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Pat Carra e Aspirina, la rivista di satira al femminile, ora sul web

Prodotta dalla Libreria delle Donne di Milano, è "il rimedio sovrano contro il raffreddamento dello spirito". E sabato 15 novembre alla Biblioteca comunale Venezia di Milano, nella cornice di Book City, lancia la mostra di fumetti Nuvole sul lavoro

Quello tra femminismo e umorismo è un matrimonio appassionato e felice, del genere che non teme le pause di riflessione ed è capace di reinventarsi con energia. Perché gli argomenti per farsi una risata non mancano mai, specie se si tratta di una risata liberatoria e dissacrante.

Sfogliando le pagine senza carta di Aspirina, la nuova edizione, tutta elettronica, della “rivista acetilsatirica” prodotta dalla Libreria delle Donne di Milano, si ride, si ammirano le tavole illustrate e ci si ricorda di quando Roland Barthes definì la fumettista Claire Bretécher il “miglior sociologo dell’anno”: un’espressione che calza a pennello all’intero gruppo di firme di questa rivista.

Nata nel 1987, Aspirina è uscita su carta fino al 1991, trasportandosi negli ultimi due anni su Noi Donne, come inserto, con il titolo SottoSotto. In seguito, ognuna delle sue autrici ha preso la propria strada, creato altro, perché la natura delle riviste umoristiche e satiriche è anche quella di cogliere l’attimo, non per forza di resistere nel lungo periodo. Nel 2013, all’indomani di Paestum, torna la voglia di curarsi e curare con la medicina dello “spirito” ed ecco Aspirina versione web, il sito sul quale sfogliare tutti i nuovi numeri, compreso l’ultimo, il settimo, fresco di quest’autunno.

La redazione di Aspirina, tra le altre cose, è  responsabile di Aspirina C, una nuova collana di ebook in formato ePub3, sempre dedicata al rapporto tra immagini e scrittura, umorismo e attivismo, arte e politica. I primi titoli, pubblicati anche in versione inglese, sono: Annunci a luci rosse di Pat Carra, Pensieri di una misantropa di Margherita Giacobino e Teresa Sdralevich, Wonderrina di Anna Urla.

Pat Carra, una delle ideatrici di Aspirina e matita spassosa e appuntita, ci racconta la genesi e le recenti novità.

Com’è nato il nome, così particolare?

È uscito durante una riunione, nel 1987. Bibi Tomasi, che era una brava scrittrice e giornalista, oltre che una delle fondatrici della Libreria delle donne, disse: “Aspirina! Aspirina!”, perché aveva sempre la cervicale da miopia e da macchina da scrivere e dunque portava sempre dell’aspirina con sé. Ed è stata sempre lei a coniare anche il sottotitolo di allora: “Rivista per donne di sesso femminile”, che capitava in un momento perfetto, quello in cui stava prendendo piede l’ideologia della parità tra i sessi e naturalmente il femminismo che piaceva a noi, e che veniva dalla libreria, era improntato al pensiero della differenza sessuale e non dell’uguaglianza, per cui era già un fare ironia sulle politiche della parità.

Cosa vi accomuna?

Siamo un gruppo di amiche e di donne che frequentano la libreria e il femminismo, e questa è una scommessa politica prima di tutto, che nasce dalla radice della politica delle donne. Siamo amiche anche e perché stiamo insieme in una stessa lotta. È un lavoro completamente volontario, sia per chi collabora che per chi fa parte della redazione fissa.

Sfogliando la rivista si incontrano temi ricorrenti quali il lavoro che non c’è…

Il lavoro c’è, è il denaro che non c’è.

Parlate anche di  maternità, del rapporto con il proprio corpo, con i gatti, con le madri, con le nuove tecnologie…

Ci sono anche strisce sull’amore. E sulla violenza maschile. Facciamo satira anche su quella, e su come viene trattata da media.

Quanto sono cambiati i temi dal 1987 ad oggi?

Nell’essenziale le cose non sono cambiate molto e Aspirina ha sempre parlato di tutto, allora come ora. C’era un numero degli anni Ottanta che s’intitolava “Donne in carriera, donne in bolletta” e adesso c’è “Nuvole sul lavoro”, il numero autunnale cui si associa la mostra di fumetti che inaugura sabato 15 novembre alla Biblioteca comunale Venezia di Milano, nella cornice di Book City. Una mostra che sarà visitabile fino al 10 gennaio 2015 e che nasce dall’incontro tra la redazione di Aspirina e Acta, l’associazione dei freelance.

Quali sono le novità della ripresa online?

La novità più evidente è nelle collaborazioni dall’estero, che sono molte di più. Da Barcellona a New York, da Il Cairo a Parigi a Vilnius. Prima c’era Bretécher, ma per il resto la rivista era italiana. E poi c’è più illustrazione e più cura della relazione testo-immagine, nel senso che ogni autrice di testi fa coppia fissa con un’illustratrice. La maggior parte sono donne, ma abbiamo anche degli autori. Siamo aperte ai contributi degli uomini come aperta agli uomini è la Libreria delle Donne; il separatismo è finito da molto.