a Nina Simone, da Patti Smith a Tilda Swinton, da Judi Dench a Frida Khalo, da Beth Ditto a Yoko Ono a Janelle Monae – queste sono per lei “le rare che hanno trovato un equilibrio perfetto”, e vederle tutte insieme toglie il fiato.

Alla fine, Miley resta sullo sfondo, quasi solo come un pretesto, in attesa di vedere cosa saprà fare del proprio talento. Confrontata a Sinéad e Amanda, che non a caso arrivano entrambe dalla musica di strada e portano sul corpo i marchi della realtà, Miley sembra cresciuta in provetta e disegnata con Photoshop. Mi pare dica tutto, che Palmer e O’Connor, anziché affidarsi agli strilli della stampa, abbiano scelto di scriverci lunghe lettere sui loro blog indipendenti. E forse, della riflessione di Amanda Palmer, quello che più di ogni cosa dovremmo conservare è il bisogno di sperimentare liberamente con la nostra identità. Perché si possa noi stesse diventare nuovi modelli, Palmer illumina il nostro bisogno di avere il tempo necessario per “incubare”, e la libertà di commettere errori.

Guardando le donne che ha scelto, a fare la differenza fra pornografia consumistica e potente bellezza sembra l’imperfezione, l’apparente difetto fisico, il travestimento, l’umorismo, il mistero della connessione fra ciò che è visibile e ciò che è interiore: la vera e propria creazione artistica di se stesse, che è poi un’autobiografia fisica. Tutte cose che costano tempo e fatica, e che paradossalmente rafforzano le donne nel loro insieme attraverso ciò che le rende squisitamente distinte una dall’altra.