Cultura e spettacoli
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“Per la mia gente il cinema è pornografia”, Laura Halilovic, regista rom

Nelle sale in questi giorni il suo film autobiografico racconta la vita di una ragazzina rom cresciuta a Torino, dentro un gap culturale condito da pregiudizi. Oggi Laura vive ancora nelle case popolari di Torino divisa tra due culture

Guai a indossare i pantaloni. A uscire da sola con un uomo se non accompagnata dal fratello, ma soprattutto vietato non andare in sposa, già a 14 anni, a qualche ragazzo prescelto. Siamo nel 2014, nella periferia di Torino, a casa di una famiglia rom, la cui saga viene raccontata nell’opera prima, autobiografica, di Laura Halilovic Io rom romantica. Un appartamento vero e proprio e non una roulotte, né una baracca all’interno di un campo perché Laura vive a Falchera, in un normale palazzo del capoluogo piemontese. Che è rappresentato nel suo film, prodotto da Wildside con Rai Cinema, nelle sale con la Good Films in questi giorni, dopo l’anteprima al Giffoni Festival.

 

dal film Io rom romantica 2

 

Laura Halilovic indossa davvero i pantaloni “quelle gonne lunghe non mi sono mai piaciute, né volevo seguire le tradizioni rom”. Che trovano spazio nella pellicola: dalla nonna, esperta delle proprietà delle erbe, che non vuole andare via dal campo sgomberato perché ha bisogno di ‘vivere nel vento’, fino al divieto per la zia, che ha partorito da meno di 40 giorni, di entrare in casa loro. “Il mio rifiuto iniziale verso tutto questo era un modo per adeguarmi ai gagé (definizione per tutti i non rom). Ora ho un piede fuori e uno dentro e non so in quale scarpa metterli”.                                Il primo strappo con la sua cultura di origine avviene a 8 anni, quando vede “Manhattan” di Woody Allen ed è amore a prima vista, tanto che nel 2009 gira il  documentario “Io, la mia famiglia rom e Woody Allen”, scritto con Nicola Rondolino e Davide Tosco. Ma “Il cinema per la mia gente è pornografia”. La Halilovic però conosce solo quello strumento per comunicare, ma soprattutto per sottolineare in modo leggero e con una commedia, a tratti ingenua ma vera, tutti quei pregiudizi e quei luoghi comuni che dividono i rom dai gagé. “Sono come moglie e marito.

 

Dal film Io rom romantica

 

Non comunicano e se lo fanno, litigano. Però sono uguali”. Uguali, ad esempio, nell’impossibilità di proseguire gli studi dopo la licenza media, come è successo a Laura Halilovic quando ha dovuto cercare un lavoro. Uguali nella precarietà dell’impiego: colf, aiuto-cuoca, barista. Uguali nel timore di dare delusioni alla propria famiglia che non comprende la ribellione al velo.  “Le ragazze della mia età si sposavano. Io a 17 anni ero vecchia per loro, ma avevo sogni diversi”. Oggi Laura Halilovic ha raggiunto qualche compromesso con la famiglia. A 24 anni vive ancora in quella casa popolare di Falchera e ha un figlio di 2 anni.

“È difficile spiegare la nostra cultura, bisogna viverla anche se ne contesto molti risvolti. Sposarsi a 15 anni, ad esempio, è una tradizione stupida”. Ma in Io rom romantica la Halilovic non risparmia niente neppure ai gagé con i loro problemi di coppia risolti da sconosciuti o con il loro razzismo mascherato da un “Non sono razzista, ma l’Italia agli italiani”. Eppure la giovane regista, interpretata nel film da Claudia Ruza Djordievic, una ragazza rom che vive nel campo di via di Salone a Roma, è italiana, ma senza cittadinanza. Per strani ‘giochi’ burocratici deve rinnovare continuamente il suo permesso di soggiorno.