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La toponomastica femminile contro il maschilismo urbanistico

Maria Pia Ercolini ha creato il progetto che conduce ricerche, pubblica dati e fa pressioni sui territori affinché strade, piazze, giardini e luoghi urbani possano essere dedicati alle donne, per compensare l'evidente sessismo che caratterizza l'attuale odonomastica

“Se si ricordano solo gli uomini, si continuerà a ribadire un immaginario collettivo in cui le donne sono escluse dalla storia, dalla cultura, dalle scienze.” Così Maria Pia Ercolini, fondatrice del progetto Toponomastica femminile, spiega il senso della sua particolare forma di lotta per le pari opportunità .

Se alle “madri” del movimento femminista avessero rivelato, che nonostante decenni di loro attivismo, i segni del maschilismo sarebbero stati ancora ben visibili nei nomi delle vie e delle piazze, non avrebbero creduto alle loro orecchie. Sta di fatto che, umorismo a parte, la struttura nominativa e urbanistica delle nostre città nasconde una visione della storia e della società quasi esclusivamente al maschile.

Si tratta di un passato remoto, ma non troppo, in cui alle donne è stata riconosciuta solo la santità, o l’impegno umanitario, raramente il pensiero scientifico o l’ispirazione artistica. Dove e in che modo verrà sancito il contributo di personaggi come Miriam Mafai, Franca Rame e Rita Levi Montalcini, per non parlare delle donne della resistenza, nell’evoluzione e nella ricostruzione del nostro paese?

A questa domanda cerca di rispondere Toponomastica femminile, progetto nato nel 2012 su Facebook che oggi vanta più di 7.300 aderenti in tutta Italia e in molte realtà straniere. L’idea, come ci ha spiegato la sua fondatrice, è quella d’impostare ricerche, pubblicare dati e fare pressioni su ogni singolo territorio affinché strade, piazze, giardini e luoghi urbani possano essere dedicati alle donne per compensare l’evidente sessismo che caratterizza l’attuale odonomastica. Tanto per ricordare, e ricordarci, mentre siamo in lotta per il parcheggio o imbottigliate nel traffico, che non siamo state solo angeli del focolare.

Dottoressa Ercolini, alcuni potrebbero obiettare che le donne hanno battaglie ben più pressanti da combattere. Secondo lei, invece, che impatto ha sulla formazione culturale di una società il riconoscimento territoriale del valore femminile?

La consapevolezza di quanto è stato ideato, inventato, realizzato dalle donne, l’educazione al rispetto per le differenze, lo sviluppo di un pensiero critico alternativo a modelli maschili e femminili stereotipati e conformisti, sono momenti fondamentali del nostro percorso. Spesso le giovani generazioni non conoscono quanto, in passato, è stato costruito in termini di diritti civili, politici e sociali e soprattutto ignorano quanto le donne abbiano contribuito alla definizione del mondo in cui viviamo. Le storie delle protagoniste del passato possono essere modelli di riferimento e di differenza ai quali guardare nella complessa costruzione dell’identità maschile e femminile.

La storia ci ha consegnato un racconto dal tono maschile in cui l’elemento femminile è stato sempre posto sullo sfondo. Secondo le vostre ricerche, quale categoria femminile è stata più discriminata fin ad ora?

Sono pochissime le donne del mondo scientifico, tecnologico e lavorativo (riconosciute dalla toponomastica italiana). Ma in generale direi che la memoria femminile è raccontata in maniera discontinua un po’ in tutte le categorie; se le figure storiche sembrano avere numeri più consistenti, è opportuno ricordare che, salvo rari casi, le donne che hanno posto le basi della nostra costituzione e hanno costruito l’Italia dopo la liberazione sono state dimenticate dalla toponomastica.

Una discussione a parte, poi, meriterebbero i luoghi culturali come teatri e biblioteche. A questo proposito può parlarci della proposta (di intitolare a Franca Rame un teatro milanese)?

A Milano siamo pronte a partire con la raccolta firme Una scena per Franca: abbiamo già sondato due consigli di zona su eventuale sostegno e siamo in attesa del parere di Jacopo Fo, cui abbiamo inviato il testo. La figura di Franca viene considerata “scottante” per la sua militanza in Soccorso Rosso. Purtroppo vige la regola che debbano passare dieci anni dalla scomparsa prima dell’intitolazione, ma ciò è stato contraddetto nel caso di Gae Aulenti per una piazza e di Mariangela Melato per un teatro, quindi le toponomaste di Milano che hanno pianto al funerale di Franca, tutte vestite di rosso, non lasceranno cadere la petizione.

