Cultura e spettacoli

L’Osservatorio nazionale di fotografia femminile tra talenti e storie

All’Osservatorio il team è tutto rosa: il lavoro di ricerca, selezione e promozione è sempre e solo lavoro di squadra, non esistono gerarchie, ma ruoli ben definiti. Chiunque può partecipare inviando un reportage e raccontare la propria storia

In una fotografia ci sono sempre almeno due cose: l’intenzione di chi la scatta e l’imprevisto. Perché la realtà è attrice, sa ingannare, a volte si svela, a volte no. Allo stesso modo, nello sguardo di un fotografo ci sono la sua consapevolezza, la sua idea estetica e, soprattutto, il suo istinto. In questo senso, allora, una fotografia può riuscire a oggettivare l’inconscio di chi la scatta.

Proprio per rintracciare quell’inconscio, quel “je ne sais quoi”, è nato l’Osservatorio nazionale di fotografia femminile, che seleziona e raccoglie le autrici italiane (per ora soprattutto emergenti) capaci, con i propri lavori, di far parlare sia la realtà che la loro idea di mondo. Al contrario di quanto alcune politiche di genere tentano di sostenere, tra uomini e donne esistono differenze sostanziali, dettate essenzialmente da un differente modo di guardare la realtà. L’Osservatorio tenta proprio di semantizzare, attraverso le immagini, quel particolare modo.

Paola Casali – tra le ideatrici del progetto – e le sue collaboratrici avevano iniziato a fissare questo obiettivo di ricerca  nell’associazione Prospettiva 8, tuttora attiva ma con una vocazione più allargata e divulgativa.

L’Osservatorio promette di diventare, invece, la migliore finestra sulla strada che la fotografia femminile italiana intraprende e intraprenderà. Sì, esiste una fotografia femminile e non è un discorso femminista – sebbene Paola non tema questa parola: tuttavia, è ben consapevole che usarla significherebbe circoscrivere e limitare il lavoro suo e delle altre, che invece deve schiudersi a possibilità non quantificabili, a combinazioni impreviste, a volte anche accidentali.

“Le donne hanno bisogno di spazio, non di quote rosa”, dice Paola, sottolineando come la fotografia sia rimasta per anni un feudo maschile e come ora, invece, la presenza di donne del settore si sia fatta così numerosa e variegata da imporre necessariamente l’apertura proprio di uno spazio che le metta insieme e che sia tutto per loro. Prima ancora di pensare a come rendersi intelligibili per il grande pubblico, infatti, le fotografe hanno bisogno di elaborare il racconto del proprio lavoro, passando attraverso lo step di una narrazione da donna a donna.

Il passaggio dall’analogico al digitale, parola di Paola, ha senza dubbio avuto il merito di avvicinare signore e signorine al mezzo e, soprattutto, ha consentito l’elaborazione di una ricerca fotografica che, a prescindere dalla tecnica, consenta alla sensibilità espressiva di trovare e legittimare uno statuto e una forma definiti.

Claudia Romiti, Eva Tonni, Antonella Manzoni, Michela Palermo sono tra le esordienti più interessanti che l’Osservatorio ha selezionato. In comune, loro e tutte le altre, hanno almeno due elementi: la ricerca di un linguaggio proprio e l’accantonamento, conseguenziale, dei canoni classici – consentito anche e soprattutto dal digitale.

All’Osservatorio il team è tutto rosa: il lavoro di ricerca, selezione e promozione è sempre e solo lavoro di squadra, non esistono gerarchie, ma ruoli ben definiti. Insieme alla collezione dei nuovi talenti e alla sistematizzazione della loro estetica, tanto all’interno di una tendenza generale quanto di una valorizzazione dei singoli lavori, l’Osservatorio si occupa di tenere corsi di fotografia, organizzare eventi espositivi, cercare mezzi di divulgazione. Per il futuro prossimo, invece, il team sta pensando alla maniera più efficace di coinvolgere fotografe – sempre e solo italiane – già affermate, raccontarne la storia, metterla a servizio di chi si accosta a questo mestiere e collegarla a quella delle nuove leve. Una dinamica familiare, la prova di come le donne non prescindano mai dalla propria natura (che ha una vocazione indiscutibilmente familiare, appunto), nemmeno quando si tratta di svolgere una professione precisa. Che bello.

Il progetto dell’Osservatorio è aperto a tutte: chiunque può inviare il proprio materiale (sempre un progetto – silloge che consti di un minimo di sette scatti e un massimo di quindici) e sottoporlo alla selezione, costantemente aperta, del team: chi la passa, viene inserita nella vetrina del sito, sul quale a ciascuna è offerto anche uno spazio per raccontare le proprie idee e il proprio modus operandi.

Le forze economiche necessarie all’evoluzione del progetto risentono come sempre della scarsa attenzione che l’Italia riserva ai progetti culturali, quindi, per ora, tutto è nelle mani degli sforzi personali delle curatrici. Questo pone limiti e frustrazioni che, tuttavia, non sembrano affatto intimorire e infiacchire le aspirazioni che, giorno dopo giorno, Paola e compagne provano a realizzare. Certo, sarebbe fantastico se il credito per progetti di rilevanza così incontestabile, fosse non solo un plauso fatto di parole, ma di gesti concreti. Ci auguriamo che le istituzioni competenti se ne rendano conto prima che finisca la crisi, panacea di tutte le pigrizie ataviche di un paese come il nostro, che nei propri artisti e nelle proprie donne ha la sua linfa migliore.