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Alessandra Racca, poetessa in librerie, pub, piazze e caffé

Crede che la poesia non sia solo quella "cosa" alta che viene insegnata a scuola. Per questo partecipa ai poetry slam, competizioni in cui gli autori leggono e declamano le proprie opere in pubblico. "Un format, una pratica, un gioco", dice lei, "e talvolta dei piccoli miracoli"

Esistono battaglie a colpi di parole, di versi, di endecasillabi sciolti. Si combattono in pub, birrerie, librerie, in piazza, nei caffè. Sono i poetry slam, competizioni di poesia dove gli autori leggono e declamano le proprie opere di fronte ad un pubblico che ha il difficile compito di giudicarli.

Tra questi gladiatori della parola c’è Alessandra Racca, poetessa torinese 35enne, occhi verdi, bel sorriso e una convinzione: la poesia non è solo quella “cosa” alta che viene insegnata a scuola. “I poetry slam sono un format, una pratica, un gioco – spiega – e anche dei piccoli miracoli. Permettono di avvicinare le persone alla poesia contemporanea e attirano persino cento persone a serata. Incredibile se si pensa che si tratta di questo tipo di arte”.

Gli autori si battono, declamano: tre minuti a testa per colpire il pubblico, scatenare l’applausometro o emozionare la giuria popolare. Una pratica che arriva in Italia nel 2001 volando dagli Stati Uniti, precisamente da Chicago, dove è nata negli anni Ottanta grazie all’influenza della cultura jazz. Nelle intenzioni del suo ideatore, Marc Kelly Smith, è un modo per rendere meno noiose le serate di lettura ad alta voce dei poeti e permettere al pubblico di interagire, esprimendo la propria opinione.

Per Alessandra Racca “la poesia attuale è un po’ come l’arte contemporanea: per un fruitore medio, che non ha parametri o strumenti particolari, se non la semplice curiosità, magari all’inizio può essere scoraggiante o respingente. C’è l’idea che solo chi ‘ha studiato’ può capire. Ma non bisogna farsi spaventare: il proprio gusto ce lo si forma con la lettura, con la frequentazione della poesia. Non bisogna aver timore di dire ‘questo mi piace’, ‘questo non mi piace’, anche se non si è degli esperti. L’importante è lasciarsi guidare dalla curiosità, leggere”.

Spazio alla condivisione, al giudizio di chi ascolta, ma: “Nei poetry slam l’autore è protetto, non viene dato in pasto a nessuno ma certo può essere messo in crisi dal confronto con colleghi e oratori. Nei miei anni di organizzatrice e concorrente ho notato che il pubblico è sempre molto attento e rispettoso. Si fa rumore prima e dopo, ma durante la lettura c’è assoluto silenzio”.

Alessandra fa parte della Lips, la lega italiana di poetry slam nata a novembre 2013. È responsabile dell’area nord-ovest e con i suoi colleghi, tutti volontari, organizza tornei nelle città – come a Torino l’“Atti impuri Poetry Slam” – e persino un concorso nazionale. Impossibile stabilire le mode poetiche del momento: dipende dalla serata, dagli autori, dall’umore del pubblico: “A Torino il comico, l’ironico, spesso funzionano”.

La poetessa torinese è tra le poche donne dell’organizzazione e vanta un posto nel piccolo numero di ragazze che partecipano agli scontri/incontri poetici: “Non mi è del tutto chiaro il perché di questa carenza femminile – ammette – Probabilmente c’è un po’ di diffidenza verso la forma competitiva delle serate. In linea generale poi per le donne è sempre più difficile lavorare in ambito artistico”.

Ad un poetry slam si può ascoltare di tutto: versi ispirati dalla vita quotidiana come quelli di Alessandra, ormai al suo terzo libro dal titolo L’amore non si cura con la citrosodina; racconti comici, intimisti, persino rap. “La lettura ad alta voce impone di adattare il proprio linguaggio. Per questo non è raro che si assista anche a momenti rappati. I nostri incontri dimostrano che l’attività poetica non è solo una cosa intima come si tende a credere. Viene da fuori, dalla realtà. Può mettersi in contatto con essa, può essere sporca, di cronaca”.

Alessandra scrive con un linguaggio semplice, che arriva a tutti. Aspetta l’epifania che la sappia guidare nella scrittura, osserva la realtà da un punto di vista diverso e trova lo spunto per raccontarla in modo originale, per dire qualcosa di più grande che valga la pena di essere condiviso.

Come molti autori e artisti, non vive della sua passione ma grazie al suo lavoro di direttrice di un pensionato universitario. La vita di tutti i giorni è attorno, irrompe. E lei scrive, legge, osserva il mondo e sogna: “Vorrei organizzare poetry slam nelle scuole, per far capire ai ragazzi che la poesia può essere molto di più di ciò che viene insegnato in classe. Più vicina, più reale, più comprensibile. Abbiamo già fatto qualche esperimento, e spero che riusciremo a realizzare un campionato nazionale negli istituti”.