Cultura e spettacoli Lifestyle
Approfondimento, di ,

La scuola comincia anche a Stromboli, racconto dall’isola con le pluriclassi

I bambini sono pochi: la prima e la seconda elementare si fanno assieme. Le superiori non ci sono, per questo dopo le medie i ragazzini si devono trasferire, seguiti dalle loro mamme a Lipari o Milanno. E a Stromboli restano solo uomini

Poco dopo la piazza principale, una curva, poi un’altra, mare tutto intorno, lassù il vulcano. La scuola di Stromboli è – e non potrebbe essere diversamente – in mezzo al verde: un istituto che raccoglie negli stessi locali le elementari e le medie. Pluriclassi, perché i bambini sono pochi: la prima e la seconda assieme, poi la terza, la quarta e la quinta elementare.

Per le medie identico discorso. Le superiori non ci sono, per questo tutti i bambini dell’isola quando finiscono le medie si devono trasferire, seguiti dalle loro mamme, da un’altra parte: Lipari, Messina, Milazzo le destinazioni più gettonate. Stromboli, “che ha ufficialmente 600 abitanti, ma probabilmente si aggirano attorno ai 350”, d’inverno si svuota. Le donne seguono i figli che vanno alle superiori, spesso portandosi dietro anche quelli più piccoli. Sull’isola restano gli uomini, che nella maggior parte dei casi, in quel periodo dell’anno, si occupano di lavori di muratura.

“Vivere e andare a scuola in un’isola come Stromboli ha i suoi vantaggi, ma bisogna valorizzarli. Per farlo, servirebbero un po’ di investimenti e buona volontà”. Carolina Barnao, mamma di tre bambini (la più grande frequenterà la terza elementare, il secondogenito la prima e il più piccolo ha appena 5 mesi) e residente a Stromboli da 10 anni, ha le idee chiare su quali sono i vantaggi del vivere su un’isola, ma non nasconde le difficoltà che i bambini isolani incontrano nel loro percorso scolastico.

In cima alla lista, un’istruzione che non sempre è continuativa. Il mare agitato e il brutto tempo possono impedire l’apertura della scuola. “Le insegnanti che vengono assegnate a Stromboli non hanno l’obbligo di prendere casa qui. Per cui è lasciata a loro la decisione. All’inizio dell’anno scolastico molte pensano di fare avanti indietro, da Milazzo, ad esempio. Ma poi l’inverno il mare si agita e i traghetti non riescono ad arrivare. E con loro le maestre. Senza insegnanti la scuola resta chiusa, è capitato più volte negli anni passati”, racconta Carolina. “I bambini sanno che quando c’è brutto tempo la scuola non apre. Se riesce ad arrivare anche solo un’insegnante, la situazione cambia, ma non per la didattica. Perché una sola persona non può ricoprire tutti i ruoli. E così vengono messi davanti alla televisione, viene fatto vedere loro un film, senza alcun valore educativo. La scuola però in questo modo diventa intrattenimento o babysitteraggio”.

Carolina ha fatto spesso da ponte fra l’Ufficio Scolastico regionale che ha sede altrove e gli insegnanti che lavorano a Stromboli. Assieme ad altri genitori e alcuni volontari ha provato anche a cambiare la situazione: hanno attivato lezioni di giornalismo, promosso escursioni sul territorio, al vulcano, avviato laboratori di ceramica, vendendo in alcuni mercatini gli oggetti realizzati. Con i soldi guadagnati hanno comprato la parabola per la scuola e attivato internet. “Inizialmente abbiamo proposto di fare quei laboratori per supplire alle assenze delle insegnanti, in modo che anche senza maestre i bambini fossero comunque impegnati durante l’orario scolastico – continua Carolina – Ma la direzione scolastica ci ha detto no. Quindi sono diventate tutte attività extracurriculari, avviate grazie all’interesse di genitori e volontari”.
La buona volontà è uno degli ingredienti che permettono di avere o meno un buon anno scolastico alle elementari. “Grazie all’impegno delle maestre già l’anno scorso l’istruzione è stata più continuativa rispetto al passato. E anche quest’anno le difficoltà alle elementari saranno minori – spiega Carolina – Le insegnanti, che saranno le stesse dello scorso anno scolastico, hanno preso subito casa qui, sull’isola. Per esempio quando sapevano che il lunedì ci sarebbe stato brutto tempo, sceglievano di arrivare la domenica sera, in modo da non far perdere nemmeno un giorno di scuola ai bambini”. Ci sono anche le condizioni familiari di cui tenere conto. “Nessuna di loro ha figli piccoli, quindi non c’è la necessità di fare avanti e indietro da Stromboli così frequentemente. E comunque la casa sull’isola ha un costo, così come il traghetto, visto che loro non usufruiscono della tariffa residenti”. Buona volontà, dunque, passione. Ma nessuna legislazione specifica che tenga conto delle peculiarità di un’istruzione su una piccola isola. Peculiarità tale che alle medie la sollecitudine non è sufficiente, visto che gli insegnanti sono costretti comunque a viaggiare sempre, perché hanno le ore di lezione divise fra diversi istituti. Eppure, secondo Carolina, esiste la possibilità di cambiare le cose. “Si potrebbero attivare le videoconferenze. Quando un’insegnante non riesce a tornare a Stromboli, si potrebbe usare quel servizio per le lezioni, con un tutor presente in classe”.

Passi in quella direzione erano stati fatti. Nell’istituto esistono lavagne interattive che dovevano servire per quei casi, ma oggi vengono utilizzate come pannelli per i proiettori. Carolina aveva fatto anche un corso di formazione per poter essere il tutor. Ma poi è tutto tramontato. Per le superiori il discorso è in parte diverso. “Si potrebbero intanto attivare i due anni necessari per finire la scuola dell’obbligo. Per evitare che solo chi se lo può permettere porti a termine il percorso scolastico, andando via da Stromboli”. Anche le pluriclassi potrebbero essere un vantaggio, ma occorrono strumenti didattici non tradizionali. “Tempo fa chiesi un incontro all’Ufficio scolastico regionale per trovarli, quegli strumenti. Ma poi non è stato fatto più nulla”. “Servono investimenti e buona volontà”, ribadisce Carolina. Il futuro dell’istruzione a Stromboli passa da lì.