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Io Cannes, tu Jane: la Campion presidente di giuria

La regista neozelandese, prima e unica Palma d'oro femminile per Lezioni di piano, a maggio guiderà i giurati del festival internazionale. Mossa strategica del direttore artistico, in passato tacciato di misoginia?

Donne in fuga, imprigionate dai condizionamenti famigliari o sociali. Donne forti, fiere, oscene, irredimibili. Donne dal desiderio ardente, talvolta represso, sempre talmente prepotente e visionario da generare alcune tra le sequenze più memorabili e perturbanti del cinema contemporaneo.

Dai tempi in cui Sweetie, il primo lungometraggio di una sconosciuta regista neozelandese scandalizzò Cannes nel 1989, fino ad oggi, 2014, anno in cui la stessa regista torna a Cannes in veste di presidente della giuria internazionale, lo sguardo di Jane Campion non ha mai smesso di osservare l’universo femminile e di tradurlo in grande cinema, anche quando è pensato per il piccolo schermo.

E la sua con Cannes è una relazione duratura e importante, oltre che reciprocamente fruttuosa: se nel ’93, premiando Lezioni di Piano, il Festival fa di lei la prima donna nella storia del cinema a ricevere la Palma d’Oro, oggi la sua disponibilità a presiedere la giuria permette alla kermesse cinematografica di rispondere alle recenti accuse di misoginia, suscitate dalle pochissime presenze femminili dietro la cinepresa nella selezione ufficiale del concorso. Ma nel conto per la regista ci sono anche un’altra Palma d’Oro (per il cortometraggio Peel, 1986), il passaggio in gara nel 2009 di Bright Star (meno celebrato di quanto meritasse) e la presidenza della giuria dei cortometraggi, appena l’anno scorso.

Il direttore del festival di Cannes, Thierry Fremaux, nega che quella di affidarle la presidenza della giuria di quest’anno sia una scelta di genere e sottolinea piuttosto la virtù della Campion d’incarnare una sorta di cineasta ideale, artista senza compromessi e tuttavia in grado di attirare l’interesse del vasto pubblico. Una descrizione veritiera, specie alla luce dei tanti nuovi ammiratori che sono arrivati a lei dopo la visione del suo ultimo lavoro televisivo, Top of the Lake: sei episodi, scritti dalla regista e da Gerard Lee, diretti alternativamente da lei e da Garth Davis, e ambientati in un angolo di Nuova Zelanda carico di suspence, violenza, passione e mistero. E questa è solo una descrizione parziale, per forza di cose riduttiva.

Esistono molti altri estremi che si toccano e convivono nell’opera di Jane Campion: sequenze sgradevoli e inquietanti si alternano ad un forte senso del romantico, mentre la ricerca estetica della verosimiglianza non impedisce alla regista la messa in scena della fantasticheria, specie in materia di immaginario erotico.

E ancora: la natura sullo sfondo, tanto complice quanto feroce; la poetica del dettaglio ma anche il suo opposto, il campo lunghissimo (e pittorico); l’Australia da una parte e l’America dall’altra, in un andirivieni tra luoghi lontani che è proprio della biografia della regista così come di quella di quasi tutti i suoi personaggi principali, da Ada in Lezioni di Piano a Isabel Archer di Ritratto di Signora, fino a Robin Griffin, la giovane detective di Top of the Lake.

Il ritratto della signora Campion è complesso e sfaccettato, i suoi film spesso controversi, la sua presenza a Cannes gradita e dovuta.