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I premi Oscar? Una questione di chili (persi o presi)

L’Academy – l’organismo che decide vincitori e vinti – è da sempre sensibile alle variazioni di peso delle star. Basta avere un po’ di memoria storica e una bilancia per fare delle previsioni minimamente sensate su chi porterà a casa la statuetta

Mai come quest’anno la corsa all’Oscar per gli attori protagonisti e non sembra ruotare attorno a una questione di chili. Non è una novità, dal momento che l’Academy – l’organismo che vota e quindi decide vincitori e vinti – è da sempre sensibile alle variazioni di peso. Basta avere un po’ di memoria storica e una bilancia per fare delle previsioni minimamente sensate e per stilare qualche regola base su che cosa serve per vincere quella benedetta statuetta.

1) Dimagrire. Funziona sempre. Dai tempi di Adrien Brody ne Il pianista (anno 2002: chili persi 14) è chiaro che i membri dell’Academy sono molto sensibili alle diete. Altri casi di dimagrimento vincente: Natalie Portman per Il cigno nero (anno 2011: 10 chili persi). Risultato: Oscar come miglior protagonista per tutti e due. Quest’anno il teorema Dukan, chiamiamolo così, dovrebbe applicarsi a Matthew McConaughey: per la parte dell’elettricista Ron Woodroof in Dallas Buyers Club ha perso più di 22 chili.

2) Dimagrire e fare la parte del malato di Aids. Ecco, se dimagrire e basta non servisse, la combinazione dimagrire e interpretare la parte di un malato è praticamente infallibile. Vedi alla voce Tom Hanks: 13 chili persi e l’Oscar nel 1993 per essere morto di Aids in Philadelphia. E siccome Matthew McConaughey, oltre ad aver perso 22 chili, in Dallas Buyers Club fa anche il malato di Aids, per giunta omofobico, le sue probabilità di vittoria si avvicinano al 100%.

3) Ingrassare. Funziona sempre, almeno quanto dimagrire. Dai tempi di De Niro in Toro Scatenato (anno 1980: 30 chili presi in due parti, prima 9 solo di muscoli per interpretare Jack la Motta in attività, poi altri 27 per quando è in pensione) fino ad arrivare a Charlize Theron che nel 2003 per Monster ingrassò 13 chili. Entrambi vinsero per migliori protagonisti. Quest’anno toccherebbe a Christian Bale, panciutissimo e meraviglioso in American Hustle e già protagonista di uno dei cambiamenti fisici più clamorosi nella storia del cinema, quando, nel 2004, perse 28 chili e diventò letteralmente pelle e ossa per interpretare L’uomo senza sonno. E pensare che all’epoca non fu neanche candidato. Come miglior attore non protagonista, invece, Christian l’Oscar l’ha vinto per un altro dimagrimento leggendario, diventando il pugile tossicodipendente di The Fighter.

4) Imbruttirsi, o per lo meno essere costretti a ore di trucco per sembrare molto diversi da come si è (e siccome nel 90% dei casi si tratta di attrici stupende le due cose equivalgono). Esempio più clamoroso: il naso finto di Nicole Kidman per interpretare Virginia Woolf nel film The Hours nel 2002. Idem per Marion Cotillard, ore e ore di trucco per trasformarsi in Edit Piaf nel film La Vie en Rose. Indovinate. Esatto, sia Kidman che Cotillard vinsero l’Oscar. Per non dire di Charlize Theron, trasformata nel monster del titolo, l’anno che vinse lei come miglior attrice. Questa volta dovrebbe toccare a Bradley Cooper, costretto a farsi la permanente e ad andare in giro con degli imbarazzanti riccioli in American Hustle. Se non quello da protagonista, almeno un Oscar minore per “miglior sex symbol rovinato da una scena con i bigodini in testa” al povero Brad dovrebbero darglielo.

5) Travestirsi da donna. Caso esemplare: Dustin Hoffman nel 1983 per Tootsie. Nominato all’Oscar, non vinse e dovette accontentarsi del Golden Globe. Quest’anno potrebbe toccare a Jared Leto che in Dallas Buyers Club interpreta (benissimo, bisogna dire) un travestito: candidato lo è, vediamo come va a finire.
PS Nel 1983 Hoffman fu battuto da Ben Kingsley che interpretava Gandhi, ovvero un ruolo per il quale aveva dovuto dimagrire molto. Torna al punto 1.

6) Non chiamarsi Leonardo DiCaprio. Quattro candidature. La prima nel 1994 quando aveva 19 anni. Il film era Buon Compleanno Mr. Grape. L’ultima quest’anno per The Wolf of Wall Street. In venti anni ha fatto di tutto: è invecchiato, dimagrito, ha fatto il pazzo, lo sociopatico, il drogato, il bravo ragazzo, il marito cinico, il poliziotto pulito, l’idealista, il corrotto. In venti anni ha ricevuto recensioni entusiaste, fatto innamorare stuoli di ragazzine, convinto quelli che lo consideravano solo una bella faccia, fatto ricredere quelle che quando era ragazzino non lo trovavano sexy, ma adesso che incomincia ad avere qualche ruga, accidenti se lo è. Eppure niente. Zero. Mai uno straccio di Oscar. Per cui a questo punto è chiara una cosa: l’unico vero insormontabile ostacolo tra un attore e la statuetta è il nome Leonardo DiCaprio.