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La rivoluzione verde di Paola Maugeri: siamo ciò che mangiamo

Vegetariana dall'età di 12 anni, poi vegana. L'autrice e presentatrice, esperta di musica e questioni ambientali, si racconta e spiega le ragione del suo stile di vita sano e rispettoso della Terra e del diritto di tutti a vivere meglio

A dodici anni decise per la prima volta di far parte della soluzione e non del problema. Diventò vegetariana, interrogandosi sul perché le insegnassero ad amare gli animali per poi serviglieli nel piatto. PaolaMaugeri – lontana ormai dalle blu-elettriche operazioni tricologiche, senza mai accantonare la passione per la musica e i suoi derivati – è un’instancabile paladina delle questioni ambientali, del rispetto degli animali e – avvalendosi del motto “siamo ciò che mangiamo” – della promozione di un’alimentazione consapevole.

Dopo aver disegnato per Borsalino una collezione di cappelli realizzati con materiale da riciclo, dopo aver raccontato in un libro la sua esperienza familiare a impatto zero, si riaffaccia sul mercato editoriale con “Las Vegans”: un volumetto zeppo di piatti della tradizione (soprattutto siciliana) ri-arrangiati in chiave fusion e vegana, e associati stilisticamente a una canzone. Paola – vegana da sedici anni e vegetariana da trentadue – sottolinea fermamente l’importanza del rispetto della stagionalità: “Siamo la prima generazione di adulti che ha totalmente perso il senso della filiera alimentare. Fino a trenta anni fa nessuno avrebbe pensato di servire a tavola le fragole a Natale. L’insalata di pomodori con le cipolle di Tropea, per esempio, era un dettaglio della bella stagione non dei mesi invernali. Mia madre Rosita diceva che bisogna fare molta attenzione a quello che mettiamo nel nostro corpo. Non possiamo spendere ingenti somme per delle cose esternamente belle, e poi scegliere cibo scadente”.

E il falso-mito sull’inconsistenza della cucina vegana?

In Italia abbiamo una spiccata tradizione contadina. Mangiare legumi e cereali o verdure fresche di stagione non può portare nessun tipo di squilibrio. Il regime alimentare vegano è un semplice ma grande patrimonio che ci permette di crescere in forma, di stare bene, di fare sport. Se mangiassimo con la stessa consapevolezza che fu delle nostre madri – che consumavano carne con diligente moderazione, e non tre volte al giorno – mangeremmo sicuramente meglio.

Tutto è ciclico, anche il veganesimo.

Proprio così. I primi vegani furono i Pitagorici nel VI secolo a.C. Poi, fra gli altri, quel grandissimo maratoneta di SocrateTolstòj e Leonardo Da Vinci. Leggendo la biografia di Steve Jobs ci accorgiamo che tra i libri di suo più gradimento ci fu La dieta senza muco di Arnold Ehret. Ma non posso non citare anche John Lennon, George Harrison e Paul McCartney, o gli hippy che professavano una ridistribuzione più equa delle risorse.

Change the world three times a day. Possiamo veramente cambiare il mondo tre volte al giorno?

Ogni nostro gesto ha un impatto sull’ambiente. Mangiare con consapevolezza è un autentico atto di rivoluzione non violenta

Nessuna incoerenza?

Mi piace citare Leonardo Sciascia che diceva “Rivendico il mio diritto all’incoerenza”. Le incoerenze fanno parte di noi. Ho iniziato molto presto a mangiare in questo modo. Sicuramente ce ne sono state e ce ne sono ancora adesso. Un certo tipo di adesione a un ideale è fondamentale, e penso che qualche volta nel percorso di un essere umano l’incoerenza ci stia.

A cena con il nemico?

Probabilmente con il direttore marketing di McDonald’s. Gli chiederei di introdurre almeno due giorni a settimana un menù totalmente vegano e vegetariano. Le aziende, anche quelle che non condividiamo, sono fatte da persone. Tutti possiamo migliorare, prendere delle decisioni più sagge, cambiare direzione. La sua catena di fast-food riscuoterebbe ulteriore successo se decidessero dall’alto di non uccidere animali e di proporre un cibo più sano e compassionevole.

Un piatto e una canzone.

Le Albondigas di seitan alla Rosita perché è necessario, soprattutto quando si parla di cibo, far riferimento alla propria storia. Mi commuovo ogni volta che penso alla mia mamma che cucinava le polpette.  Da abbinare, ovviamente, a Julia : il brano che John Lennon scrisse per sua madre.