Cultura e spettacoli
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Lucia Sardo, una vita per il teatro senza snobbare la tv

Conosciuta al grande pubblico per aver interpretato la mamma di Peppino Impastato ne "I cento passi". La sua storia di vita e professionale è legata alla Sicilia. Pur amando il teatro e pur avendo scelto di tramandarlo alle nuove generazioni, non è mai stata snob da rifiutare la tv

Guarda all’unicità dell’essenza, non frequenta le feste patinate, e preferisce relazionarsi con le persone in ambienti non affollati. Lucia Sardo – nata a Francofonte, in provincia di Siracusa, e trasferita a Catania – è un’attrice nemica dei rituali da vetrina. Nessun ìmpeto ribelle, soltanto voglia di scelte libere: “Sono andata via dalla Sicilia, appena ho raggiunto la maggiore età. Ho raggiunto la Lombardia, dove sono rimasta per 23 anni, e successivamente, con il mio gruppo teatrale, mi sono trasferita in Emilia Romagna. Non sono andata via sbattendo la porta, è stato mio padre a sbattermi lo sportello del treno in faccia nel suo ultimo attacco di rabbia prima della mia partenza. Non tollerava che andassi a studiare fuori, avrebbe preferito che frequentassi l’università a Catania come tutte le altre privilegiate ragazze del tempo. Un caro amico amava ripetere che quella fuga era stata la mia salvezza: pensava fossi forte, ma realtà ero debole perché sono scappata dalla Sicilia degli anni Settanta dove, soprattutto in alcuni strati sociali, le donne venivano completamente schiacciate dal volere del maschio. Oggi ci scandalizziamo davanti al maschilismo delle altre culture senza ricordare che anche nel nostro passato esisteva un sottilissimo razzismo culturale”.

A un certo punto, come tutti i siciliani che si allontanano, anche Lucia è tornata in terra natia: “Si ritorna perché la convinzione che nessuno potrà più ferirci prende il sopravvento. Probabilmente così non è, ma si è talmente forti rispetto al passato che, pur essendo circondati da piccole realtà insane, ci si infetta e ci si ripulisce continuamente. Gli eccessi della straordinaria cultura siciliana e le sue deviazioni nel corso degli anni hanno prodotto malessere sociale, così come l’esuberanza tedesca divenuta nazismo. Rita Atria, per esempio, diceva che bisognava sconfiggere la mafia all’interno delle nostre vite e non all’esterno. Finché non agiamo così, sarà inutile lottare”.

Lucia Sardo ha interpretato in due pellicole cinematografiche la mamma di Rita e quella di Peppino Impastato: “È stato forte andare a scandagliare queste due figure. Felicia Bartolotta si ribella coraggiosamente alla mafia, Giovanna Cannova, invece, è annientata. Non posso credere che una donna – con un marito e un figlio uccisi e una figlia pentita morta suicida dopo la morte di Paolo Borsellino – rimanga asservita a Cosa nostra”. Lucia non ha mai legato la sua esistenza artistica ai prodotti di nicchia e non ha mai boicottato la televisione: “Ho sempre cercato la qualità anche sul piccolo schermo. Il cinema, come ben sappiamo, negli ultimi anni è stato in grandissima crisi. Vengo dal teatro di ricerca, dove si disdegnano anche i teatri stabili. Una volta un mio amico, raffinato intellettuale, mi consigliò di non rovinarmi. Gli dissi che, se tutti gli snob mi avessero garantito un cospicuo vitalizio, sarei rimasta a casa in attesa di proposte più elitarie. Questo è il mio lavoro, cerco di farlo bene anche nei ruoli che apparentemente possono sembrare di minore prestigio. Non ci sono parti gradi o piccole, ma attori grandi o piccoli”. La sua ultima fatica televisiva è Masseria Sciarra: “Un format di grandissimo successo. Ho scelto di farlo perché, oltre a essere un’appassionata di cucina, con la crisi bisogna lavorare. Questa esperienza mi ha riservato tantissime soddisfazioni, sia dal punto di vista umano che professionale. È stato un successo inaspettato, molti vengono a citofonarmi a casa per incontrare Addolorata”.

L’amore per il teatro da tramandare alle nuove generazioni, però, è un punto fermo nella vita di Lucia Sardo. In città, del suo laboratorio teatrale, a due passi dal duomo di Catania, si parla sempre molto bene: “I ragazzi dopo qualche giorno dall’ingresso si rendono conto di non essere in una scuola di teatro ma in una scuola di vita. Solo un grande uomo può essere un grande attore, e solo un grande attore può essere un grande uomo . Non insegno loro a essere protagonisti, ma a costituire un grande gruppo, a volersi bene, a essere affiatati e uniti; nessuno dovrà prevalere sull’altro e, come in un giardino, ogni fiore dovrà avere la sua fragranza e la sua bellezza. Non potrei mai trasformare una rosa in un giglio o in una margherita. Ognuno, dunque, sviluppa la propria specialità. Insieme ci mettiamo in costante relazione con lo spazio e il tempo”. Come tutti gli abitanti di Catania, anche Lucia Sardo ha sempre un pensiero per Sant’Agata: “È stata massacrata e uccisa. Ho un rapporto sottile con le donne che subiscono violenza; è come se portassi sulle spalle tutto il dolore della stirpe femminile, da Eva in poi. Non posso rimanere indifferente davanti all’orrore che hanno vissuto, ecco perché voglio molto bene a Sant’Agata”.