La via della politica è altrettanto difficile. Faccio riferimento alla vostra proposta d’intitolare luoghi alle partigiane e alle 21 donne della Costituente. Avete trovato delle resistenze da parte delle realtà politiche locali a queste proposte?

Dipende dalle scelte delle singole giunte. A Roma, per esempio, da anni non si dedicano strade a figure politiche maschili o femminili. È una scelta precisa, non so se Marino la proseguirà. A Milano la tendenza è quella di scegliere personalità segnalatesi per fama mondiale nella professione o per servizi resi alla città. Certo le Costituenti sono un’altra cosa. Proprio in questi giorno è partita da Bari una mozione per intitolare delle rotatorie per il traffico alle donne, tra cui le 21 costituenti. A Napoli, città che ha modificato per prima il proprio regolamento toponomastico in collaborazione con Toponomastica Femminile, e ha già intitolato circa 40 luoghi cittadini a donne notevoli e significative nella storia civile partenopea, si è deciso di dedicare alle 21 madri costituenti altrettante strade. La commissione ha addirittura respinto la proposta di intitolare (loro) delle rotatorie perché poco visibili nel contesto cittadino.

Il parco di Villa Pamphili a Roma sembra essere un luogo deputato alle donne con i suoi viali al femminile. Conosce le motivazioni di questa scelta?

Le intitolazioni a nomi femminili, deliberate dalle varie giunte comunali prima del 1976, si riferiscono a donne che si sono distinte unicamente nel campo delle opere assistenziali o della beneficenza, sia prestando la propria opera direttamente, sia attraverso donazioni o lasciti. Nel 1976 si dà inizio finalmente a un nuovo corso intitolando un viale di Villa Pamphili a Sigrid Undset, scrittrice norvegese premio Nobel per la letteratura nel 1928. Nel 1989 è la volta di Selma Iagerhof, anche lei premio Nobel nel 1909 per la letteratura. Un altro percorso viene individuato per Clara Wieck Schumann, pianista e compositrice tedesca, donna di innegabile talento e profonda sensibilità. Dal 1989, poi, si cominciano a prendere in considerazione personaggi femminili fortemente orientati al sociale che però in questo impegno hanno trasferito anche un pensiero personale, organizzativo o scientifico. Fino al 2007 si è proseguito su questa linea. Le ultime intitolazioni risalgono al 2007: Anna Politkovskaja e Oriana Fallaci, entrambe a pochi mesi dalla scomparsa.

Come procede la proposta per riconoscere una strada a Miriam Mafai? Avete avuto contatti con il sindaco Marino per riconoscere alla capitale la forza delle sue donne?

Fino ad ora non ci sono stati contatti diretti con il sindaco, ma con la commissione delle elette del comune di Roma. La giunta ha comunque deliberato un’intitolazione a Miriam Mafai, ora si tratta di concretizzare la decisione presa. I rapporti con la giunta capitolina sono ottimi e ne è prova la mia recentissima nomina nella commissione consultiva toponomastica.

La toponomastica femminile sostiene le sue proposte con molte manifestazioni culturali ed incontri. Quali, tra questi, hanno avuto maggior successo?

Credo il primo convegno nazionale a Roma, nel 2012, quando abbiamo dato per la prima volta forma e spazio a tante voci sia femminili sia maschili e abbiamo organizzato la prima mostra fotografica di una lunga serie che ancora continua. È stata poi importante la campagna (8 marzo 3 donne 3 strade), grazie alla quale sono nate tante felici e proficue collaborazioni con le amministrazioni locali. E infine i progetti scolastici che hanno trasformato le aule in laboratori concreti e attivi. Per quanto riguarda i prossimi appuntamenti, invece, vorrei ricordare quello del 25 aprile a Garbagnate Milanese dove si inaugura la mostra “Partigiane in città” per ricordare la partecipazione femminile alla Resistenza. Il percorso racconta la storia delle donne decorate con medaglie d’oro e presenta le biografie di alcune partigiane locali e di alcune madri della costituzione, in un simbolico viaggio attraverso l’emancipazione della donna italiana. Mentre a Torino, il 4 e 5 ottobre, si terrà il III Convegno Nazionale di Toponomastica femminile.