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Si fotografa nuda per le strade di New York: “il mio corpo lo uso come mi pare”

Erica Simone, con il suo reportage vuole dimostrare il grande paradosso per cui la nudità – a tutte le altitudini e longitudini del mondo, con o senza religioni di mezzo – fa scandalo pur essendo la condizione primaria e più naturale di ogni essere umano

Tonica. Statuaria. Il suo viso racconta la Magna Grecia. Credenziali perfette per uscire di casa completamente nuda e andare a farsi un hot dog sulla Fifth Avenue come se nulla fosse. Salita in metropolitana, è andata al parco a leggere: tutte cose che solitamente facciamo indossando un’ orripilante tuta di felpa o pile.

Ma lei è Erica Simone, l’avventuriera dell’obiettivo, la fotografa delle cose che non stanno ferme, delle persone che vendono cara la pelle con grande divertimento. Sebbene il suo cognome tragga in inganno, con l’Italia ha poco o nulla a che fare: è nata a Los Angeles da genitori americani (una del Tennesse, l’altro della Louisiana), a nove anni si è trasferita a Parigi e a diciassette ha preso un biglietto per New York, dove si è trasferita, da sola, per studiare pubblicità in un istituto di moda.

La fotografia l’aveva già scoperta molti anni prima, per gioco, immortalando qualunque cosa le capitasse a tiro, finché sua madre non le disse che aveva un ottimo occhio, sul quale sarebbe stato il caso di puntare. Lei si fidò e i risultati diedero subito ragione alla signora Simone (le mamme di figlie femmine sono le migliori talent scout del mondo).

(Pubblichiamo una sola foto per dimostrare che non ci interessa attirare click con le nudità di Erica. Per vederne altre rimandiamo al suo sito).

Erica Simone

A New York che le è venuta l’idea di ritrarsi nuda per la strada, realizzando un reportage che l’ha fatta conoscere al mondo, perché “questa è una città che dice di sì a ogni tua idea e, se è valida, si industria affinché tu possa realizzarla al meglio”, dice.

Tuttavia, gli americani sono anche dei grandi puritani: Erica l’ha passata liscia per un pelo. Avrebbero potuto arrestarla e condannarla (e lo racconta quasi risentita: se fosse successo, si sarebbe magari divertita ancora di più). “Il mio corpo – continua – non è proprietà del governo, né della legge: io dovrei essere libera di usarlo come mi pare”. Lontanissimo da qualsiasi intento pornoerotico, infatti, il suo reportage voleva serenamente giocare sul grande paradosso per cui la nudità – a tutte le altitudini e longitudini del mondo, con o senza religioni di mezzo – faccia scandalo pur essendo la condizione primaria e più naturale di ogni essere umano.

Soprattutto, da ottima fotografa qual è, Erica ha voluto che il senso di questo suo lavoro si creasse nelle foto stesse: mentre scattava non aveva in mente di dimostrare qualcosa, voleva piuttosto “creare immagini, non una performance” – e Marina Abramovich è liquidata. La reazione delle persone che la vedevano circolare come mamma l’ha fatta? Tutti sorridenti. Perché, lo si intuisce in ogni scatto e lei ce lo ha detto più volte, “non è il corpo a fare l’erotismo, ma l’intenzionalità” (sarà banale, ma tendiamo a dimenticarlo).

La tanto vituperata mercificazione del corpo femminile, che tiriamo in ballo fin troppo spesso, ha parecchio da imparare dal trionfo di naturalezza che Erica ha portato alla luce. Le foto di una ragazza nuda in giro per la strada non sono una denuncia di genere. Al quesito “c’è un senso femminista al tuo lavoro?”, la signorina Simone, cogliendone l’ironia, ha risposto “non ho capito la domanda”, guadagnandosi un attestato di libertà espressiva e morale che farebbe invidia a Erica Jong.

Sarà che lei è americana e, molto più di noi, sa bene che l’arte è autarchica e a volta non ha messaggi, ma solo conseguenze. Quindi, le sue foto dobbiamo usarle per alleggerirci e sollevarci sulla questione del corpo, non per legarle all’etica teorica. A Erica piacciono le persone: vuole interagirci in tutti i modi possibili, compreso standosene nuda davanti a loro sorseggiando un cappuccino. Sarà che è bellissima, artista e cool, ma questa ragazza fa venire una voglia pazzesca di levarsi di dosso i vestiti e andare a fare la fila alle Poste.