Cultura e spettacoli

La divina Edna O’Brien, “scandalosa, pornografica, immorale”

Nell'autobiografia Country Girl la scrittrice irlandese ripercorre gli eventi eccezionali di una vita votata al racconto, alla passione e solo casualmente allo scandalo. Fra le comparse, Paul McCartney, Richard Burton, Marlon Brando, Jackie Onassis e Philip Roth

Cosa fareste se alla veneranda età di settantotto anni una ragazza dalla capigliatura cespugliosa, sottoponendovi ad un test per l’udito, vi paragonasse ad un pianoforte rotto? Una delle opzioni possibili è quella di tornare a casa, gettare nel cestino della spazzatura il nuovo apparecchio acustico, aprire un vecchio libro di cucina tradizionale e lanciarsi nell’ardita impresa di impastare il pane nella Londra umida e inospitale, almeno per i prodotti lievitanti. Dopo di che, ripulite da farine e affini, sedersi alla scrivania e iniziare a stendere un resoconto di se stesse come donne e come scrittrici. Tutto questo, naturalmente, se vi chiamate Edna O’Brien e siete dotate di una dolce e caparbia intelligenza con cui interpretare e ricostruire un’intera esistenza.

Perché questa eterna ragazza dagli impertinenti occhi verdi e i capelli rossi ha ancora molto da dire e lo dimostra in Country Girl, un’autobiografia pubblicata da Elliot Edizioni e realizzata con lo stile intimo dei suoi romanzi. Edna O’Brien ripercorre gli eventi eccezionali di una vita votata al racconto, alla passione e solo casualmente allo scandalo. In realtà, nata negli anni trenta a Drewsboro, un piccolo paese dell’Irlanda “intenso e chiuso”, e cresciuta in una famiglia votata al più fervente cattolicesimo, Edna ha custodito fin dai primi passi i cromosomi della rivoluzione.

Dalle sue origini irlandesi ha ereditato il gusto della narrazione, dalla convivenza con una madre forte per necessità e un padre indebolito dai piaceri dell’alcol il desiderio di andare oltre la campagna infangata e una fede famigliare portata all’eccesso. Ma soprattutto gli spazi apparentemente aperti della sua terra le hanno fatto sentire il richiamo di necessità proibite dalla morale bigotta. Per questo motivo, una volta arrivata a Dublino poco meno che ventenne per diplomarsi farmacista, Edna ha sentito che doveva esserci qualcosa di diverso per lei rispetto alle letture strazianti delle vite dei santi, l’incombere del peccato, la necessità della penitenza e le privazioni fisiche del collegio religioso. Così, sostenuta da una curiosità un po’ ingenua, ha iniziato a dare forma ad una contestazione del tutto personale da realizzare attraverso le parole di T.S. Eliot e dell’immancabile James Joyce.

Niente biancheria bruciata o manifestazioni di piazza, dunque. Siamo negli anni Cinquanta e l’unico modo per imporre la propria autonomia è far cadere il disonore sulla famiglia d’origine innamorandosi dello scrittore Ernest Gebler e diventando madre prima di avere la fede al dito. E poco importa se l’uomo in questione si trasforma in un marito divorato dall’invidia nei confronti del suo talento.

Certo, a prima vista il quadro generale non è dei più rivoluzionari. Abbiamo un matrimonio infelice, due figli contesi e una modesta casa a Wimbledon. Tutto rientra nell’immaginario di quell’epoca, tutto tranne il travolgente e silenzioso scorrere di parole annotate su un quaderno diventate poi il mezzo con cui cambiare il proprio percorso e, perché no, sconvolgere un paese intero.

Quando nel 1960 Edna O’ Brien pubblicò Ragazze di campagna, scritto in sole tre settimane, intorno a lei esplose un vero e proprio putiferio di anatemi. Nel romanzo, prendendo ispirazione dai suoi primi anni irlandesi e dalle esperienze successive, la O’Brien dichiarava alle donne cattoliche, e non solo, l’esistenza di una vita sessuale senza il peso del peccato. Ma l’Irlanda non era proprio pronta per questa ventata di franchezza e metteva al bando il romanzo, come i successivi La ragazza dagli occhi verdi e Ragazze nella felicità coniugale.

Scandalosa, pornografica e immorale. Questi e altri aggettivi le furono affibbiati con fervore dalla comunità cattolica. In risposta, pur continuando a rimanere stupita per tanto clamore, Edna continuò a raccontare il suo mondo di donna toccando tematiche scomode come il rapporto difficile tra madre e prole con Le stanze dei figli e l’aborto clandestino in Down By the River. Perché, a dirla tutta, se la società benpensante non è pronta a cambiare la parola “fornicazione” con la più onesta “sesso”, non era certo un suo problema.

È a questo punto che la vita di Edna cambia profondamente. Chiede il divorzio, lotta per l’affidamento dei figli e convive con un paese d’origine trasformato in un luogo della mente. Per lei, però, tutto è vita ed ogni cosa affrontabile. E non solo grazie ai riconoscimenti letterari o ad un entourage di amici di cui hanno fatto parte Paul McCartney, Richard Burton, Marlon Brando, Jackie Onassis e Philip Roth: un via vai di stelle cui Edna ha sempre fatto poco caso, gustandolo come un momento che avrebbe avuto sicuramente una fine.

Ciò che invece la identifica veramente è il non aver mai smesso d’indagare se stessa con tutti i mezzi possibili. Così facendo, è diventata il simbolo di una rivoluzione in cui si sono alternati gioia e dolore, successo e fallimento, fama e biasimo, per un totale di sedici romanzi. Tutto espresso sempre con passione, sincerità e un tono pacato. Perché per affermare se stesse e diventare donne consapevoli non serve poi fare troppo chiasso.