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Meryl Streep, perché lei è la migliore di tutte

È l'attrice che da sempre abbiamo tanto amato, della quale si vorrebbe essere amici pur amandola, dalla quale si vorrebbe ricevere fiumi di passione, e che si vorrebbe sempre vedere ridere

C’è un momento, nel recentissimo I segreti di Osage County, un momento nemmeno tanto essenziale, nel quale Meryl Streep batte con forza il pugno sul tavolo guardando con un’occhiata rapida e terribile i familiari riuniti alla sua tavola. Nemmeno Bette Davis avrebbe sbattuto il pugno in quel modo.

Un lampo. Come la furia del mare quando si infrange sugli scogli, una furia subito ricacciata nella gola ammalata di cancro, gli occhi di fiamma e ghiaccio insieme, come volle Nekrosius per il suo Amleto, gli occhi di una madre che è viva ma già percepita dalla variopinta e nevrotica famiglia come già morta.

In effetti, ci mancava Meryl Streep-madre: madre di tutti, madre dolente, amorosa, fuori di testa, esperta, cattiva, sublime, malata, vitale, ingenua, piangente, brutta, sorridente, vecchia, bella, impresentabile, insopportabile, sognante. Meryl Streep è la Madre, come la vecchia Madonna di Pasolini, come le Madri di Sofocle (non solo ma certo anche Giocasta), come la Madre di Gorki, o la mamma del Narratore della Recherche.

I suoi peccati – forse terribili, sospettiamo –- sono i peccati del mondo, della Storia: vigliaccheria, egoismo, morte, ché anche morire senza l’ombra della dolcezza è una colpa. E la solitudine definitiva è la vera tomba, prima di quella reale. Il film viene giù dalla grande drammaturgia di Tennessee Williams – i segreti di una famiglia nella grande pianura americana, deserta da impazzire – ma è chiaro che senza grandi attori difficilmente reggerebbe.

Ma qui c’è soprattutto lei, Meryl Streep, l’attrice che da sempre abbiamo tanto amato, della quale si vorrebbe essere amici pur amandola, come accade a De Niro nel Cacciatore, per la quale si prova infinita tristezza e affetto, come nella Scelta di Sophie, dalla quale si vorrebbe ricevere fiumi di passione come accade ancora a De Niro in Innamorarsi e a Clint Eastwood ne I ponti di Madison County, o che si vorrebbe sempre vedere ridere come in Radio America di Altman, e ancora ancora ancora giù fra donne del tenente francese, l’ex moglie di Woody Allen, l’antagonista di Kramer contro Kramer

Alla rinfusa venti, trenta anni di cinema e di Meryl moglie-amica-ex-amante, e ora madre inarrivabile. Certo, lei ha qualcosa in più di tutte le altre, e probabilmente – questo vogliamo dire, sapendo di non essere originali – è la più grande di sempre. Può fare Biancaneve e la Strega, resta sempre Meryl Streep, e tanto la Strega quanto Biancaneve può farci piangere o sorridere.

Appunto, ci veniva in mente l’istrionismo di Bette Davis, forse la perfidia di Barbara Stanwick, la classe di Katherine Hepburn, per stare alla grande epopea hollywoodiana (che per quanto riguarda le attrici è la vera e unica Cattedra), ma a differenza di tutte le altre grandi interpreti americane riesce a “salvarsi” anche in film sciocchi come È complicato, laddove qualunque altro interprete sarebbe stato seppellito dalla nullità dell’operazione: la nostra Bette Davis, già anziana, in tardi filmetti giustamente dimenticati come La vendicatrice non funziona altrettanto bene.

E invece solo Meryl Streep commuove anche quando il film è brutto: sarà perché nei suoi occhi c’è un pezzo di vita che ci pare di aver vissuto, a noi che ce ne stiamo in una poltrona di un cinema, lontano da lei eppure a lei così vicini.