Cultura e spettacoli
Approfondimento, di ,

L’illustratrice Anna Padovani, una matita innamorata di donne speciali

Una passione per il disegno coltivata sin da piccola. In anni recenti ha ritratto Ilaria Cucchi, il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini, Franca Rame e le sue donne in rosso per i funerali e poi Don Gallo, l’unico uomo raffigurato, oltre a Stefano Cucchi e suo papà Paolo Padovani

Le donne in corriera sono nude e da sedute guardano fuori dal finestrino facendo il verso al loro alter ego in carriera. È una delle ultime creazioni di Anna Padovani, bibliotecaria di Storia moderna e contemporanea in via Caetani, a Roma. Ha realizzato questo disegno per un’amica che le aveva chiesto un’idea per una locandina di un seminario sul tema “Donne e lavoro”. Ma è solo un esercizio di stile perché sul suo sito, in realtà, ci sono infinite donne, famose e non, che nel giro di 7 anni hanno riempito e colorato centinaia di album. Sono le sue donne di carta che, pur poggiandosi su un supporto fragile, comunicano in modo ironico o serio la loro forza e il loro sogno.

Tutto nasce nel 2007. O meglio rinasce. Perché ad Anna Padovani la passione per il disegno viene quando ancora è molto piccola. A tredici anni ritrae Mario Mafai, il pittore della Scuola Romana. Se n’è ricordata solo pochi mesi fa quando ha ritrovato il disegno in una vecchia cantina da svuotare. Gli studi classici e i numerosi libri in mezzo ai quali è cresciuta la portano a un futuro diverso da quello che aveva sognato. Il liceo artistico era troppo perfino per due genitori così liberi e aperti come i suoi. La passione per il disegno però resta lì. A ventotto anni, già bibliotecaria, frequenta un corso di grafica allo Ied (Istituto europeo di design, ndr) e poi arriva quell’opportunità di liberare la sua arte con alcune realtà editoriali degli anni ’70: Effe e il quotidiano Lotta continua. Illustrava le pagine femminili. Perché Anna Padovani, oltre al disegno, ha sempre avuto un’altra passione, quella per le donne. Femminista da ragazza nel collettivo di Trastevere, ha ospitato decine di ragazze nella sua casa in via della Lungaretta, dove vive ancora con il giornalista del Corriere della Sera Paolo Brogi. Era la casa delle donne, un luogo di confronto e rifugio, anche nel giorno dell’uccisione di Giorgiana Masi, quando tutte scapparono dalla manifestazione. Gli unici “uomini” in quell’appartamento erano il gatto “Mattone”, chiamato così per via del suo colore rosso, e il cognome maschile “Giorgio” di una delle abitanti della casa.

Dai disegni alle collane

Gli impegni lavorativi, un marito e 2 figli costringono Anna a fare la spola lavoro-casa, casa-lavoro. Ma un’anima così eclettica aveva bisogno di uno sfogo artistico. Nascono così le sue collane. Colorate, in legno, in resina e in plastica prodotte con materiali reperiti tra l’Italia e l’estero nei suoi viaggi con la famiglia. Nel 2007 finisce però anche quell’hobby. Anna Padovani deve fare i conti con qualcos’altro che cresce dentro di lei. Una malattia la costringe al letto per un lungo periodo, ma l’idea di un’amica le riaccende le vecchie passioni. “Ti piaceva disegnare, no?”. Una frase buttata lì, insieme con un album e dei pennarelli. Nell’immaginario di Anna forse c’è Frida Kahlo, così amata in giovinezza. Nascono così le prime donne di carta, così seducenti, provocanti, intimiste e senza volto che lasceranno lentamente spazio a donne più semplici, colorate e con volti ben delineati. Un’epifania da cui spuntano volti noti come Ilaria Cucchi, Licia, Claudia e Silvia Pinelli, il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini, Franca Rame e le sue donne in rosso per i funerali e poi Don Gallo, l’unico uomo raffigurato, oltre a Stefano Cucchi e suo papà Paolo Padovani.

Anna prende ispirazione dalla vita di tutti i giorni, dalla pioggia e dalle fiction tv, dai libri in mezzo ai quali è nata e cresciuta, grazie all’attività di critico letterario del padre e di bibliotecaria della madre, e dalle storie delle amiche. In quello studio, che un tempo era la camera del figlio ormai cresciuto, lavora ogni sera. Con la china sogna e disegna le sue donne arruffate e impegnate, disperate e felici. “Non so precisamente perché disegno l’una o l’altra cosa. So che vivo ed è questo ciò che m’interessa rappresentare”.