Cultura e spettacoli

Ivonne Mussoni, la poetessa dei diciannovenni che parla il linguaggio di WhatsApp

Ha compiuto vent’anni da poco ed è la prova che Gli sdraiati di Michele Serra, il libro che descrive i nostri diciannove/ventenni come un branco di automi Unni, deve più alla fantascienza che alla realtà 

Conversazione immaginaria – ovviamente su WhatsApp – tra due diciannovenni del 2014.

Lui: “Quando ci vediamo?”.

Lei: “A un quarto d’ora di universo”.

L’appuntamento di una vita. Il bug capace di annientare Google Map e far riconsiderare agli esseri umani il Tutto Città.

La ragazza esiste davvero, si chiama Ivonne Mussoni, ha compiuto vent’anni da poco ed è la prova che Gli sdraiati di Michele Serra, il libro che descrive i nostri diciannove/ventenni come un branco di automi Unni, deve più alla fantascienza che alla realtà.

A un quarto d’ora di universo è il titolo bomba del suo primo libro di poesie, edito da Heket (dea egizia della fecondità, con la testa di rana e il corpo di Monica Bellucci), la piccola casa editrice affiliata all’omonima associazione culturale diretta da Valerio Grutt, trentenne, responsabile del centro di poesia contemporanea di Bologna e curata da Matteo Totaro, letterato e imprenditore, poco meno che trentenne.

Due signorini che hanno trovato in miss Ivonne la voce perfetta per inaugurare un lavoro che “restituisca – si legge sul sito di Heket – alla poesia un senso di segretezza e preziosità, con la freschezza e la creatività di un progetto nuovo e libero”.

Poche copie all’anno, autori selezionatissimi, edizioni limitate, stampa su opuscoli che stanno nei taschini di un panciotto.

Puntata zero con Ivonne: 11 poesie rilegate in un cartoncino bianco, spesso meno di un pistillo e grande quanto una mano o come le cose che entrano in tasca: pugni, chiavi, segreti.

Un esordio per pochi eletti, che però Ivonne considera il modo migliore per preservare la libertà di scrittura e trovare una forma espressiva che non risponda alle richieste stereotipate del mercato. Alla faccia di chi dice che i ragazzini di oggi vivono per la visibilità e sarebbero disposti a vendere le proprie madri per un iPhone.

Quando ha scritto “A un quarto d’ora d’universo”, Ivonne stava chiudendo un verso su un ragazzo, dentro una poesia che parla di amore, indicibilità e stagioni precoci.

E’ difficile immaginare questa adolescente sbraitare sul divano Frau mentre sua madre le chiede di togliersi gli scarponi pieni di fango, ricordarsi di tirare lo sciacquone e avere dei valori. E’ più facile figurarsela mentre fa tardi guardando un lampione. Perché è una ventenne vibrante e nelle mani ha lo stesso mestiere di Emily Dickinson, insieme al coraggio di praticarlo ben prima di crescere.

Una ventenne preziosa e timida, che però non costituisce un’eccezione. Racconta di sentirsi serena sul futuro, di essere circondata da coetanei che sdraiati non ci stanno mai, se non quando dormono, e che sentono l’urgenza della condivisione della bellezza, dell’unione, degli obiettivi, che sono educati, riservati e sognatori.

Studia lettere a Bologna, non intende lasciare l’Italia, ama la sua Rimini e non è disposta a lasciarla, se non per brevissimi periodi. Da grande vuole fare la poetessa. Alla pensione e al conto in banca non ci pensa: è giusto, ci ricorda che a vent’anni ci si può permettere di non pensarci, di avere un sacco di balle in testa, come cantava Guccini. Nel suo caso specifico, però, le “balle” stanno già dando frutti concreti. Ivonne, infatti, è molto impegnata nella promozione e divulgazione della poesia, collabora attivamente con il Centro di Poesia Contemporanea di Bologna e con la stessa associazione Heket.

Le sue poesie deve leggerle chiunque abbia voglia di mettersi in tasca il soffio di una generazione che non sta tutta nella ‘sdraiatezza’ raccontata da Michele Serra, ma abita la spensieratezza costumata dell’amore, senza portare i segni di 11 Settembre e berlusconismo.

Ivonne Mussoni è la poetessa dei diciannovenni in piedi: una ribelle gentile, ben piantata nella terra, nelle stagioni, nella bellezza dei limiti. Parla una lingua nuova e la usa per ricordare quali sono le cose belle: ‘tutto quello che impazzisce; le conferme; la fragilità dell’acqua. Per raccontare, con il suo immaginario immaturo e fresco ancora di latte, che amarsi è una merenda e la rivoluzione è negli angoli.

Heket ha scelto Ivonne Mussoni per dire che il futuro è stato scalfito dai reality show e dalla crisi meno di quanto immaginiamo e pertanto è in ottime mani. Per questo i versi di una testimone del buon tempo che verrà sono stati trascritti non su un libro, ma su un libricino che è più un ornamento sartoriale, disponibile come deve essere la poesia: standoci addosso.