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Enrica Manenti: cambio di rotta ai vertici della galassia biblioteche

Con la sua nomina a presidente e quella di Maria Abenante a vicepresidente dell'Aib la lancetta del barometro sulla presenza femminile nei luoghi dove in Italia si sperimenta e si prendono le decisioni vira finalmente verso il bel tempo

La lancetta del barometro sulla presenza femminile nei luoghi dove in Italia si sperimenta e si prendono le decisioni vira verso il bel tempo. Una notizia positiva al riguardo arriva da un settore fondante del nostro patrimonio culturale: le biblioteche – una galassia che le ultime statistiche censiscono in 13.112 istituti, di cui 6.853 appartenenti agli enti territoriali, 2.573 alle università, 1.536 agli enti ecclesiastici e 46 al ministero per il beni e le attività culturali.

Da pochi giorni, infatti, a capo dell’Aib (Associazione italiana biblioteche), l’organizzazione professionale nata nel 1930, sono state elette due donne: Enrica Manenti come nuovo presidente, e Maria Abenante con la carica di vicepresidente.

“Un fattore simbolico importante”, sottolinea la neopresidente. “Una svolta – aggiunge – che rimette in equilibrio un settore in cui i professionisti sono al 70 per cento donne ma che in passato ha visto ai suoi vertici in stragrande maggioranza uomini”.

Non solo: anche il consiglio direttivo dell’organismo, composto da sette membri, registra ora la presenza di cinque donne e due uomini, rispecchiando in questo modo, spiega Manenti, “la proporzione esatta rispetto alla composizione di genere della professione”.

Un cambio di tendenza significativo, perché, come insegna la storia, da sempre diventare bibliotecari o direttori di una biblioteca è incarico ambito e prestigioso. Basta andare a curiosare sul sito dell’Aib per scoprire quanti “bibliotecari famosi… ma non in quanto bibliotecari” ci siano stati nei secoli: l’elenco non riserva che sorprese, troverete scrittori, filosofi, artisti, matematici, musicisti, ecclesiastici e politici, da Goethe a Proust, cui bisogna aggiungere un “aspirante” bibliotecario al quale invece è toccato di fare il papa, Benedetto XVI.

Enrica Manenti, come sono le biblioteche del Ventunesimo secolo in Italia?

Non sono degli uffici burocratici in cui si mette piede solo per fare una ricerca o preparare una tesi. Hanno un compito sociale che mette insieme, oltre alla disponibilità di libri, di tecnologie avanzate e di spazi per studiare, molte altre attività che riguardano la formazione e il potenziamento del sapere. Al di là degli stili e dei contesti, i bibliotecari oggi svolgono il ruolo di mediatori informativi del paese.

Alla guida dell’Aib lei succede a Stefano Parise, che nel triennio del suo mandato ha fatto molto per rilanciare la professione bibliotecaria. La crisi tuttavia ha investito l’intera filiera legata al libro e alla lettura e non ha risparmiato le biblioteche. Qual è oggi la situazione?

In pericolo non sono solo le piccole realtà, ma anche grandi istituti come la biblioteca dell’istituto Italiano per gli studi filosofici di Napoli o quello dell’antica Accademia di Scienze Lettere e Arti di Modena. I fondi per l’acquisto dei libri si sono ridotti drasticamente mentre l’utenza diventa sempre più esigente. Difficile anche poter acquistare e prestare gli ebook, sempre più richiesti. La lettura digitale è una necessità non rinviabile. E poi c’è la tendenza a tagliare non solo le risorse finanziarie, ma anche quelle umane. Quando nei piccoli istituti il bibliotecario va in pensione si tende a non sostituirlo o a farlo con un volontario. Il nostro non è un passatempo ma una professione, con una specifica preparazione.

Con quali strategie affronterete questi problemi?

La prima parola chiave è proprio “professione”. Questo significa un aggiornamento continuo e una indispensabile attività di mentoring tra vecchi e nuovi bibliotecari. In questo passaggio di consegne c’è la conservazione del nostro tesoro bibliografico. Lavoreremo molto sull’advocacy delle biblioteche, cioè sul fatto che di fronte all’overload informativo esse siano un punto di riferimento per i cittadini. Ci impegneremo a intervenire nelle situazioni di squilibrio presenti sul territorio italiano.

Dopo i timori per il rischio di estinzione, gli esperti ci rassicurano che il libro cartaceo, per ora, sopravviverà a quello digitale. In Italia però siamo lettori deboli e questo, rispetto ad altri paesi, complica le cose. È utile un’alleanza con editori e librai?

Con editori e librai, nel corso degli ultimi anni, abbiamo messo in campo molte iniziative. È ormai chiaro a tutti che la lettura si sviluppa in un contesto culturale stimolante. È nata così la manifestazione BiblioPride, la giornata nazionale delle biblioteche giunta alla sua terza edizione e che, dopo Napoli e Firenze, quest’anno si terrà in Puglia. In questa direzione va anche l’iniziativa “Amo chi legge… e gli regalo un libro” che, dopo l’esordio nel 2013, quest’anno coinvolgerà un maggior numero di biblioteche, non solo scolastiche, stimolando le donazioni di libri da parte dei cittadini.