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Mary Garret: “In Italia su anoressia e bulimia c’è la volontà di tacere”

Per molti anni ballerina solista de La Scala di Milano, ha aperto il vaso di Pandora raccontando quanto siano diffusi i disturbi del comportamento alimentare anche nel mondo della danza

Il 15 marzo ricorre la terza edizione della Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla contro i disturbi del comportamento alimentare, che si svolgerà contemporaneamente in quaranta città italiane dando vita a spettacoli, incontri e dibattiti per parlare di anoressia e bulimia. Testimonial dell’iniziativa è Mariafrancesca Garritano, in arte Mary Garret, per molti anni ballerina solista de La Scala di Milano, che sulla sua esperienza nel mondo del balletto ha anche scritto un libro “La verità, vi prego, sulla danza!” (2010) senza nominare però ancora espressamente l’anoressia.

Proprio lei, in seguito, ha aperto il vaso di Pandora raccontando in un’intervista all’Observer quanto siano diffusi questi disturbi tra le ballerine. Un argomento che in quell’ambiente è particolarmente delicato, e affrontarlo espone inevitabilmente a seri problemi; alla Garritano, non a caso, è capitato di perdere il suo posto al teatro. Il modo in cui ha raccontato la sua esperienza l’ha trasformata da apprezzata artista quale era considerata a figura scomoda per l’ambiente, il che non le è costato solo il lavoro ma anche l’isolamento da parte delle colleghe.

Mary però non si è arresa e oggi si dà da fare per aiutare le ragazze che entrano nel tunnel dei disturbi alimentari, e racconta: “Sono socia onoraria dell’associazione ‘Mi nutro di vita’ che organizza ogni anno la Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica su queste malattie anche attraverso la testimonianza di coloro che hanno sofferto e soffrono di Dca e dei loro familiari. Il modello è quello americano che prevede però un’intera settimana dedicata alla lotta contro i disturbi alimentari. La data scelta, non a caso, è quella del 15 marzo per ricordare Giulia, figlia del presidente dell’Associazione di Genova Stefano Tavilla, una ragazza bulimica che purtroppo non ce l’ha fatta”.

Parlare apertamente di anoressia e bulimia è l’unico modo per affrontarle, perché sono moltissime le componenti che portano allo sviluppo di queste malattie. Sta di fatto che in ambienti come quello della moda e del balletto sembrano rappresentare un male endemico. “Nel mondo della danza le bambine iniziano in giovane età e si trovano a competere ad alti livelli confrontandosi con stereotipi molto rigidi circa il tipo di fisico che una ballerina classica deve avere. Il professionismo precoce spinge ad entrare in conflitto con il proprio corpo quando comincia a cambiare, dopo lo sviluppo. È facile, quindi, rimanere vittime di un giudizio implicito che fa desiderare di voler essere magri per arrestare la crescita del proprio corpo”.

“In prima persona – racconta Mary Garret – sono stata influenzata al punto di ritenere di avere un problema con la forma fisica. Sono cose che feriscono. Così dimagrire diventa un mantra quotidiano e decurtare il cibo diventa una prassi. Naturalmente poi si instaura un circolo vizioso, perché scatta il meccanismo dell’autocompiacimento che si prova nel vedersi sempre più magri”.

Ma nell’ambiente del balletto gli stereotipi non sono stati sempre così rigidi, e anzi la Garritano ci racconta che gli standard della danza sono cambiati nel tempo: “Una volta le ballerine avevano anche una fisicità importante. Quello della necessaria leggerezza è un falso mito da sfatare perché in realtà è tutta questione di coordinazione”. Quindi è l’ideale estetico che è mutato nel tempo. Come del resto è cambiato anche nell’ambiente della moda: non è un caso che spesso sono richieste dagli stilisti modelle scheletriche, senza forme e portatrici di una “magrezza asessuata”.

L’aspetto che colpisce maggiormente è il silenzio assordante che circonda le persone che soffrono di questi disturbi, a proposito dei quali manca un’adeguata informazione: “Sui Dca in Italia c’è grossa disinformazione, e in alcuni settori c’è addirittura la volontà di tacerne. Di conseguenza gli esperti trovano molte difficoltà nel produrre studi statistici al riguardo: le porte delle scuole di danza sono impenetrabili per medici e psicologi. Il motivo è che si vuole negare che queste malattie esistano. I ballerini non sono educati a una corretta alimentazione e non hanno alcun supporto per quanto riguarda la loro autostima, nonostante sia questo un campo che la mette a dura prova per via dell’altissima competizione e del diffuso arrivismo”.

Mentre all’estero si affronta la questione con serietà, nel nostro Paese si continua a ignorarla e “non si fa prevenzione. Dal 2011 esistono dei protocolli europei che prevedono polizze assicurative sui disturbi del comportamento alimentare per le compagnie di danza. Ma in Italia queste polizze non esistono”.

La colpa, chiaramente, non è della danza intesa come forma d’arte. E il talento non ha nulla a che vedere con la fragilità di alcune delle persone che la praticano. Resta il fatto che Mary Garret si è trovata esclusa da quell’ambiente duro e competitivo, ma è convinta di aver fatto la scelta giusta: quella di raccontare la sua esperienza. Intanto esplora nuove strade, si è dedicata all’insegnamento e ha iniziato a recitare. Ma anche in questo campo continua a tenere nel mirino la lotta contro i disturbi alimentari. Il prossimo 19 marzo debutterà infatti come protagonista nella pièce “360 gradi di rabbia”, tratta – e non è un caso – dal romanzo di una donna che è stata malata di anoressia.