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S.O.S. scuola, così Norma a Palermo ha cambiato il suo liceo

“Scambiamoci Orizzonti per Sognare” ha l’obiettivo di rigenerare le scuole senza sostituirsi a quanti sono chiamati a mettere in sicurezza gli edifici pubblici. Norma e i suoi compagni hanno reso il liceo Ninni Cassarà un museo d'arte, dal 19 settembre aperto a tutti

“Ricordo il mio primo giorno di scuola. Pioveva. Entrare nel mio liceo è stato come restare fuori. Ho lasciato il grigio delle nuvole e ho trovato il grigio delle pareti”. Norma Tumminello, paradossalmente, nel suo Liceo linguistico Ninni Cassarà a Palermo ci è entrata davvero solo dopo essersi diplomata quest’anno. Perché quei “corridoi tristi e poco illuminati, quegli scalini ricoperti di cicche e polvere, quelle porte senza maniglie, le sedie rovinate, i termosifoni spenti e quei muri” su cui i suoi occhi hanno letto per cinque anni dichiarazioni d’amore, insulti razzisti e tag vari, da luglio scorso non ci sono più. “Ormai il mio liceo è un museo di arte moderna alternativo perché non è la solita struttura in cui ci si aspetta di vedere arte”. La magia si chiama “Sos scuola” che non è un grido d’allarme passivo che si rimette alle decisioni (non) prese dall’alto, ma è un invito a scambiarsi competenze e a superare gli ostacoli di carattere economico che impediscono il semplice diritto allo studio. ‘Sos’ è l’acronimo di “Scambiamoci Orizzonti per Sognare” e ha l’obiettivo di rigenerare le scuole senza mai sostituirsi a quanti sono chiamati a mettere in sicurezza gli edifici scolastici.

Tutto è iniziato quando Norma Tumminello, sfidando lo scetticismo della direzione della scuola e dei suoi stessi compagni, ha preso in mano quella bacchetta magica, o meglio quella penna magica e ha scritto una lettera accorata e matura per poter parlare ai “Signori d’Europa”. Nel maggio dello scorso anno ha consegnato al Parlamento europeo i suoi desideri e quelli di altri 1500 studenti italiani grazie all’iniziativa “Fatti sentire”, sviluppatasi attorno al film di Paolo Bianchini “Il sole dentro”, promosso dall’Alveare Cinema, che ha riportato alla luce la storia di Yaguine e Fodè. I due 15enni guineiani, morti assiderati nel vano carrello di un aereo il 2 agosto 1999 dove si erano nascosti per consegnare la loro missiva al Parlamento Europeo. “Noi vogliamo studiare, vi chiediamo di aiutarci a studiare per essere come voi”, chiedevano in quella lettera.

“Il progetto nasce da un’esigenza reale che ho riscontrato dall’incontro/scontro con i miei compagni che nelle assemblee di quest’anno lamentavano le condizioni disastrose della scuola. Ho cercato di reinterpretare questo messaggio come una volontà di cambiamento. Non rivedendosi nella decadenza dei luoghi, gli studenti del liceo Cassarà cercavano di adattarsi adottando però politiche, come l’occupazione dell’Istituto, non incentrate sul rispetto, sulla crescita della collettività, sulla cultura. Le assemblee sono sempre state poco partecipate. Eravamo sempre quei soliti 20 che poi non prendevano decisioni perché arrivava la maggioranza che decideva di occupare per farsi un po’ di vacanze.  Gli scettici c’erano e continuano a esserci anche oggi, ma dall’apertura del ‘cantiere’ la comunità si è allargata”. Dal 21 al 31 luglio scorso ragazzi di tutta Italia, d’Europa e del mondo si sono incontrati al Cassarà, insieme con artisti e personaggi di spicco come Beppe Vesco, Enzo Patti, Totò Lentini per cambiare le cose. “E nel terzo giorno di cantiere è partito un passaparola che ha coinvolto tantissimi. Insomma anche gli scettici hanno deciso di darsi una possibilità.  Col pretesto dei lavori a scuola si sono creati dei legami importanti. Abbiamo organizzato feste di compleanno, e siamo diventati una grande famiglia. La vittoria del progetto è quella di aver creato delle relazioni, al di là della decadenza della struttura”. Dall’1 al 6 settembre alcuni ragazzi torneranno nel liceo per alcuni ritocchi e poi il 19 settembre ci sarà l’inaugurazione della nuova scuola “dove la gente potrà vedere tutte le opere e ci sarà da stupirsi”.

Norma sarà lì anche se il suo percorso ora proseguirà alla Facoltà di Filosofia dell’Università di Palermo. Vuole fare la scrittrice e leggendo i resoconti di quest’esperienza in Sos scuola non resta difficile immaginare che ce la farà. Intanto è riuscita sicuramente a seminare speranza. “Ricordo una frase della mia preside quando disse che i ragazzi credono nella violenza per l’affermazione delle proprie idee. Non è il metodo dei ragazzi a essere sbagliato, ma l’approccio degli adulti che ci porta a chiuderci a riccio. Ovviamente le nostre richieste sono particolari e a volte sembrano irrealizzabili, ma Sos scuola è il metodo giusto per riaffermare i nostri diritti negati”.