Cultura e spettacoli
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Carla Vacchino, la Signora dell’Ariston allergica ai microfoni

Proprietaria del teatro che ospita il Festival di Sanremo dal 1977, ricorda i suoi artisti preferiti, da Liza Minnelli a Orlando Bloom, da Pippo Baudo a Laetitia Casta. Ma lei preferisce rimanere dietro alle quinte

Carla Vacchino è la Signora dell’Ariston. Insieme al fratello Walter, è la proprietaria di uno dei teatri più famosi d’Italia. Che negli anni non solo ha ospitato il Festival di Sanremo, ma anche spettacoli teatrali, grandi film, convegni di premi Nobel e persino incontri di boxe.

L’Ariston è idea di suo padre: creare una grande sala capace di competere con il Palais di Cannes. A livello internazionale non è andata proprio così, eppure l’Ariston è di sicuro un sala polifunzionale, che per una settimana all’anno è il centro del paese. La signora Vacchino è tanto competente quanto schiva, nonostante viva da sempre nel mondo dello spettacolo. E un motivo c’è, scopriremo a fine intervista.

“I miei nonni gestirono il primo cinema di Sanremo nel 1907, poi dopo la guerra mio nonno morì, e fu la nonna insieme a mio padre, allora solo undicenne, a prendere in mano la gestione”, ricorda Vacchino. “Nel 1933 acquistarono anche il teatro Centrale, oggi ancora in funzione, con film, balletti e prosa. Qualche settimana fa abbiamo anche ospitato Pif per la proiezione del suo film. E poi negli anni ’50 mio padre ebbe l’idea di creare l’Ariston, che fu inaugurato nel 1963: sono passati 50 anni. Nel 1977 il festival si spostò dal Casinò, dichiarato inagibile, al nostro teatro. Doveva essere uno spostamento temporaneo, e invece…”

Come è gestire il teatro durante la settimana del festival?

È come avere una grande casa dove ti hanno organizzato una grande festa. E bisogna tenere i contatti con tutti, dalle imprese di pulizia ai dirigenti Rai. Ogni anno è un’esperienza diversa, emozionante, che ti lascia qualcosa. E poi c’è il palco che ogni anno si trasforma, è come vedere una creatura che nasce e cresce. Certe scenografie sono possibili perché mio padre aveva pensato l’Ariston come un teatro su molti piani, perciò le fondamenta sono molto resistenti. Spesso si dice che l’Ariston sembri più piccolo visto dal vivo, perché in Tv appare molto più grande. Durante il festival il teatro si trasforma, vengono tolte anche alcune file di sedie: in realtà è uno fra i teatri più grandi, per una città di provincia.

Come preservate la memoria del festival?

Ogni anno editiamo dei Quaderni, e offriamo visite guidate di un’ora. Si può vedere tutto il teatro, lo si racconta in ogni dettaglio. Facciamo anche delle ricerche, spesso troviamo materiali antichi, anche sulle bancarelle di mercatini. Purtroppo durante il periodo del Festival al Casinò non si conservò nulla…Tra i cimeli, al di là di quelli del festival, abbiamo anche un pianoforte con lampada per accompagnare i film durante il periodo del muto.

Qual è il personaggio del Festival che più ricorda?

Liza Minelli. Aveva un’energia…ecco, devo dire che gli stranieri hanno spesso una marcia in più, una professionalità, una disponibilità eccezionali. Come Orlando Bloom: era venuto per accompagnare una persona, ma fu disponibilissimo. Ho una foto insieme lui che conservo ancora.

Frequenta allora il dietro le quinte del festival?

Poco! Perché so che non bisogna interrompere, c’è tensione, sai quando non devi disturbare.

A parte il conduttore odierno, quale è stato il suo preferito?

Pippo Baudo. Fa da solo il lavoro di dieci persone. È gentile, e sempre riconoscente.

E fra le donne?

Laetitia Casta: le consegnammo una delle nostre pubblicazioni, e ci inviò una cartolina firmata per ringraziarci.

Ha mai voluto essere non dietro le quinte, ma su quel palco?

Ci sono stata in realtà, ma ero fin troppo giovane. Era la festa della mamma, e le scuole di Sanremo decisero di festeggiare all’Ariston. Io fui scelta per condurre l’evento. Il teatro era pieno. Avevo sette anni: non riuscii a finire lo spettacolo, ero troppo emozionata. Forse è per questo che oggi sono così schiva anche davanti a un microfono come il suo.