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Sofia Cacciapaglia: “Un’artista non deve temere di uscire dal suo mondo”

Pittrice non ancora trentenne, ha esposto alla Biennale di Venezia, da Sotheby’s e all'Industria Superstudio di New York. E raccomanda la sincerità espressiva: "Bisogna raccontare quel che fa parte della propria storia personale. Solo così si arriva a emozionare davvero”

Figure fluttuanti dai volumi classici, sguardi intensi e fiori, tutto dipinto su grandi tele. “Attimi di sospensione dalla realtà”, come lei stessa ama definirli. Questa è parte dell’opera di Sofia Cacciapaglia, pittrice non ancora trentenne che ha fatto dell’arte il suo lavoro, nonostante i tempi non facili.

Un diploma al liceo artistico, una laurea in pittura all’Accademia di Brera, le prime mostre, tutto a Milano, la sua città. Poi il grande volo negli Stati Uniti e un’esposizione importante a New York presso l’Industria Superstudio di Fabrizio Ferri, fotografo di fama internazionale. Oggi Sofia è tornata nel capoluogo lombardo, ma è sempre pronta a ripartire verso Londra, Parigi o altre mete. Ha esposto in spazi di primo piano, come la 54° Biennale di Venezia o Sotheby’s, e continua il suo cammino, senza disdegnare collaborazioni con la moda, la finanza, le aste di beneficienza e il mondo delle onlus. E presto parteciperà di nuovo alla Biennale di architettura di Venezia con un’opera su tela ispirata ad un oggetto di design, che sarà esposta in un stand ai giardini.

“Oggi un’artista non deve aver paura di uscire dal suo mondo –spiega Sofia- anzi è importante aprirsi, cogliere tutte le opportunità e non rifiutarle per colpa di insensati snobismi. Il tempo delle opere chiuse solo nelle gallerie è finito. L’arte deve essere accessibile, pur senza snaturarsi”.

“Negli ultimi tempi – prosegue – ho collaborato a progetti che coinvolgevano realtà diverse. I miei quadri sono stati riprodotti sulle stampe di una collezione moda firmata da Caterina Gatta, giovane stilista romana, e per Wallpepper, progetto che realizza carte da parati d’autore con soggetti di artisti e fotografi. Questi per me sono riconoscimenti importanti. Vuol dire che il mio lavoro piace, arriva, è fruibile”.

Lo scorso ottobre le opere di Sofia Cacciapaglia sono state esposte a Milano da Banca Sistema. “Il mondo della finanza offe grandi opportunità ai giovani artisti–puntualizza- così come quello delle aste di beneficienza a cui sono sempre felice di partecipare. Oltre a fare del bene, ho l’occasione di farmi conoscere un po’ di più e di mettermi alla prova con nuovi stimoli creativi”.

“È innegabile che questo sia un momento di grande crisi- ammette Sofia- ma trovo che il mondo dell’arte oggi dia comunque spunti e occasioni interessanti. Tra i pittori contemporanei che preferisco ci sono Chantal Joffe, Alex Katz, Pino Jelo, David Hockney, Peter Doig, Kiki Smith e Kara Walker. In particolare di quest’ultima ammiro il modo di comunicare con grande chiarezza temi forti, come il razzismo, con pochi elementi e senza rinunciare all’emozione. La nostra società attraversa un momento di grande confusione e ha bisogno di cose semplici. Per questo penso che l’arte debba esprimersi con forme nette, in grado di veicolare messaggi. Io stessa mi ispiro a pittori come Casorati e Balthus o, andando indietro nel tempo, Piero della Francesca e Antonello da Messina”.

Sofia è riuscita a fare della pittura una professione, ma come si arriva davvero a “vivere d’arte”? “Il talento e la predisposizione sono ovviamente punti di partenza – spiega – ma bisogna anche avere la fortuna di incontrare chi li sa riconoscere e valorizzare. A me è successo. Sin dalle medie ho avuto insegnanti che mi hanno spinta a intraprendere questa strada. Devo moltissimo alla scuola italiana e ci tengo a dirlo. Spesso la sottovalutiamo e siamo attirati da nomi stranieri più altisonanti, ma è un peccato. Il nostro Paese regala esperienze sensoriali incredibili, che per un’artista sono fondamentali. Ho frequentato un liceo artistico pubblico nel cuore di Milano, fare lezione davanti a chiese magnifiche ti dà un altro punto di vista. Stesso discorso per l’Accademia di Brera, proprio per questo sono convinta che non debba essere trasferita, ma rimanere nel centro della città, quello è il suo contesto. Si dice che le scuole di Belle Arti siano parcheggi, in parte è vero, ma se hai voglia di farcela, lì trovi la macchina giusta su cui salire e poter correre”.

“Oltre allo studio – continua Sofia- bisogna lavorare moltissimo e con costanza, fare ricerca e essere pronti a partire, anche per brevi periodi, per confrontarsi con le realtà e i mercati stranieri, spesso molto più attivi di quello italiano. New York è sicuramente una delle piazze più interessanti, lì l’arte è legata a tante altre realtà e concepita come un business, non solo come qualche cosa di astratto. E poi consiglio di imparare a osservare il proprio mondo, il quotidiano. Dai dettagli, a volte apparentemente insignificanti, possono nascere opere bellissime. Inutile voler dipingere la guerra o altre situazioni forti se non le si è vissute. Bisogna raccontare quello che si conosce e fa parte della propria storia personale. Solo così si arriva a emozionare davvero”.