Cultura e spettacoli
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Rita Botto e il viscerale amore per la musica popolare siciliana

Una carriera cominciata a Bologna negli anni '80 fino alla riscoperta delle radici della propria terra di Sicilia. Rita Botto porta nelle piazze e nei teatri la tradizione dei canti popolari e si appresta a lavorare con una nuova numerosa band di conterranei

Canta possente e vibrante il dialetto siciliano; non per scelta stilistica, ma per riabbracciare la tradizione “nella quale i sentimenti e le vicende umane, espresse in poesia, diventano melodia”. Nel repertorio di Rita Botto, infatti, le ninnananne, i canti di lavoro, d’amore, di sdegno e gelosia, di emigrazione accendono un faro sui più significativi paragrafi del lontano vissuto siciliano: “Ogni brano rappresenta un documento storico in grado di fornire notizie sui saperi di un’antica saggezza che non dovrebbe mai andar perduta”.

Rita ha una carriera scalfita dall’aura indissolubile della primissima cantautrice italiana, la licatese Rosa Balistreri: “È stato come un innamoramento a prima vista: quando l’ho scoperta cantavo il jazz e – per la prima volta – attraverso la sua voce ho conosciuto anche le canzoni della tradizione siciliana. Quanto mi è stato dolce il suo ascolto non saprei spiegarlo; probabilmente i lunghi anni vissuti distanti dalla mia terra hanno creato in me un sensibile e nostalgico richiamo. Grazie a Rosa, ho cominciato a interessarmi al canto popolare e ad approfondire tutto quanto concernesse la mia cultura. Spesso questo accade perché il distacco ci rende curiosi. Non è stato immediato, c’è voluto del tempo prima di capire che quella sarebbe stata la mia strada”.

L’artista catanese è nata artisticamente a Bologna dove, negli anni Ottanta, ha scoperto di essere cantante: “Era il 1986, sono salita su un palco senza mai aver tenuto un microfono in mano al seguito di Ivan Cattaneo. Ho iniziato successivamente a girovagare per l’Italia con progetti che andavano dalla musica napoletana all’esistenzialismo francese, fino alla tradizione afroamericana. Quando ho deciso di concentrarmi e soffermarmi su un unico genere, ho scelto di cantare in siciliano. Sono rientrata a Catania – dopo oltre vent’anni – perché la nostalgia cominciava a prendere il sopravvento. Una scelta per la quale non mi sono per nulla pentita”.

Oltre alle tante collaborazioni eccellenti, fra le quali quella con l’amica Carmen Consoli, anche un omaggio al maestro Franco Battiato: “Nel 2004 ho conosciuto il produttore Roy Tarrant, con il quale ho inciso il mio primo disco a 47 anni. Ero felice perché stavo realizzando un sogno. Il primo brano eseguito in sala di registrazione è stato Stranizza d’amuri. Buona la prima, tutta d’un fiato. Non ero solo io a essere emozionata, ma tutti i musicisti sembravano contagiati dal mio umore. Quel brano di Battiato è, effettivamente, un capolavoro”.

Cantare l’appassionato e viscerale patrimonio della musica popolare siciliana, è per Rita Botto un voler dar vigorosa espressione alla voce: «Quando ho iniziato mi sembrava di andare controcorrente. Oltre alla contemporanea rivalutazione del genere musicale – per fortuna – si parla sempre più spesso dell’importanza di un regime alimentare sano come quello adottato dalle generazioni passate. Sono espressioni di cambiamento, di un rifiuto per l’appiattimento e per l’impoverimento culturale che gli anni recenti ci hanno propinato».

Come tutte le donne catanesi, anche Rita Botto si mostra nobile e concreta senza mai sbilanciarsi: “Non mi piace parlare molto dei progetti futuri se prima non sono vicina alla loro realizzazione. Stiamo, però, litigando sul nome con il quale fregiare il gruppo: saremo in tanti – tutti provenienti da diverse parti della Sicilia – e abbiamo come imperativo categorico quello di restare fedeli al repertorio cantautorale della nostra amata terra. Presto ne saprete di più”.