Cultura e spettacoli
Intervista, di ,

Piera Degli Esposti: “Da noi non han fatto lavorare neanche Anna Magnani”

È in scena a Siracusa nel ruolo di Athena l'attrice amata da Pasolini, Bellocchio, Moretti e Sorrentino, premio alla Carriera dalla Fondazione Inda. E su di lei a fine giugno uscirà il documentario di Peter Marcias Tutte le storie di Piera

Tutta l’arte di Piera degli Esposti. Nella splendida cornice del Teatro Antico di Siracusa la nostra attrice più sperimentatrice, che nel 2008 conquistò anche gli italiani ritrosi al cinema e al palcoscenico con il suo ruolo della nonna fuori dagli schemi in Tutti pazzi per amore, è ora la dea Athena nelle Coefere–Eumenidi, la tragedia eschilea diretta da Daniele Salvo. E mentre a fine giugno uscirà nelle sale cinematografiche Tutte le storie di Piera, il documentario di Peter Marcias, e Bravo lo stesso, un libro curato da Manuel Giliberti, l’attrice emiliana incapace di accontentarsi di ruoli clichè, si racconta come un fiume in piena, a margine della 9° edizione dei Dialoghi internazionali delle tragedie, organizzata dall’Istituto Gestalt Therapy Kairòs.

Come mai per promuovere l’affluenza alle elezioni europee si è fatta riprendere con un elmo e una lancia?

Abbiamo bisogno, in questo presente difficile, di rettitudine e di coraggio. Anche se sono stata criticata da molti ho voluto, per incoraggiare i dubbiosi a non rinunciare al proprio voto, far pubblicare una mia fotografia: ripresa come Athena con tanto di elmo e lancia, ho scelto la scritta “Indossa l’elmo della giustizia”. Mi sento particolarmente legata alla giustizia. Come Athena, nata dalla testa del padre Zeus, afferma nel testo teatrale delle Eumenidi (la traduzione è a cura di Monica Centanni, n.d.r.) “Tutta del padre io sono”, così anche io, dalla mia infanzia, ho avuto un legame stretto con mio padre, un vero sindacalista. Quando ritornava a casa chiedeva sempre: “Oggi che cosa raccontate?”. Da lui ho imparato il peso e il significato della giustizia, da lui ho ricevuto un consiglio prezioso, ovvero quello di non frequentare “gente gentesca”.

Il ruolo di Athena, nella risoluzione della tragedia di Eschilo, è decisivo. Mette fine al sangue versato nella città di Argo e all’ira delle Furie.

Athena è una stratega molto veloce. Istituisce il tribunale della giustizia, accoglie le Furie e le redime, chiedendo loro di portare la felicità e non la disperazione. Riscatta Oreste, un matricida, pur di salvare tutto quello che la circonda. Nell’interpretarla ho fatto tesoro dei gesti di Nelson Mandela che, pur di instaurare un dialogo, ha chiesto ai suoi stessi carnefici di collaborare con lui.

Collaborazione e dialogo sono state anche le due parole chiavi anche nell’incontro recente del Santo Padre con le autorità palestinesi, israeliane e ortodosse.

Papa Francesco è un uomo molto intelligente. Le sue parole sono sempre accompagnate da gesti importanti. Oggi c’è una grande solitudine e la fede, qualunque essa sia, aiuta a vivere perché porta l’uomo a indagare il suo mistero. Sono buddista e non voglio ridurre la fede a un discorso sulla serenità, ma gli uomini che si interrogano su Dio sono persone che imparano a guardare oltre. Invece non uso Internet e non amo la tecnologia che ci rende autistici e ci fa perdere il senso autentico della parola.

Dopo il teatro quali sono i suoi prossimi impegni?

È un periodo di lavoro intenso. In televisione ritorno a interpretare il ruolo di Serafina, la segretaria misteriosa, nel film tv Una grande famiglia. E poi ho scelto di lavorare come protagonista dei film di due registi esordienti: in Leoni di Pietro Parolin interpreto la madre aristocratica di un personaggio del Nord, interpretato da Neri Marcorè, e in Cloro di Lamberto Sanfelice sarò al fianco di Sara Saraiocco, una giovane talentuosa, già protagonista di Salvo. Apparirò anche in una puntata di Colpo di scena, la trasmissione televisiva di Pino Strabioli, che ospita artisti come Dario Fo e Gigi Proietti e va in onda ogni domenica su Rai Tre.

Come mai continua a lavorare tanto senza mai fermarsi?

Perché amo molto quello che faccio, e in passato ho lavorato poco, anche se con registi importanti, da Pasolini ai fratelli Taviani, da Lina Wertmuller a Marco Bellocchio, e mi dispiace che un autore visionario come Marco Ferreri sia oggi dimenticato da molti. In un Paese che si guarda bene dall’avere attrici come Judi Dench e Maggie Smith e che per un certo periodo non ha fatto lavorare persino Anna Magnani, ho capito che dovevo aspettare.