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Cristina De Stefano racconta la sua Oriana Fallaci icona del ‘900

L'unica biografia ufficiale della grande giornalista è quella scritta da Cristina De Stefano che qui racconta come ha fatto. Oriana Una donna è un libro denso e pieno di aneddoti, da rileggere a quasi 8 anni dalla scomparsa della prima inviata in un fronte di guerra

Forte, libera, ricca di sentimenti. Capace di incarnare un nuovo modo di essere donna, Oriana Fallaci ha fatto soprattutto eco come grande giornalista. Sorprendente, coraggiosa, fuori dai canoni dell’epoca, raccontarla era l’ambizione di Cristina De Stefano.

Non pensava, però, che a chiederglielo sarebbe stato Edoardo Perazzi, il nipote ed erede dell’irripetibile scrittrice fiorentina, all’indomani della lettura di Americane avventurose, nel quale l’autrice illustra una serie di donne battagliere non molto diverse da Oriana.

Oriana Una Donna, edito da Rizzoli, è l’unica ufficiale biografia in circolazione. Fallaci avrebbe approvato? Impossibile darsi una risposta, e non certo per i contenuti vivi che – senza sprofondare nel bieco chiacchiericcio – trascinano il lettore nella storia di una grande donna, ma per quella sua ferma decisione di impedire a tutti di avvicinarsi al suo vissuto, come conferma anche Cristina De Stefano: «Oriana aveva l’ossessione della sua privacy, era una persona molto segreta; aveva orrore del pettegolezzo, che anche lei non ha mai praticato. Era amica intima di moltissime celebrità ma non ha mai parlato di loro o fatto sfoggio di queste amicizie. Quando intervistava un personaggio noto era implacabile ma quando andava a cena, o in vacanza con una star, era solo un’amica. Diceva: “Non sono una ladra di parole”. Ho sempre tenuto presente questo, scrivendo il mio libro. Ho raccontato tutto, ma cercando di essere delicata e dignitosa».

Oriana Fallaci, che voleva essere chiamata scrittore e non scrittrice, era riuscita per talento a calamitare su di sé le astiose invidie di chi non tollerava che il più grande cronista di guerra fosse una donna. Erano in tanti? «Erano tantissimi, e tutti in Italia. Oriana ha iniziato nel 1947, e il giornalismo italiano – che allora era fatto solo da uomini – non si è mai ripreso dallo scandalo dato dal fatto che questa ragazza dai capelli cotonati e gli occhi sottolineati di nero fosse diventata in un paio di decenni il giornalista italiano più noto nel mondo. Bastava il nome, Oriana, e tutti sapevano di chi si stesse parlando. Questo ha creato molte gelosie, di cui Oriana soffriva molto».

Il suo valore principale era la libertà di raccontare: intraprese – prima di chiunque altro – il giro del mondo per analizzare le varie condizioni femminili, raccontate successivamente anche nel libro Il sesso inutile nel quale scrisse cose durissime sull’Islam. Oriana non amava le teocrazie e mal digeriva l’idea che una religione governasse i popoli: «Nel 1960 accettò l’incarico per L’Europeo: una macchina da scrivere, una montagna di valigie, un collega fotografo per prendere le immagini, e viaggiò dalla Turchia alle Hawaii. Il suo primo contatto con l’Islam fu traumatizzante. Oriana era una donna emancipata, diventata grande in fretta combattendo accanto al padre nella Resistenza. Vedere come erano trattate le donne islamiche, nascoste dietro a un velo, considerate cittadine di serie B, la scandalizzò in modo profondo».

Zaino, eyeliner ed elmetto. «Oriana è stata una delle icone femminili del Novecento. Il suo taglio di capelli inconfondibile (sempre lo stesso, per decenni, a un parrucchiere che le disse “Le faccio un taglio alla moda”, ribatté, piccata: “La moda la faccio io!”), l’eyeliner che allungava gli occhi grigi, la sigaretta sempre accesa, i grandi cappelli e gli occhiali scuri degli ultimi anni, è una silhouette che tutti riconoscono nel mondo. Era una donna estremamente femminile, e nelle sue agende mescolava appunti sulla manicure ai dettagli delle interviste politiche; al tempo stesso, una donna emancipata che viveva e lavorava come un uomo. È stata una delle ultime grandi dive del secolo scorso, insieme a Greta Garbo, che a New York abitava poco lontano da lei».

Energica e coraggiosa fino alla fine, Oriana Fallaci – l’irriverente che si tolse il velo per protesta davanti a Khomeini – in stadio terminale, avvolta nella sua pelliccia, lasciò definitivamente New York per tornare a Firenze, davanti la cupola del Brunelleschi e il campanile di Giotto, in attesa dell’ultima sfida: la morte.