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Barbara Imbergamo e il suo Cuntala, gioco contro gli stereotipi di genere

L'ha inventato per i suoi figli, l'ha finanziato attraverso il crowdfunding. La success story del mazzo di carte in quattro lingue che raffigura ostetrici e muratrici e non contempla la figura "mamma"

Le donne sono disegnate con semplicità, in tuta da lavoro, con vestiti stilizzati e senza trucchi vistosi, capelli cotonati o gioielli che le adornano. Per scelta non c’è il personaggio “mamma”, che va inventato o scelto con la carta jolly. È questa la rappresentazione del genere femminile nelle carte del gioco Cuntala, ideato da Barbara Imbergamo per aiutare i bambini a vivere in un mondo più inclusivo, liberandoli – giocando – da stereotipi di genere, di orientamento sessuale e di colore della pelle.

Barbara è socia fondatrice di Sociolab, una realtà che tra le altre cose si occupa di progettazione di politiche sociali e sanitarie e promozione della qualità della vita, pari opportunità e bilanci di genere, immigrazione e nuovi cittadini, giovani e partecipazione. Ha due figli, la maggiore di 11 anni e il piccolo di 5, e un curriculum nel mondo della ricerca sul tema del lavoro, degli studi di genere, dell’occupazione femminile e della partecipazione delle donne alla politica.

Ci racconta Barbara: “Tornando dalle vacanze, durante un lungo viaggio dalla Sicilia, dove sono nata, a Firenze, dove vivo, ho iniziato a giocare in macchina con i miei figli disegnando personaggi su fogli di carta, e inventando storie”. Così è nata l’idea di Cuntala (“raccontala” in siciliano), un gioco di carte da fare insieme, da un minimo di due bambini a gruppi più numerosi.

Il linguaggio (le parole sono tradotte in 4 lingue) e le immagini usate per definire i 20 personaggi rappresentati nel mazzo sono studiati a tavolino: “Ho scelto delle parole inclusive – ci spiega Imbergamo – come sindaca o muratrice, in modo che giocando i bambini inizino ad usare dei termini che a noi magari suonano strani ma che se entrano nel lessico delle nuove generazioni saranno finalmente considerati ‘normali’. Volutamente la sindaca è di colore, mentre la muratrice, lavoro tipicamente maschile come quello dell’astronauta, è bianca. Gli stereotipi da scardinare non sono solo di genere, ma anche di orientamento sessuale (tra le carte c’è una famiglia, ‘con due babbi’, come dice mio figlio) e di razza, e dunque perché non una donna di colore in politica e una donna bianca a come muratrice?”.

La sensazione, per l’ideatrice di Cuntala è che i giochi indirizzati solo a maschi o solo a femmine rappresentino una realtà distorta: “Esiste una sorta di scollamento – spiega Imbergamo – tra il modo di vivere di tante persone, con ad esempio padre e madre che si suddividono facilmente i lavori domestici e la cura dei figli, e la rappresentazione stereotipata della donna intenta solo a occuparsi della casa e l’uomo fuori casa al lavoro”.

Così tra le figure di Cuntala l’ostetrico è un uomo, e la mancanza della figura “mamma” aiuta i bambini a fare un esercizio di immaginazione per utilizzare gli altri personaggi in modo da sviluppare la fantasia ma anche da abituarsi a pensare in un modo diverso, non scontato.

Barbara Imbergamo ha autoprodotto il gioco attraverso il crowdfunding: in un mese e mezzo ha raccolto più di quanto chiedeva, raggiungendo, tramite la pagina Facebook dedicata a Cuntala, circa 150 persone interessate al prodotto, che lo hanno ricevuto prima di Natale. “Mi sono accorta che Cuntala piace molto: non volevo fosse un gioco ‘educativo’, di quelli da usare come una ‘medicina’, e che i bambini dopo qualche istante mettono da parte perché è stato loro imposto – spiega ancora Barbara. – Guardando i miei figli e quelli dei miei amici mi sono accorta che, invece, questo inventare e raccontare insieme li appassiona”.

Ma come si gioca a Cuntala? Le carte si distribuiscono ai partecipanti seduti in cerchio, due per ogni giocatore. Il primo bambino inizia a raccontare una storia con i personaggi che gli sono capitati in sorte, il successivo continua la storia iniziata dall’altro aggiungendo i suoi personaggi. Via via si sviluppa così il racconto. “Ma questo è solo uno dei modi per giocare con le carte – conclude Barbara – un’altra possibilità può essere dividere le carte nei quattro mazzi e, tenendole coperte, a turno, girare una carta e provare a far funzionare la storia aggiungendo i personaggi, le azioni, gli oggetti e le caratteristiche che capitano, nella sequenza in cui compaiono nel mazzo”.